In Memoriam

In questa pagina vogliamo ricordare una persona assolutamente particolare ed eccezionale, un amico insostituibile ed unico: Raffaello Fellah. La parola "fellah", sia in ebraico che in arabo, significa "contadino" o "coltivatore". E lui lo era veramente, nel senso che era un coltivatore di pace e di amore tra i popoli. Ebreo sefardita, era nato a Tripoli, in Libia, quindi faceva parte di quel popolo così martoriato e così carico di sofferenza. Ma lui non ha mai covato risentimento o desideri di vendetta, anzi tutto il contrario. Presidente dell'Associazione degli Ebrei di Libia in Italia, il suo sogno era una pace duratura ed un dialogo, anzi un "Trialogo" fra le tre grandi religioni monoteistiche: cristiana, ebraica e musulmana. Ed a questo suo sogno e progetto ha lavorato tutta la Sua vita.

Noi abbiamo lavorato assieme, molte volte dalle dieci del mattino alle dieci di sera, abbiamo discusso spesso anche con molta animazione, ma il rapporto che con Raffaello avevo instaurato era e rimarrà di profondo affetto, di grande rispetto e di profonda umanità.Quando ci siamo incontrati ci siamo capiti subito, e la stima che ho e sempre avrò per Lui è stata subito ricambiata e se possibile con ancor più forza. Era un uomo di grandissima intelligenza, di una acutezza non comune, di grande educazione e di estrema gentilezza e cortesia, ma che sapeva anche essere, nei modi e momenti giusti, a volte pungente, a volte ironico, a volte veemente nell'esposizione delle Sue idee. Riusciva a tenere in pugno discussioni anche difficili e complesse, parlava in italiano, in ebraico, in arabo, in inglese e non ricordo più in quante altre lingue. Ed ogni suo discorso, sia in pubblico che in privato era sempre volto alla conquista di quella pace e di quella civile e pacifica convivenza fra tutti i popoli, soprattutto quelli che si affacciano sul rive del Mare Nostrum, il Mediterraneo. Tanto di aver fondato un Centro di Ascolto a Roma, e con il rispetto di ogni credo e convinzione politica, sotto l'egida del Popolo della Libertà, che aveva chiamato appunto "Mediterraneo", dove anche il sottoscritto ha lavorato e collaborato, progettando e realizzando tutto l'allestimento delle vetrine e dell'interno. (cliccare sulle varie foto per vederle ingrandite)

CentroAscoltoMediterraneo.jpg (126254 byte) Una delle vetrine del Centro d'Ascolto

Raffaello era amato e rispettato da tutta la Comunità Ebraica di Roma e non solo. Anche i Cristiani ed i Musulmani lo rispettavano e gli volevano bene, perché Lui non ha mai fatto distinzione, soprattutto fra i bisognosi, se fossero Ebrei, Cristiani, Musulmani o di qualsiasi altra Religione. Raffaello Fellah era amato, rispettato e qualche volta, perché no, anche temuto dai nostri politici, che Lui conosceva benissimo. Tutti nessuno escluso, dal Presidente del Consiglio dei Ministri all'ultimo sottosegretario o collaboratore. Così come loro ben conoscevano Lui. Qui sotto ci sono delle foto dove il carissimo Raffaello Fellah è ritratto in tre occasioni di incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri, Cav. Silvio Berlusconi.

RaffaelloFellah-SilvioBerlusconi.jpg (184508 byte)    RaffaelloFellah-SilvioBerlusconi02.jpg (153433 byte)  RaffaelloFellah-SilvioBerlusconi01.jpg (154722 byte)

Qui sotto invece Raffaello Fellah con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dr. Gianni Letta, il Signor Ministro dei Beni Culturali ed Ambientali on. Sandro Bondi, e con l'attuale Presidente della Camera dei Deputati, on. Gianfranco Fini, tutti in visita al Centro di Ascolto Mediterraneo.

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E se era il caso, e lo ha fatto anche davanti a me, ha spiattellato tutto quello che pensava, in faccia e senza remore di alcun genere. Ed oltre ogni convinzione o credo politico di chiunque, che comunque rispetto, e di conseguenza tale rispetto lo esigo, una cosa la voglio dire, senza timore di essere smentito da nessuno: se chi è ora al potere amministrativo a Roma, molto, anzi moltissimo lo deve proprio a Raffaello Fellah. Se qualcuno avesse dubbi al riguardo, si rivolga al sottoscritto. E non permetterò mai a nessuno di parlare male di Raffaello Fellah in mia presenza o meno. Semmai gli esami di coscienza se li faccia qualcun altro. E molti, lo assicuro, dovrebbero farlo. Perchè tante volte, nella Sua battaglia per la pace ed il Suo Trialogo, Raffaello Fellah è stato lasciato solo. Ma Lui non si è mai perso d'animo o fermato. Ha continuato, con la Sua caparbietà, con la convinzione ed il coraggio che ha sempre dimostrato.

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Il sottoscritto con Raffaello Fellah

Come ripeto, con Lui ho lavorato di persona, ho parlato, telefonato, scritto e chi più ne ha più ne metta. Ed ogni giorno che passavo con Lui, la reciproca stima aumentava, tanto che, e lo dico senza alcuna vergogna, ero in pratica diventato un suo pupillo, una persona di cui fidarsi ciecamente, tanto che non ha mai esitato a lasciarmi le chiavi dei locali in mano, così come carte e documenti importanti. Ed io l'ho sempre ringraziato per questo, per la stima e la fiducia che ogni giorno mi dimostrava. Ma Lui si schermiva, dicendo che piuttosto ringraziava me per la collaborazione che ho dato nell'allestimento del Centro di Ascolto "Mediterraneo". Insomma, ci volevamo un gran bene, così come con la Sua compagna, Milena, che non ha fatto mai mancare il suo affetto, il suo appoggio e la sua collaborazione.

Quando, la domenica 7 settembre 2008, verso le 10 del mattino, ho ricevuto una telefonata nella quale mi si comunicava la Sua morte, sono rimasto di sasso, e solo quando ho davvero "realizzato" che Raffaello Fellah non c'era più, ho potuto dar sfogo ad un dolore sordo, forte, incontenibile. Raffaello è morto verso le 4 del mattino del 7 settembre 2008. Ho saputo da Milena, la Sua compagna, che i funerali di Raffaello si sarebbero svolti martedì 9 settembre alle ore 10 presso il Tempio Ebraico al Cimitero Flaminio di Prima Porta, a Roma. Dovevo andare, era mio desiderio e mio dovere. Così ho trovato un "volo al volo", è proprio il caso di dirlo, e quasi alla chetichella mi sono presentato alle ore 9.20 del giorno del funerale di Raffaello al Tempio Ebraico del Cimitero. Dopo un po' è iniziata ad arrivare gente, quasi tutta facente parte della Comunità Ebraica di Roma, tutti con i caratteristici copricapi a papalina, i "Kippah" di vari colori. Qui ho avuto il piacere e l'onore di stringere la mano e di abbracciare le più alte cariche della Comunità Ebraica di Roma, che d'altronde già conoscevo. Alle 10 in punto, è arrivato il feretro di Raffaello Fellah, una bara di legno scuro sul cui coperchio, in color oro, spiccava la Stella di David a sei punte, il Sigillo di Salomone. Il feretro, fra urla strazianti di dolore dei parenti di Raffaello e canti ebraici, è stato portato nel Tempio. Ho salutato i parenti di Raffaello e poi la Sua compagna, Milena. Quando mi ha visto, mi ha detto: "Anche tu qui, da così lontano..." e mi ha abbracciato lungamente, fortemente, fra le lacrime, mentre le ho sussurrato "Non potevo mancare, non potevo non esserci. Per Raffaello avrei fatto qualunque cosa, figuriamoci questa". Sono riuscito a strapparle un sorriso mesto, ma un sorriso.

Entrati nel Tempio Ebraico, ho potuto assistere, in perfetto silenzio, alla cerimonia, triste e suggestiva. Mentre i presenti intonavano il Kaddish, la preghiera, gli occhi di tutti erano centrati su quel feretro. Taccio, io cristiano cattolico convinto, i particolari della mesta ma bellissima cerimonia. Basti sapere che anche io ho avuto, anche se solo per un momento, la possibilità di accarezzare la bara di Raffaello, dedicandogli mentalmente un ricordo di affetto e di grandissima amicizia. Terminata la cerimonia, la bara è stata portata via a spalla e braccia, quasi di corsa, verso il luogo della sepoltura, una fossa nella nuda terra che era già stata predisposta. Il feretro è stato lentamente calato con delle funi, mentre i presenti intonavano altri canti. Quando la bara ha toccato il fondo della fossa e le funi sono state tolte, qualcuno lanciava dei sassi sul feretro. Sassi anziché fiori, secondo un'antichissima usanza ebraica che affonda le sue radici nella Bibbia. Ecco, quando la terra aveva ormai ricoperto quasi tutta la bara di Raffaello, il dolore, mai sopito, è prepotentemente tornato. Ancora più forte, ancora più acuto. Alla fine, un ragazzo venuto direttamente dalla Libia, di religione musulmana, voleva dire qualcosa ed ha cominciato in lingua inglese. Milena, la compagna di Raffaello, l'ha invitato a parlare nella sua lingua, in arabo. E così è stato. Un breve discorso di saluto e di affetto, accompagnato da versetti del Corano. Una commemorazione per Raffaello Fellah, ebreo, pronunciato da un arabo, in lingua araba, in un cimitero ebraico. E gli Ebrei presenti, che hanno ascoltato il discorso con estrema attenzione, hanno a lungo applaudito questo ragazzo arabo. Ecco, era questo che Raffaello Fellah avrebbe voluto. Ebrei, Arabi e Cristiani, tutti insieme, riuniti nella pace. Il suo Trialogo. Ma non possiamo fermarci qui, qualcuno dovrà portare avanti le idee ed i sogni di Raffaello Fellah. Beh, io lo farò, costi ciò che costi. Perché quello che Raffaello mi ha insegnato è una grande cosa, che la pace e l'amore non possono essere sostituiti da nulla. Grazie Raffaello Fellah. A tutti hai lasciato qualcosa, degli insegnamenti che non dimenticheremo. A me hai lasciato ancora di più: la Tua amicizia ed il Tuo affetto, oltre alla Tua stima. Grazie ancora, carissimo Raffaello, e che Tu ora da lassù possa ancora lavorare, assieme al tuo amico Herbert Pagani, cantautore degli anni '60 che molti ricorderanno, per la pace tra i popoli, soprattutto quelli del Tuo amatissimo Mediterraneo.

E se può sembrare di circostanza, ma non lo è, voglio esprimere alla carissima Milena, alla famiglia di Raffaello, ed a tutta la Comunità Ebraica di Roma il mio personale senso di cordoglio e tutto il mio affetto, che vuole rappresentare anche quello dell'Ordine tutto.

Dal nostro sito, questa pagina in ricordo di Raffaello Fellah non sarà mai tolta. Perché lui continua e continuerà sempre a vivere nei nostri cuori e nel nostro struggente ricordo.  

Ciao Raffaello, ci rivedremo lassù, dove potrò riabbracciarti con tutto l'affetto, l'amore e l'amicizia che ci ha uniti quaggiù.

Maurizio Chiavari