Un viaggio alla ricerca del segreto
Introduzione
Eravamo già stati a Rennes-Le-Chateau. Ma avevamo potuto vedere ben poco, vista la nostra permanenza assai limitata. Stavolta invece abbiamo preventivato 8 giorni di permanenza, con la speranza di accumulare più dati possibili, dopo aver letto decine di testi sull’argomento ed aver tratto delle nostre personali conclusioni preliminari alla nostra escursione. Inoltre la volta scorsa non avevamo con noi strumentazioni o altro, mentre stavolta la nostra attrezzatura era ben più corposa, che passiamo ad enumerare:
Strumenti ottici: un teodolite portatile per rilevamenti ed allineamenti topografici geodetici; un binocolo professionale, vetri affumicati, altro binocolo ad infrarossi per visione notturna,una bussola.
Strumenti elettrici ed elettronici: un elettromagnetometro per la rilevazione di campi magnetici; un’antenna di Lecher per la rilevazione e quantificazione delle correnti telluriche; un’apparecchiatura digitale per la rilevazione di acque sotterranee; una videocamera; una fotocamera digitale; un computer portatile; un tracciatore elettronico per la rilevazione di latitudini e longitudini; un altimetro digitale; un pendenzimentro digitale per la rilevazione delle pendenze; un colorimetro elettronico per la determinazione delle scale di colore; una lampada portatile; una lampada Ruhmkorff per l’illuminazione anche in presenza di gas esplodenti, un termometro elettronico.
Strumenti meccanici: piccola attrezzatura da scavo ed altri utensili vari; goniometro e strumenti da disegno di ogni tipo, metri a nastro da 20 mt. e altri metri pieghevoli.
Strumenti cartacei: mappe particolareggiate di tutta la zona che va da Carcassonne fino a circa 10 Km. a sud di Quillan in scala 1:50.000; mappe antiche e moderne della zona e dei paesi del circondario; testi e libri vari, foto di ogni tipo.
Per le mappe occorre premettere che ci eravamo rivolti all’I.G.N.F., cioè l’Istituto Nazionale Geografico di Francia, per avere le mappe che più ci servivano, quelle in scala 1:25.000. Ma dopo aver atteso qualche giorno, ci hanno fatto sapere che queste mappe, per un guasto, non erano disponibili e non potevano neanche inviarci delle copie, perché non ne avevano. Guarda il caso, proprio le mappe di quella zona… comunque fortuna ha voluto che ne avessimo già qualche copia fotostatica, ma non era ben leggibile. Le mappe originali, in ogni caso, le abbiamo poi reperite in loco, colmo dei colmi, presso un supermercato. Strano ma vero, l’Istituto Nazionale Geografico di Francia non le aveva e il supermercato si… ma continuano purtroppo a mancarci le mappe in scala 1:10.000. Sappiamo che esistono e le abbiamo richieste tramite l’Ambasciata di Francia a Roma… la risposta è stata che quelle mappe non possono essere richieste in quanto riservate al servizio militare… mah, cose dell’altro mondo. Comunque, con l’aiuto di Dio, il giorno 27 giugno siamo partiti con la nostra auto per Quillan, circa 50 Km. a sud di Carcassonne, dove avevamo prenotato un albergo, proprio al centro della zona "incriminata". Vi risparmiamo le traversie del viaggio, di oltre 1.300 Km, compiuto in un solo giorno. Ma la sera verso le 20.00 eravamo finalmente a Quillan, e dopo una cena ed un riposo ristoratore, il giorno dopo abbiamo cominciato a lavorare, e di gran lena.
Venerdì 29 giugno 2001 - Rennes-Le-Chateau, la prima fase
Alle ore 9.30 siamo arrivati a Rennes-Le-Château. Era tale e quale a come lo avevamo lasciato tempo fa, tranne alcuni lavori migliorativi ed alcune insegne cambiate e nuove. Ormai Rennes-Le-Chateau è diventata una meta importante nella zona, visitata da turisti curiosi, da cercatori di tesori perduti e da esoteristi in cerca di chissà cosa. Tanto che è stato messo un cartello che recita testualmente "Gli scavi sono proibiti in tutto il comune di Rennes-Le-Chateau". E li abbiamo anche visti questi cercatori di tesori, alcuni con automobili, provenienti dalla Germania, dall’Olanda e dalla Gran Bretagna, piene di attrezzature da scavo da far invidia ad un cantiere edile. Si è deciso, per oggi, di fare dei sopralluoghi rapidi, per poi tornare nei giorni successivi per approfondimenti. Parcheggiata l’auto proprio sotto la Torre di Magdala, abbiamo per prima cosa visitato giardini del presbiterio di Berengère Saunière. Ci siamo portati al così chiamato "reposeur" (vedi foto 1), ossia il luogo dove le bare dei defunti venivano esposte prima della sepoltura per le veglie, ma non abbiamo trovato lì nulla di interessante. A questo punto ci siamo recati all’entrata del cimitero di Rennes-Le-Chateau, che è attiguo alla chiesa (vedi foto 2) su cui campeggia, inquietante, un teschio (vedi foto 3). Entrati nel cimitero, la tomba più grande e che sembra più "importante" di tutte nel cimitero è quella della famiglia Rosset, che è rialzata rispetto a tutte le altre di oltre 1 metro (vedi foto 4). Accanto, sulla destra, la tomba dei coniugi Corbu, che è rialzata rispetto alle altre di oltre 40 cm. ed è stata usata una quantità incredibile di cemento a tre gradoni (vedi foto 5). La tomba di Berengère Saunière è appena più a destra, ed è ribassata rispetto alle altre di 30 cm. circa (vedi foto 6). La lastra tombale di Saunière (vedi foto 7) è rovinata in più punti e la scritta è quasi illeggibile. La croce sovrastante la lastra tombale di Saunière è di pietra grezza e reca la scritta INRI con la N rovesciata, (vedi foto 8) mentre la vicina tomba di Corbu reca la scritta INRI con la N al verso diritto. Fra la tomba di Saunière e quella di Corbu c’è la sepoltura di Marie Denarnaud, che non ha lastra tombale ed è identificata soltanto con un cuore in metallo non recante neanche croci (vedi foto 9). Dopo questo veloce sopralluogo al cimitero, ci siamo recati al Museo Saunière, la cui entrata e la biglietteria è proprio dentro al presbiterio (vedi foto 10). Abbiamo effettuato un primo sopralluogo al museo Saunière, dopo aver fatto ovviamente il relativo biglietto del costo di 20 franchi (vedi foto 11) nel quale nei due piani di esposizione compaiono la "Dalle de Chevaliers" (vedi foto 12), abiti talari di Saunière (vedi foto 13), copia della lapide di Maria de Negre, Dama di Blanchefort (vedi foto 14), ma contrariamente a due anni fa è scomparsa la copia della lastra tombale della Dama stessa (quella con la scritta "ET IN ARCADIA EGO"), ma che è fortunatamente da noi posseduta in copia. Esistono nel museo documentazioni varie e paramenti sacri, conservate in varie vetrinette espositive (vedi foto 15). Rispetto a due anni or sono, sono comunque scomparsi il breviario di Saunière recante il "mathadanus" e gli altri piccoli libri con le note di Saunière. Oltre a questi, si sono misteriosamente volatilizzati gli appunti di Saunière, così come si sono eclissate le note di spesa e le copie delle fatture (che però noi fortunatamente possediamo in copia). E’ stato aperto un piccolo padiglione (vedi foto 16 e 17) nel quale compaiono le statue in cera di Saunière e della Denarnaud in un momento di vita quotidiana, che assolutamente non servono a nulla, solo una trovata pubblicitaria abbastanza pittoresca. Altre documentazioni apparentemente senza importanza sono esposte al secondo piano del museo, assieme ad altri paramenti sacri ed arredi di chiesa. E’ stato esposto, rispetto a due anni fa, anche un piccolo plastico dell’intero complesso fatto costruire da Saunière (vedi foto 18). Da qui ci siamo portati alla vicinissima Villa Bethania, aperta ora al pubblico, comunque con stanze con arredi semplici e vetrinette con esposti altri arredi sacri. Delle varie stanze, abbiamo effettuato un rapido sopralluogo nello studio di Saunière, tappezzato sulle pareti con spiegazioni sulla chiesa, sulla statua di Asmodeus ed altro, ed in mezzo alla stanza troneggia una copia del famoso dipinto di Poussin "Les Bergers d’Arcadie" (vedi foto 19) il secondo suo lavoro di questa serie. Ma in questa stanza non abbiamo trovato, com’era del resto prevedibile, nessun elemento rivelatore. Abbiamo però notato, girando per Villa Bethania, due stanze chiuse al pubblico e con finestre chiuse da battenti di metallo visibili dall’esterno. Le scale che portano al piano sotterraneo sono chiuse al pubblico (c’è un cartello con sopra scritto "privée", cioè privato) ma sono comunque agibili. Noi siamo abbastanza strani ed in questo caso scarsamente ligi ai regolamenti. Abbiamo quindi scavalcato la piccola barriera di legno ed abbiamo effettuato una rapida discesa nelle scale chiuse al pubblico. Sotto, due porte, o meglio ciò che ne rimane. Infatti queste porte che conducono alla parte sotterranea sono state di recente murate (ci sono ancora gli attrezzi da muratore) ma è evidente ancora la forma sulle pareti ormai chiuse. Tornati al piano superiore di Villa Bethania, abbiamo stavolta effettuato un minuzioso sopralluogo nella stanza mortuaria di Saunière (vedi foto 20) dove anche qui, infischiandocene dei regolamenti, abbiamo aperto tutto ciò che era apribile, dai cassetti agli armadi. Ma anche qui, come era chiaro, non abbiamo trovato elementi rivelatori, tranne le sostituzioni molto recenti delle prese di corrente e lo spostamento di due interruttori della luce. Dalla finestra della stanza mortuaria di Saunière si vedono i giardini antistanti la villa. Usciti nell’andito e riprese le scale, abbiamo notato sul cornicione di fronte delle scritte strane che ci ripromettiamo di esaminare meglio. Il suono di una campana sta ad indicare l’apertura della chiesa, che viene effettuata ogni ora. Udendolo, ci siamo affrettati a raggiungere la chiesa (vedi foto 21) dedicata Santa Maria Maddalena, dove abbiamo effettuato un primo sommario sopralluogo. Ad attenderci all’entrata, sulla sinistra, la famosissima acquasantiera sostenuta dal demone Asmodeus (vedi foto 22) e il pavimento a scacchi bianchi e neri (vedi foto 23). Di fronte alla porta d’entrata, Gesù che viene battezzato da Giovanni Battista (vedi foto 24) e più sotto il fonte battesimale. Più in alto a sinistra, sopra ad uno strano confessionale (vedi foto 25), il bassorilievo di Gesù circondato da altre persone, bassorilievo intitolato "monte fiorito" (vedi foto 26). Ed è davvero strano che sia stata attivata una musica (che proviene da un altoparlante installato dietro l’altare) dal quale fuoriesce un coro da chiesa, o meglio un canto di frati. E’ strano perché, non dimentichiamolo, la chiesa di Rennes-Le-Chateau è stata sconsacrata. Sarà per dare un tocco pittoresco al tutto. Non abbiamo comunque trovato elementi rivelatori oltre a quelli già conosciuti, tranne una porta chiusa e sprangata di recente che conduce al campanile (vedi foto 27) ed abbiamo notato che è stata murata una delle finestre superiori. La porta di accesso alla sacrestia ed all’ufficio di Saunière, raggiungibile entrando sulla piattaforma dell’altare della chiesa, è stata chiusa e non è apribile se non forzandola, anche se abbiamo rilevato che la serratura della porta della sacrestia è nuova, cambiata da poco. Abbiamo anche notato (vedi foto 28) che è stato attivato nella chiesa un sistema di rilevamento con telecamera a circuito chiuso collegato con la biglietteria, telecamera che nella foto si vede benissimo. Ma del resto esiste all’entrata della chiesa, sulla destra, l’avviso della telesorveglianza (vedi foto 29). Come detto non esistono nella chiesa altri elementi rivelatori oltre a quelli già conosciuti, ma siamo convinti che tornando nei prossimi giorni noteremo dell’altro che magari ad una prima occhiata sicuramente sfugge, perché questa è una nostra precisa impressione. Una cosa stranissima è che abbiamo notato il comportamento inusuale di un uomo che è entrato in chiesa di corsa e che si è abbondantemente cosparso di acqua contenuta nell’acquasantiera sorretta dall’effigie di Asmodeus, ed è quindi letteralmente fuggito in moto. Ed ancora più strano è stato che la temperatura dell’acqua contenuta nella detta acquasantiera, fosse calda (misurata con il nostro termometro elettronico, 28,7° centigradi) nonostante la temperatura interna della chiesa non superasse i 19° centigradi e sull’acquasantiera non battesse il sole. Inoltre, perché bagnarsi in modo così massiccio di un’acqua che, essendo in una chiesa sconsacrata, non è neanche benedetta? Usciti dalla chiesa perplessi, abbiamo quindi effettuato un veloce sopralluogo attorno alla Torre di Magdala, dal quale è emersa la presenza di aperture, che esamineremo meglio nei prossimi giorni. Ci siamo poi recati all’interno della Torre di Magdala che non ha portato ulteriori elementi rivelatori se non quelli già noti. Dall’alto della torre, abbiamo piazzato il nostro teodolite portatile ed effettuato il rilevamento topografico verso est, con le alture di Blanchefort, e da tale rilevamento risulta in essere un perfetto allineamento con le vetrate della chiesa ed il suo centro composto dal pavimento a scacchi bianchi e neri. Prontamente abbiamo riportato questo dato sulla nostra carta topografica. Del resto è noto che la chiesa ha il suo abside orientato verso est, ed è anche noto che il giorno 22 luglio, giorno in cui si festeggia Santa Maria Maddalena, all’alba, un raggio di sole, come una lama di luce, passa per lo Chateau di Blanchefort e attraversa diritto la vetrata dell’abside della chiesa, andando a colpire proprio il personaggio di Maria Maddalena sul cosiddetto "monte fiorito" di cui abbiamo prima detto, che è accucciata alla sinistra della figura del Cristo. Dopo aver acquisito questi dati, abbiamo anche effettuato allineamento topografico con il "calvaire" (è così chiamata una croce in pietra o in ferro isolata) posto sulla collina che sovrasta il paese natale di Saunière, Montazels, e questo allineamento forma con l’altro precedente un perfetto angolo di 72°, che sta a rivelare la presenza di una triangolazione isoscele. Abbiamo appuntato tutto questo, che poi riporteremo sulle nostre carte. Ma questo fatto ci ha incuriositi, quindi abbiamo momentaneamente lasciato Rennes-Le-Chateau e siamo andati proprio a Montazels. Durante il percorso per raggiungere il "calvaire" sulla collina di Montazels, , abbiamo rilevato la presenza di altri due "calvaire". Il primo (vedi foto 30) recante la data del 1760, mentre il secondo (vedi foto 31) reca la data del 1761. Abbiamo segnato sulla carta la precisa posizione di questi due "calvaire". Quindi, sulla collina che sovrasta Montazels, abbiamo raggiunto il terzo "calvaire" (vedi foto 32) che non reca date, ma sappiamo che è stato là posto dai Templari (infatti la croce del "calvaire" è una croce templare) intorno al 1200. Da qui, abbiamo visto la collina su cui è Rennes-Le-Chateau e, con il nostro binocolo, si vede in modo chiarissimo la Torre di Magdala. Da questo terzo ed ultimo "calvaire" abbiamo effettuato un ennesimo rilevamento topografico. Alla fine, abbiamo unito sulla carta, con una riga, la Torre di Magdala con l’ultimo "calvaire". Incredibile ma vero, la linea interseca perfettamente anche gli altri due "calvaire" rilevati, quello del 1760 e quello del 1761. Convinti di aver trovato qualcosa di molto interessante, ci siamo riportati a Rennes-Le-Chateau, proprio all’ora di pranzo. Cosa che abbiamo consumato al ristorante "Le Pomme Bleue" (chiaro riferimento all’enigma). Da qui, essendo anche il miglior punto di osservazione, abbiamo fatto un rilevamento visivo dell’attiguo Chateau di Hautpul, che è chiuso al pubblico per ignoti motivi. Da questo rilevamento visivo non è emerso alcun particolare importante. Consumato un rapido e sobrio pasto, abbiamo deciso di fare una visita all’"Atelier Empreinte", libreria esoterica di proprietà dell’ormai famosa Sonia Moreu, nella quale abbiamo rinvenuto molti libri interessanti, dei quali abbiamo provveduto ovviamente all'acquisto. Nel tragitto da Quillan a Rennes-Le-Chateau, siamo passati per un piccolo paese, Campagne sur Aude, dove vi erano dei manifesti di una mostra permanente sui Templari. Così, abbiamo pensato di effettuare un’escursione proprio qui, a Campagne sur Aude, a circa 10 Km. da Rennes-Le-Chateau, località nella quale oltretutto esisteva una potente Precettoria dell’Ordine del Tempio. Abbiamo visitato la mostra, veramente interessante sui Templari ed in particolare sulla presenza templare nella zona. Dopo la visita della mostra, si è deciso di tornare a Rennes-Le-Chateau al tramonto per visionare ancora la zona attorno alla chiesa e in particolare a Villa Bethania e alla Torre di Magdala. Abbiamo fatto bene a tornare a quell’ora, perché abbiamo rilevato un allineamento solare con il merlo più chiaro della corona della torre e con una finestra che sovrasta lo studio di Saunière. Lo strano è che però, per raggiungere questa finestra non ci sono scale. Torneremo a Villa Bethania nei prossimi giorni per studiare meglio questa stranezza. In serata abbiamo fatto ritorno all’Hotel a Quillan, e durante la cena si è stabilito, per il giorno successivo, un accurato sopralluogo ed escursione alle rovine del castello di Blanchefort ed alla Poltrona del Diavolo presso Rennes-Les-Bains.
Sabato 30 giugno 2001- Arques, Rennes-Les-Bains e la Foresta Misteriosa
Alle ore 9.30, percorsa la strada che porta a Couiza e da qui a Costaussa e a Serres, siamo arrivati ad Arques e si è proceduto ad una visita dello Château (vedi foto 33). Abbiamo notato particolari interessanti al secondo e terzo piano del castello, fra cui la chiara presenza di una tomba (vedi foto 34). Al termine della visita abbiamo fatto ritorno verso il bivio di Rennes-Les-Bains, per ricercare la "tomba di Poussin", ossia quella ritratta nel quadro "Les Berger d’Arcadie", che sappiamo trovarsi in località Les Pontils, ma senza frutto, ovviamente. Non l’abbiamo trovata perchè è ormai da tempo che non esiste più. Sul luogo ora esiste soltanto una rivendita di oggetti di ceramica e di terracotte d'arte. Ma abbiamo trovato alcuni frammenti dispersi, che abbiamo religiosamente raccolto per poterli esaminare meglio una volta tornati in Italia. Quindi ci siamo avviati per la strada che conduce a Rennes-Les-Bains, e ci siamo fermati sulla strada proprio sotto le rovine dello Chateau di Blanchefort per poter trovare un sentiero che conducesse a Roque Nègre ed alle rovine proprio di Blanchefort, ma inutilmente, almeno dalla parte della strada verso Rennes-Les-Bains. Ad un primo tentativo abbiamo trovato un sentiero che però, dopo circa 200 metri, è stato chiuso con una frana di massi di non piccole dimensioni e la piazzola dell’inizio del sentiero è stata trasformata in un deposito di legname. Tornati sulla strada abbiamo cercato traccia di un sentiero che conducesse verso il Monte Cardou, proprio di fronte a Blanchefort. Dopo un po’ ne abbiamo trovato uno sul costone del monte e lo abbiamo percorso, ovviamente a piedi, ma detto sentiero, dopo non più di 100 metri, è stato chiuso anche qui da dei massi messi appositamente (sul sentiero non insiste una parete rocciosa dalle quale possono staccarsi massi). Abbiamo tuttavia notato anche qui un altro sentiero che sale in modo obliquo sul costone del monte. Certamente ritenteremo la scalata, non prima però di aver visitato le antistanti rovine dello Chateau di Blanchefort ed aver assunto maggiori informazioni inerenti i sentieri di accesso al Cardou. Alle 14.00 ci siamo recati a Rennes-Les-Bains, e dopo la sosta per un rapido panino presso una birreria nella piazza denominata "Le due Rennes" (vedi foto 35), abbiamo tentato di visitare la chiesa del paese, ma l’abbiamo trovata chiusa. Abbiamo potuto soltanto fotografare un epitaffio dedicato a Henri Boudet (vedi foto 36) curato di Rennes-Les-Bains ai tempi di Saunière e anche suo buon amico e confidente. Torneremo anche qui per la visita della chiesa. Alle 15.30, in un caldo asfissiante, ci siamo messi in marcia per visitare la cosiddetta "foresta misteriosa", sul monte che sovrasta Rennes-Les-Bains. Dopo un’avventurosa salita in macchina su strade dissestate e strettissime (consigliamo a chiunque volesse ripetere l’impresa di munirsi di una macchina fuoristrada), ci siamo addentrati, zaini in spalla, nel fitto della foresta, seguendo alcuni sentieri tracciati ma comunque molto stretti. Dopo circa un’ora di cammino nella foresta ed aver lasciato dietro a noi segnali di riconoscimento per non smarrirsi (anche qui consigliamo a chi voglia fare altrettanto di fare la stessa cosa), siamo arrivati davanti alla Poltrona del Diavolo (vedi foto 37) che reca diverse incisioni, fra cui una croce templare ormai quasi completamente cancellata sull’interno dello "schienale" della poltrona stessa. Altri simboli chiaramente di natura esoterica, ma ormai quasi cancellati, sono presenti su un bracciolo della poltrona e sui fianchi della poltrona stessa. Ad una distanza di circa 20 metri dalla Poltrona del Diavolo abbiamo trovato la Fonte della Maddalena (vedi foto 38). Ci ha sorpreso la presenza, su dei fili e sui rami degli alberi, di pezzi di stoffa, alcuni annodati ed altri no, chiaramente esoterici, da stabilire se frutto di riti o di tipo "ex-voto" (vedi foto 39). Riteniamo comunque che tali "segnali" siano da attribuirsi a riti di tipo esoterico che vengono svolti essenzialmente durante la notte, anche perché vi sono tracce di fuochi con attorno pietre disposte in modo circolare. Nel percorso di ritorno dalla Poltrona del Diavolo abbiamo notato alcuni simboli su pietre (vedi foto 40). Alle 17.00 abbiamo lasciato la Foresta Misteriosa e ci siamo avviati per un altro sentiero che conduce allo Chateau di Blanchefort, ma tale sentiero si interrompe a circa 300 metri dopo Roq Négre, dove da qui abbiamo avuto un’ottima visuale del Cardou, proprio di fronte. Questo sentiero si interrompe con uno spaventoso burrone. Quindi, almeno da qui, è impossibile raggiungere le rovine dello Chateau di Blanchefort. Alle 20.00, ovviamente stanchi, abbiamo fatto ritorno all’albergo a Quillan. Domani tenteremo la scalata allo Chateau dei Templari di Bezu, punto cardine del poligono "magico" della montagne. Decidiamo anche di ritentare la scalata a Blanchefort e al Cardou fra un paio di giorni, o anche prima, dopo aver assunto maggiori informazioni sui sentieri che portano alla zona sia di Blanchefort, che fra i tre pinnacoli del Cardou stesso.
Domenica 1 luglio 2001- Le Bezu.
Alle ore 9.00 ci siamo messi in marcia per il picco del Bezu. Partiti da Quillan, dopo circa 7 Km. siamo giunti con la nostra auto fino al paese di Saint Julia de Bec dove abbiamo trovato un gentilissimo abitante che ci ha indicato la strada per il Bezu. Questa persona si è rivelata poi essere uno scozzese che ha posto le sue radici in Francia dopo aver sposato una donna di queste parti. Simpaticissimo, ci ha parlato del Bezu e delle sue ricerche (senza frutto però, almeno a suo dire) che ha fatto sulla geometria sacra del luogo. Dopo averlo salutato, con le sue indicazioni abbiamo proseguito prima fino al piccolo paese di Saint Just et Le Bezu, poi abbiamo raggiunto il minuscolo agglomerato di Le Bezu, dove abbiamo trovato il sentiero che conduce allo Chateau des Templiers, ossia al Castello dei Templari di Bezu. Abbiamo parcheggiato la nostra auto su uno spiazzo del sentiero e abbiamo proseguito a piedi. Il sentiero all’inizio era abbastanza agevole, non in grande pendenza e largo che potesse contenere due persone che camminano affiancate. Era il momento di tirare fuori il nostro pendenzimetro. Dopo circa 2 Km. di questo percorso, il sentiero si è improvvisamente inerpicato con una pendenza del 5%, e si è ristretto molto (vedi foto 41). Dopo un altro chilometro, il sentiero ha assunto una pendenza di oltre il 20% e si è ristretto in modo da far passare a malapena una persona, e dal sentiero ancora non si vedeva traccia, neanche in lontananza, del picco del Bezu. Siamo così entrati, procedendo in fila indiana, nella foresta del Bezu, dove esiste solo questo minuscolo sentiero che ha raggiunto una pendenza del 30%. Camminando con molta circospezione (abbiamo notato la presenza di parecchi rettili) abbiamo superato la prima parte del sentiero, fino a intravedere in alto sopra di noi (vedi foto 42) il picco del Bezu. Proseguendo con fatica, facendoci strada in mezzo ad una fitta vegetazione, siamo arrivati ad una quota di circa 650 metri (determinata dal nostro altimetro elettronico). Dopo un riposo di una decina di minuti, abbiamo proseguito, zaini in spalla, per il sentiero che si faceva sempre più stretto. A fatica si riusciva a camminare (in certi punti è stato necessario tagliare la vegetazione e procedere di fianco). La pendenza intanto ha raggiunto il 40% e la stanchezza cominciava a farsi sentire. Dopo un ulteriore riposo di dieci minuti, abbiamo raggiunto la quota di 800 metri, dove finalmente, sopra di noi, spiccava maestoso il picco del Bezu con le sue rovine dello Chateau des Templiers. Dopo circa un quarto d’ora (il sentiero era sempre più impervio e difficile da percorrere) siamo giunti a quota 822 metri (testimoniata dal nostro altimetro), proprio accanto alle rovine del castello. Qui un cartello indica che si è giunti allo Chateau des Templiers (vedi foto 43) risalente al 1210. Ci siamo fermati e dopo un breve riposo per riprenderci dalla fatica della scalata, dopo aver ammirato le imponenti mura templari del castello (vedi foto 44) abbiamo iniziato i nostri rilevamenti sia elettronici che geografici. Il rivelatore di campi magnetici ha stabilito che il luogo ha un elettromagnetismo non elevato ma presente (non esistono nella zona tralicci di corrente elettrica ad alta tensione né altri cavi). Il rilevamento con antenna di Lecher non ha evidenziato presenza di correnti telluriche (d’altronde ciò era pacifico non esistendo nella zona dolmen o menhir). I rilevamenti topografici hanno stabilito un perfetto allineamento a 18° nord-nord-est con la Poltrona del Diavolo nella Foresta di Rennes-Les-Bains e lo Chateau de Blanchefort, ed un allineamento perfetto a 72° nord-ovest con la Torre di Magdala a Rennes-Le-Chateau e con il "calvaire" sopra Montazels. Questo è un chiaro riferimento ad una triangolazione isoscele. Inoltre è risultato un allineamento perfetto a 28° nord-nord-est con lo Chateau de Serres. Dopo aver effettuato i rilevamenti ed aver riposto i nostri strumenti, abbiamo effettuato un sopralluogo sulle rovine, non trovando comunque nulla di interessante come simbolismo templare o cataro. Ovviamente, qualche razziatore aveva già fatto man bassa di quello che poteva essere rimasto. Alla fine del sopralluogo, ci siamo rimessi in cammino, ridiscendendo per lo stesso sentiero fino ad arrivare alla nostra auto. Sono le ore 15.30. Il caldo è terribile, quindi decidiamo di prenderci una pausa per un panino, cosa che abbiamo fatto recandoci a Rennes-Les-Bains dal nostro ormai amico della birreria in piazza (vedi foto 45) che abbiamo interrogato circa le leggende del luogo ma non ha saputo (o voluto) dirci molto. Dopo questo breve riposo, alle 17.00 abbiamo visitato il cimitero di Rennes-Les-Bains, dove abbiamo ritrovato la dedica a Henri Boudet, il vecchio curato della cittadina molto amico di Saunière, ma non la sua tomba, che sappiamo essere ad Axat, località più a sud. Abbiamo però trovato la tomba della madre e della sorella di Boudet (vedi foto 46). Abbiamo fatto un rilevamento in quanto ci ha incuriosito una strana incisione sulla croce della tomba, che sembra quasi indicare un luogo geografico (vedi foto 47). Avevamo ragione: la linea orizzontale dell’incisione è perfettamente allineata con il cosiddetto "meridiano verde", che unisce Dunqerque a Barcellona e che, guarda caso, passa esattamente per il Monte Cardou. Fatti questi rilevamenti e avendone preso nota, ci siamo rimessi in cammino. Avevamo deciso di cercare un accesso per il Monte Cardou, cercato senza successo il giorno precedente. Dopo alcune ricerche sulle nostre carte, abbiamo concluso che l’unico accesso possibile poteva essere dalle parti di Serres. Giunti in questa località, abbiamo chiesto lumi ad alcuni abitanti della zona, che ci sono però apparsi reticenti, tranne uno che ci ha indicato un ponte proprio al di là della strada distrettuale, un ponte da poco ricostruito dopo una inondazione (vedi foto 48). Parcheggiata la nostra auto, ci siamo messi in cammino e, dopo circa 200 metri dal superamento del ponte sul fiume Rialsesse, abbiamo trovato un sentiero, abbastanza agevole da percorrere, contrassegnato da un "calvaire" e da un cartello con scritto "Cardou" (vedi foto 49). Avevamo finalmente trovato il sentiero di accesso. Nonostante la stanchezza dovuta alla precedente ascesa al Bezu, abbiamo proseguito per circa un chilometro su questo sentiero, che si è fatto sempre più stretto (vedi foto 50). Alla fine di questo sentiero, ne abbiamo trovato un altro, di una pendenza di oltre il 30% che si inerpica sul Cardou. Stanchi ma comunque contenti, abbiamo fatto ritorno al paese di Serres, ripromettendoci di effettuare la scalata domani. Prima di riprendere la nostra auto, abbiamo fatto una rapida escursione allo Chateau de Serres, che risulta essere in proprietà privata e quindi impossibile da visitare. Abbiamo comunque scattato alcune foto (vedi foto 51) della veduta del Cardou, dello Chateau de Blanchefort e di Roque Nègre dal recinto esterno dello Chateau de Serres. Da queste foto risulta che il sentiero che abbiamo esplorato è visibile in maniera perfetta dallo Chateau de Blanchefort, presidio templare della zona. Quindi abbiamo ripreso la nostra auto e siamo ritornati in albergo a Quillan. Domani ci aspetta una dura giornata: l’ascesa al Monte Cardou.
Lunedì 2 luglio 2001- Il Monte Cardou, Campagne sur Aude e Rennes-Le-Chateau.
Sveglia alle ore 6.00. Dopo una buona prima colazione, abbiamo preso la nostra auto e ci siamo diretti verso Serres. Parcheggiata l’auto nella piazzetta del piccolo paese, ci siamo incamminati con i nostri zaini in spalla, a piedi, verso il sentiero esplorato il giorno prima. Ci siamo addentrati per oltre un chilometro, come il giorno prima, fino a ritrovare il sentiero con la pendenza di oltre il 30%. Ci siamo inerpicati per un altro chilometro circa su questo sentiero, che faceva giri abbastanza viziosi, sempre con l’occhio alla nostra bussola. La direzione verso i pinnacoli del Cardou risultava essere buona. Ad un tratto, il sentiero è terminato su uno strapiombo di un centinaio di metri. Nulla da fare, il sentiero non era quello giusto. Siamo quindi tornati indietro, verso il "calvaire" con il cartello con la dicitura "Cardou". Ci siamo guardati attorno, ed abbiamo visto un altro piccolo cartello con scritto "Cardou" che indicava nella direzione opposta. Con molta attenzione abbiamo consultato le nostre mappe, ma questo sentiero non era segnato. Abbiamo comunque deciso di tentare, e ci siamo incamminati su questo nuovo sentiero. All’inizio la pendenza non era più del 20% e abbiamo proseguito. Ad un tratto, il sentiero ha piegato verso est, cosa questa che ci ha lasciati perplessi, visto che la direzione per i pinnacoli del Cardou era quella opposta, ossia verso ovest. In ogni caso, pensando che poi il sentiero potesse cambiare direzione, ci siamo addentrati nella foresta del Cardou, seguendo questo nuovo camminamento. La pendenza è improvvisamente aumentata ad oltre il 30%, ed il sentiero si è fatto strettissimo. Memori dell’esperienza precedente sul Bezu, abbiamo proseguito, e da questo momento, non possiamo negarlo, è stato l’inferno. La vegetazione si è fatta fittissima ed il sentiero, fattosi ancora più stretto, ha raggiunto un pendenza del 45%. Inoltre il sentiero si è ricoperto di vegetazione fatta perlopiù di piante spinose e dal fusto abbastanza grosso, e ciò rendeva difficoltoso il passaggio. Abbiamo tagliato quanto più possibile, fino ad arrivare ad un punto in cui il sentiero si è fatto più largo, ma la sua pendenza ha raggiunto il 60%. Quasi con la forza della disperazione ci siamo inerpicati su questo sentiero, e dopo circa 300 metri di questa pendenza fortissima, il sentiero si è fatto più dolce (comunque sempre intorno al 40% di pendenza) ma abbiamo notato che la vegetazione, già fittissima, si faceva quasi invalicabile (vedi foto 52). Anche qui abbiamo tagliato rami pieni di rovi ed arbusti di ogni tipo, mentre gli alberi si diradavano, mettendoci così in condizioni di procedere sotto un sole cocente. Ma abbiamo proseguito lo stesso, fino a quando abbiamo visto sopra di noi, vicinissimo, il primo pinnacolo del Cardou (vedi foto 53). Questa visione ci ha rianimati, ed abbiamo continuato a tagliare arbusti e rovi, per proseguire ancora. D’un tratto, il sentiero è divenuto, anziché di terra battuta ricoperta di vegetazione, una vera e propria pietraia (vedi foto 54) con sassi malmessi e che rotolavano ad ogni nostro passo. Ci siamo fermati per un riposo ristoratore di una mezz’ora, per poi proseguire su questa pietraia. Improvvisamente il sentiero è quasi scomparso sotto una serie di alberi a mezzo fusto e con un sottobosco ancora più fitto, tanto che abbiamo dovuto infilarci fra questi alberi camminando quasi strisciando, tanto che i nostri zaini passavano con molta fatica fra questo tipo di vegetazione e abbiamo liberato il più possibile (vedi foto 55). Dopo circa 2 Km. di questo incedere, il sentiero è ridiventato una pietraia sconnessa, ed abbiamo notato un buon numero di rettili, rivelatisi vipere, che ogni tanto ci attraversavano il cammino, tanto che abbiamo dovuto continuare con una prudenza estrema. Abbiamo percorso in queste condizioni al limite della praticabilità per altri 700 metri, fino a quando, con nostra estrema sorpresa e delusione profonda, il sentiero terminava con un baratro che superava i 300 metri. Non vi era traccia di altra strada o camminamento. Amareggiati, ma non vinti, abbiamo comunque fatto i nostri consueti rilevamenti. Abbiamo effettuato l’allineamento dei pinnacoli del Cardou con la parete rocciosa antistante, sulla quale spiccano le rovine dello Chateau de Blanchefort e le scure rocce di Roque Nègre, ed abbiamo visto come il cosiddetto "meridiano verde" che unisce le due città di Dunqerque e di Barcellona passa proprio per il Cardou. Usando la nostra antenna di Lecher, abbiamo avuto un sobbalzo: l’indice è schizzato al massimo. Questo sta a significare che sotto al monte Cardou deve esistere una gigantesca caverna, o un dolmen di dimensioni eccezionali che raccoglie le più forti correnti telluriche che almeno noi abbiamo mai rilevato. Quello che però più sconcerta è la regolarità del flusso tellurico: è come se sotto, o per meglio dire dentro al Cardou esistesse una costruzione con lati poligonali della stessa lunghezza o comunque regolari. Insomma, è come se vi fosse ricavato un tempio vero e proprio, una specie di chiesa sotterranea di grandi dimensioni. O se non è proprio così, almeno sembra esistere un ambiente con lati regolari che catalizza, convoglia e sprigiona un flusso di corrente tellurica straordinario. Ma per potere sapere questo con certezza occorre un’attrezzatura particolare che noi non possediamo, ossia un georadar. Si tratta di un apparecchio molto costoso, che la nostra sezione archeologica, come detto, non possiede ma che sarebbe di vitale importanza per le escursioni che dovremo fare e per i vari lavori che l’Ordine, anche in merito alle sue attività di rilevamento e di restauro vuole svolgere. Vorremmo ora, aprendo una piccola parentesi, lanciare un appello e tacciateci pure di sfacciataggine se volete: ma l’Ordine ha un bisogno vitale di questo strumento e non ha i mezzi economici per poterselo permettere. A tale scopo, la donazione all’Ordine di un georadar (deducibile inoltre dalle imposte) sarebbe di fondamentale importanza. Attendiamo fiduciosi. Chiudendo la parentesi, riprendiamo. Anche le misurazioni che abbiamo effettuato con l’elettromagnetometro hanno dato risultati incredibili: pur non essendovi nella zona cavi ad alta tensione od altri conduttori elettrici, l’elettromagnetismo della zona è considerevole e di parecchi volt-metri sopra la media. Ultima cosa non di secondaria importanza: il colore della terra del Cardou. E’ tutta, invariabilmente, di colore rosso. Comunque, eseguiti i rilevamenti, che ci hanno non poco confortato, abbiamo iniziato il percorso a ritroso, che ha presentato difficoltà ancora più grandi, visto che la scivolosità del terreno, già provata in salita, è risultata essere ancora più pericolosa in discesa. Dopo alcune cadute rovinose, per fortuna senza gravi conseguenze se non tumefazioni e qualche escoriazione, come Dio ha voluto, dopo altre due ore di cammino, siamo arrivati di nuovo all’imbocco del sentiero, accanto al "calvaire". Non ci vergogniamo affatto a dire che siamo letteralmente crollati a terra, sotto il peso degli zaini, e siamo rimasti così, fermi, per oltre un’ora. Ormai erano circa le 15.00, e avevamo avuto a che fare con il Cardou per oltre otto ore. Alla fine, ci siamo portati, con molta lentezza, alla nostra auto parcheggiata nella piazzetta di Serres. Ci siamo quindi diretti verso Rennes-Les-Bains, al solito posto del nostro amico birraio, dove finalmente ci siamo rifocillati ed abbiamo riposato un po’, comunque continuando a consultare le carte della zona, perché eravamo certi che un sentiero doveva pur esserci, che conducesse ai pinnacoli del Cardou. Abbiamo deciso di provare alla locale azienda del turismo dove, dopo una discussione di oltre mezz’ora, abbiamo reperito una mappa dei sentieri della zona, peraltro non precisa come chiedevamo, ma non c’era altro di meglio, almeno per noi… Alle 16.30, abbiamo deciso di recarci di nuovo a Campagne sur Aude, dove volevamo visitare la chiesa templare del paese, cosa che abbiamo fatto (vedi foto 56) con gioia ed emozione. La chiesa è piena di testimonianze templari, finanche nell’antica campana che reca incisa la croce dell’Ordine del Tempio. Alle 18.00 siamo rientrati al nostro albergo a Quillan, per poterci rinfrescare e toglierci di dosso tutta la sporcizia accumulata nella nostra ascensione al Cardou. Alle 19.00 ci siamo rinfrancati con un buona e veloce cena. Durante il pasto abbiamo riparlato delle "strane" cose viste a Rennes-Le-Chateau. Una rapida occhiata fra noi è bastata per decidere senza discussioni di ritornare a Rennes-Le-Chateau la sera stessa, tanto che alle 20.30, mentre ormai il sole era al tramonto, eravamo già al parcheggio presso la Torre di Magdala, che si stagliava sul sole che tramontava in maniera meravigliosa (vedi foto 57). Siamo rimasti ad osservare questo spettacolo del sole al tramonto, che metteva in risalto anche Villa Bethania (vedi foto 58). Abbiamo notato nel parcheggio parecchie auto, soprattutto con targa inglese e tedesca. Tramontato il sole, ci siamo portati presso un punto di ristoro posto proprio accanto al parcheggio, di fronte a Villa Bethania. Qui ci siamo fermati a parlare per un po’, attendendo che facesse buio completo. Alle 22.00, ci siamo portati accanto al "calvaire" nei giardini della chiesa, dove, in modo abbastanza sinistro, si stagliava la porta del cimitero, ovviamente chiusa. Abbiamo scattato alcune foto della porta del cimitero (vedi foto 59), del "calvaire" dove intanto sostava un gatto (vedi foto 60), della colonna "mission 1891" con sopra la statua della Vergine (vedi foto 61) e del cortile del presbiterio (vedi foto 62). Abbiamo scattato anche delle foto (vedi foto 63) di Villa Bethania, che sembrava essere, in quel momento, parte della scenografia di un film horror. Abbiamo cercato di vedere, mentre le persone si andavano assottigliando di numero, se era presente qualche "stranezza" o giù di lì. E la nostra attesa non è stata vana. Improvvisamente, proprio dai giardini che sono situati fra la Torre di Magdala e Villa Bethania, abbiamo udito un suono stranissimo, e di notevole entità, dalla natura indefinibile, a metà fra un grido soffocato ed il verso della civetta. Ci siamo avvicinati al recinto dei giardini, da dove il suono proveniva ed era fortissimo. Sembrava essere a non più di tre metri da noi. Abbiamo puntato la nostra fotocamera digitale per scattare una foto, ma ancora prima che il flash facesse chiarore con la sua luce (vedi foto 64), il suono è cessato di colpo. Scattata la foto si può vedere, ed anche non molto bene, che l’unica cosa che compare è il fogliame degli alberi del giardino. Ma la cosa più strana ed incredibile è stata che il suono, in un battibaleno, abbiamo verificato meno di un secondo, si è "trasferito", per così dire, verso la porta del cimitero. Ci siamo precipitati anche lì, sempre per cercare di fotografare l’origine del suono, che sembrava provenisse dal muro proprio sopra la porta del cimitero stesso, tanto che quando ci siamo portati sotto questo luogo, il suono era di una potenza tale che sembrava fosse a distanza di meno di un metro. Come prima, incredibilmente, prima ancora che il nostro flash illuminasse il punto dal quale proveniva il suono, e scattassimo la foto (vedi foto 65) quest’ultimo è scomparso di nuovo, anche qui in meno di un secondo, e si è portato all’altezza della Torre di Magdala. Ci siamo diretti anche lì, per provare ancora, (vedi foto 66) ma nello stesso identico modo, e con una rapidità inverosimile, il suono si è trasferito all’altezza della porta della chiesa. Ora noi non sappiamo chi o che cosa può aver originato quel suono, ma quello che è certo è che non poteva trattarsi di un uccello notturno, poiché la rapidità del movimento era troppa. Non può certo, un qualunque uccello notturno, percorrere una distanza in linea d’aria di oltre 100 metri in meno di un secondo, a meno che sotto le ali non avesse dei razzi nascosti. Inoltre, non abbiamo udito nessun battito d’ali o fronde di alberi che frusciassero come è normale quando un uccello spicca il volo. Abbiamo chiesto alle poche persone presenti se avessero udito anche loro quel suono, e ce lo hanno confermato, ma anche loro non capivano che cosa fosse, dicendoci anche che il fenomeno si ripeteva già da qualche sera. Perplessi, siamo andati via, tornando in auto al nostro albergo a Quillan, parlando di questo fenomeno durante il tragitto. Non abbiamo saputo dare una spiegazione logica al fatto. Ma abbiamo deciso che fra due sere, quando la luna sarà piena e forse la visibilità sarà migliore, torneremo a Rennes-Le-Chateau per cercare di dirimere la questione, qualora si ripresentasse il fenomeno. Domani comunque ci aspetta una tappa obbligata per dei templari: il castello di Montsegùr.
Martedì 3 luglio 2001- Montsegùr e Axat.
Ci siamo incamminati di buon ora, intorno alle 8.00, per raggiungere nella zona dell’Ariege il famoso castello di Montsegùr, quello dove gli ultimi Catari, assediati dai Cristiani durante la crociata contro gli Albigesi, considerati eretici dalla Chiesa di Roma, si difesero eroicamente, ma vennero alla fine massacrati o bruciati vivi dalle truppe cristiane. Dopo un tortuoso percorso, siamo arrivati nel piazzale antistante la salita, da percorrere a piedi, verso il castello che si stagliava maestoso sulle rocce a picco sulla vallata sottostante. Zaini in spalla, contenenti la nostra attrezzatura di rilevamento, abbiamo percorso la prima parte di salita, abbastanza dolce, e siamo arrivati alla stele che ricorda il massacro dei Catari poc’anzi detto (vedi foto 67). Molto particolare questa stele, visto che reca incise tre croci sormontate da una stella (la croce centrale è più marcata perché rappresenta quella di Gesù) e appena sotto la rappresentazione dell’Arca dell’Alleanza. Più sotto, la dedica ai Catari (vedi foto 68). Ci avevano detto che il percorso da fare a piedi non era molto ed era agevole. Questo non si è poi dimostrato vero, in quanto dopo la prima parte nella quale si raggiunge il cartello nel quale è specificato che la zona archeologica è sottoposta a vincoli (vedi foto 69) e successivamente si arriva al botteghino per pagare la salita al castello (22 franchi), prezzo nel quale in verità è anche inclusa la visita gratuita al Museo dei Catari nel sottostante paese di Montsegùr, il sentiero diviene decisamente più erto (circa il 25% di pendenza) e abbastanza poco agevole, seppure dotato in qualche punto di gradini di legno che facilitano la salita (vedi foto 70). Comunque per noi, dopo l’esperienza sul Cardou del giorno precedente, questo sentiero sembrava una scalinata di accoglienza al palazzo reale. Abbiamo continuato a salire, mentre il sentiero si faceva sempre più difficile e ripido (vedi foto 71) con circa il 40% di pendenza e sotto di noi si apriva uno stupendo panorama della vallata di Montsegùr (vedi foto 72). Accanto a noi, invece, parecchie persone ansimanti, con i primi sintomi di disidratazione e di qualche problema alle coronarie, visto il loro colorito bluastro. Sorridendo, memori dell’esperienza allucinante del Cardou, abbiamo proseguito per circa un chilometro, mentre il sentiero ha raggiunto la pendenza del 50%, il panorama era sempre più bello e le persone che incontravamo somigliavano sempre più a locomotive sbuffanti. Alla fine, siamo giunti sulla sommità, dove ci siamo trovati davanti le imponenti mura dello Chateau di Montsegùr (vedi foto 73). Eravamo a quota 1210 metri, come recitava la carta topografica ed il nostro infallibile altimetro. Dopo una rapida visita all’interno del castello (vedi foto 74) ed alla corona delle mura, abbiamo iniziato i rilevamenti, che ci hanno portato a risultati sorprendenti, come ad esempio il perfetto allineamento a 45° del castello con quello di Serres e l’incredibile visuale, con un angolo di 72° (che sta ad indicare un'ennesima triangolazione isoscele) con il monte Cardou. Abbiamo quindi terminato i rilevamenti, con la misurazione del campo elettromagnetico (negativo) e delle eventuali correnti telluriche con l’antenna di Lecher (che hanno dato risultato negativo). Effettuate le dovute annotazioni topografiche, siamo lentamente ridiscesi sullo stesso sentiero della salita (forzatamente in quanto ne esiste uno solo), e ci siamo riportati alla nostra auto. Abbiamo quindi sostato per un rapido pranzo a base di panino, vista l’ora (le 13.30). Ricontrollando i risultati dei rilevamenti, abbiamo atteso le ore 15.00, ossia l’apertura del Museo dei Catari di Montsegùr. Entrati nel museo, abbiamo immediatamente acquistato un piccolo libro sui Templari e abbiamo visitato le varie sale espositive, abbastanza piccole in verità. Un cartello all’entrata del museo recita che non è possibile scattare fotografie ma noi, lo ammettiamo, non siamo sempre così ligi ai regolamenti, ed abbiamo comunque scattato le foto del materiale che più ci interessava. Dopo la consueta esposizione di vasi, cocci vari, pentolami ed attrezzi di uso quotidiano, abbiamo veduto dei proiettili di pietra per catapulta (vedi foto 75), gli scheletri di due guerrieri catari sotto vetro (vedi foto 76) ed alcune suppellettili da guerra. Ma quello che ha più attirato la nostra attenzione è stata una croce in pietra (vedi foto 77) nella quale compare un viso abbastanza inespressivo e con inciso sotto un grande numero otto. Il cartello accanto al crocefisso dice che finora non si è riusciti a dare spiegazione a questa strana croce. A noi, in verità, quel viso inespressivo ricorda tanto quei volti che sono stati trovati accanto a chiese nell’Anglesey, in Galles, che risalgono al I secolo d.C. Non vorremmo sbagliare, ma siamo abbastanza certi che quel volto sulla croce nel museo cataro abbia molto a che vedere con quelli della lontana penisola britannica. Abbiamo preso buona nota e faremo senza meno delle verifiche al riguardo. Visitato il museo, abbiamo deciso di rituffarci completamente nel mistero per il quale siamo venuti in Francia. Quindi ci siamo recati ad Axat, circa 12 chilometri a sud di Quillan, dove nel locale cimitero è sepolto l’abate Henri Boudet, il predecessore ed amico di Berengère Saunière. Boudet era curato a Rennes-Les-Bains all’epoca di Saunière, tanto che la popolazione di Rennes-Les-Bains ha deciso di dedicargli l’epitaffio già veduto. Ma quando morì, il fratello di Boudet era sepolto ad Axat, e così anche lui venne sepolto qui, accanto al fratello. Axat è una ridente cittadina dove è molto diffuso lo sport del "rafting", ossia discendere su piccoli gommoni o canoe le rapide del fiume, e dove il turismo è fiorente, come recita anche il cartello della locale azienda turistica (vedi foto 78). Parcheggiata l’auto, ci siamo recati nel cimitero di Axat, dove trovare la tomba di Henri Boudet non è stato difficile. Bastava cercare una sepoltura con una lastra tombale sulla quale spiccasse un libro di pietra chiuso. E così è stato. Abbastanza vicino all’entrata del cimitero, fra due cappelle, abbiamo trovato la tomba di Henri Boudet (vedi foto 79), appunto con la lastra tombale descritta. Cosa significhi il libro sulla lastra tombale è lampante: il libro della Conoscenza e della Sapienza, chiuso, che possono aprire e leggere solo gli iniziati. Su questo libro, sulla copertina in pietra, diciamo così, spiccano dei simboli (vedi foto 80). Cosa stiano a significare questi simboli, lo vedremo poi in un prossimo viaggio, dopo le conclusioni di questo viaggio. Le iscrizioni sulla lastra tombale sono due, dalla parte sinistra quella dedicata al fratello di Boudet, Edmond (vedi foto 81) mentre a destra c’è quella dedicata a Henri Boudet (vedi foto 82). Le prime parole sono abbastanza leggibili, e recitano che "qui riposa Henri Boudet, anziano curato di Rennes-Les-Bains, deceduto in pace ad Axat il 30 marzo 1915 all’età di 78 anni". Il resto dell’iscrizione è quasi illeggibile, soprattutto la parte centrale, ma spiccano delle parole certamente in codice, una delle quali è SION. In quanto l’iscrizione è ridotta malissimo, sarà dura leggere e soprattutto decrittare quello che sulla lastra tombale di Boudet è scritto. Ma noi non demordiamo, e faremo di tutto per scoprirlo, in quanto siamo convinti che anche lì è nascosta parte del segreto. Facciamo l’ennesimo rilevamento topografico a mezzo della nostra bussola e degli strumenti: la bisettrice della lastra tombale di Boudet è perfettamente allineata con la chiesa di Rennes-Le-Chateau. Ma ora si è fatto tardi, sono quasi le 19.30. E’ il momento di raggiungere il nostro albergo a Quillan, rifocillarci e riposare, in quanto domani ci aspetta un’altra dura giornata. Saremo ad Antugnac e a Costaussa, a fare rilevamenti sui "calvaires" della zona e visiteremo la tomba dell’abate Gelìs, assassinato a Costaussa da mano ignota. Poi la sera ci attende Rennes-Le-Chateau con i suoi misteri ed i suoi segreti.
Mercoledì 4 luglio 2001- Antugnac, Costaussa e Rennes-Le-Chateau.
Sveglia anche oggi di buon ora, ed alle ore 9.00 eravamo già nel piccolo paese di Antugnac, circa 4 Km. a nord-ovest di Couiza, ed ad appena un chilometro dal borgo di Montazels, paese natale di Saunière. Il paese di Antugnac è veramente piccolo e di poche anime, tanto che per la strada, nonostante come detto fossero oltre le 9 del mattino, non vi era anima viva. Tramite le carte dell’Istituto Geografico Nazionale di Francia, in scala 1:25.000, come detto reperite in un locale supermercato, abbiamo localizzato il "calvaire" di Antugnac, che si trova sulla collina a nord-ovest del paese stesso. Questo "calvaire" è veramente unico nel suo genere, non solo perché reca la data incisa (vedi foto 83) in modo assai originale (i numeri "8" della data sono scritti in modo che le due parti dei numeri non si tocchino) ma anche perché, proprio accanto al "calvaire", coperto da un albero abbastanza folto, si trova una statua di Cristo in grandezza naturale (vedi foto 84). E’ l’unico "calvaire" fra tutti quelli da noi scovati e rilevati che ha questa particolarità. Non solo. Il "calvaire" ha la solita dicitura incisa "INRI", ma qualcuno ha pensato di cancellare la "N" di questa scritta a colpi di scalpello. Non si spiegherebbe questa strana cosa, se non avessimo sottomano una foto del "calvaire" di qualche anno fa, dove appare la scritta INRI completa, ma con la "N" rovesciata, come era tipico delle incisioni esoteriche ed iniziatiche. Comunque, il fatto che qualcuno abbia cancellato questa "N" rimane, ma le ragioni sono misteriose. Continuando ad esaminare con cura il "calvaire", abbiamo notato che i due bracci della croce sono perfettamente orientati nord-sud e tirando una riga attraverso lo spazio che intenzionalmente è stato lasciato fra la parte superiore e quella inferiore dei numeri "8", prolungandola idealmente nello spazio, forma un perfetto allineamento geografico. Ma quello che assolutamente ci ha colpiti, è stata la statua del Cristo. L’allineamento geografico non è perfetto nord-sud come il vicino "calvaire", ma è spostato di circa 15° in direzione nord-nord-ovest. Per riuscire a comprendere il perché di questo "disallineamento" rispetto al "calvaire", abbiamo effettuato alcune rilevazioni topografiche che hanno portato ad un risultato sorprendente. Quello che è importante non è la direzione geografica dei lati della statua, ma l’allineamento degli occhi della raffigurazione di Cristo. Dopo essere saliti alle spalle della statua (vedi foto 85), ed usando il nostro teodolite portatile, abbiamo ricavato l’allineamento del centro degli occhi, ossia la direzione dello sguardo, con lo spazio antistante la statua. Incredibile ma vero, sia come direzione che come angolazione azimutale, gli occhi della statua guardano in modo inequivocabile e preciso una montagna appena visibile in lontananza: il Cardou (vedi foto 86). Pensavamo di esserci sbagliati ed abbiamo ripetuto le rilevazioni, che però ci hanno riportato gli stessi risultati. Riportando i risultati dei rilevamenti sulle nostre carte topografiche, abbiamo notato come l’allineamento degli occhi della statua non solo sia perfetto con il Cardou, ma anche con lo Chateau de Blanchefort, sito proprio davanti al Cardou stesso. Riportiamo i risultati di questo allineamento nelle conclusioni del nostro lavoro. Tutto, giorno dopo giorno, si va facendo sempre più chiaro nella nostra mente. Acquisiti questi nuovi dati, ci siamo recati dall’altra parte della vallata del fiume Sals, sulla strada che da Couiza porta ad Arques. Superata la cittadina di Couiza, dopo circa due chilometri, abbiamo girato a sinistra, salendo per una strada che ci ha condotti a Costaussa. Questo piccolissimo paese è abbarbicato sulla collina che è antistante a quella di Rennes-Le-Chateau, che però è più alto rispetto a Costaussa stessa. Appena entrati a Costaussa, abbiamo cercato il minuscolo e ormai abbandonato cimitero della cittadina (vedi foto 87). Ci siamo recati qui perché l’abate Antoine Gelìs, curato della chiesa di Costaussa, amico di Saunière e Boudet, fu misteriosamente ucciso mentre era nella sua canonica. Non è stato difficile trovare la tomba dell’abate Gelìs, consunta dal tempo e con la lapide ormai quasi illeggibile (vedi foto 88). Ma le parole scolpite nella pietra non lasciano adito a dubbi: "Qui riposa il corpo dell’abate Antoine Gelìs, assassinato nella notte fra il 31 ottobre ed il primo novembre del 1879. Pregate per lui.". Abbiamo pensato come fosse curioso il fatto che Gelìs fosse stato ucciso, e risulta anche in modo brutale e violento, proprio durante la notte di Halloween, che come recita la tradizione, è la notte in cui tutti gli spiriti del male hanno piena libertà di azione. Dopo l’assassinio, risulta anche che non fu rubato nulla nella canonica dell’abate, tanto che gli oggetti d’oro e il denaro non furono toccati. Fu soltanto lasciato un biglietto con la dicitura "Viva Angelina". Fu però messa a soqquadro la canonica per cercare dei documenti. Quali? Dalle corrispondenze dell’epoca, però, sappiamo che Gelìs, Saunière e Boudet erano in stretto contatto fra loro, e quindi anche Gelìs doveva sapere del Segreto. Fu forse questa, abbiamo pensato con molta convinzione, la ragione del barbaro assassinio di Antoine Gelìs. La sua tomba non ha neanche un fiore, né una dedica qualunque. Nonostante la presenza curiosa di alcuni muratori che stavano ristrutturando una vecchia casa di fronte al cimitero, abbiamo fatto anche qui i nostri rilevamenti, ed abbiamo notato come i bracci della croce della tomba di Gelìs si allineano perfettamente con la Torre di Magdala di Rennes-Le-Chateau. Ma la direzione della lastra tombale, mancante ma delimitata da alcune tracce della stessa, non si allineava con nulla che avesse a che fare con il Segreto. Sembrava quasi che l’abate Gelìs doveva "rimanere fuori" dal Segreto, o che avesse "tradito" in qualche modo qualcosa o qualcuno, anche per il modo della sepoltura, senza alcun riguardo dovuto comunque ad un abate di una chiesa del luogo. Ma anche per la direzione della sepoltura, che andava in direzione opposta a tutte le altre riguardanti questo Segreto. Quello che comunque è certo, è che l’assassino di Gelìs non è mai stato trovato, né è mai stata data una spiegazione plausibile al suo brutale omicidio. Lasciata Costaussa con una certa angoscia, ci siamo diretti verso ovest, cioè abbiamo ripreso la strada che conduce a Serres e ad Arques. Giunti a Serres, proprio sotto il Cardou (che non neghiamo di aver guardato con una certa apprensione, memori dell’inferno lassù vissuto) abbiamo girato a sinistra, cioè verso nord, e ci siamo diretti verso il borgo di Peyrolles, la cui chiesa ha molto a che fare con la geometria del luogo. Giunti là, abbiamo parcheggiato l’auto accanto alla chiesa (vedi foto 89) ed all’annesso cimitero, anch’esso molto malridotto, nella sua parte più vecchia, tipo quello di Costaussa. Tanto che abbiamo notato, in un paio di punti, l’affioramento di alcune ossa umane, che ci siamo ben guardati dal toccare. Un sopralluogo alle tombe ci ha messi in grado di stabilire che anche qui si è voluto riportare sulla pietra un "avvertimento" riguardo la geometria del luogo. Sulla lapide di tale Julien Lacombe vi è riportata un’incisione con una riga verticale le cui estremità terminano con una freccia. Effettuato immediatamente il rilevamento, abbiamo notato come questa riga fosse perfettamente allineata con lo Chateau de Serres ed il Cardou. Anche l’asse del campanile della chiesa di Peyrolles (vedi foto 90) risulta allineato con le località appena dette. Appuntato anche questo, ci siamo diretti, visto che si erano fatte ormai le ore 14.00, verso la consueta piazzetta di Rennes-Les-Bains, dal nostro amico della birreria, il quale ci ha accolto con cordialità e gioia. Proprio da lui abbiamo saputo che la chiesa di Rennes-Les-Bains non era visitabile in quanto oggetto di atti vandalici e le autorità avevano deciso per la sua chiusura. Quindi non ci era data la possibilità di fare un rilevamento preciso dell’interno della chiesa stessa. Ma eravamo decisi a fare un altro tipo di rilevamento: quello sulla tomba di Jean Vie (vedi foto 91), curato anch’esso di Rennes-Les-Bains ed un secondo rilevamento sulla tomba della madre e della sorella di Henri Boudet, sepolte come già detto proprio a Rennes-Les-Bains, perché forse ci era sfuggito qualcosa. La dicitura sulla lapide di Jean Vie non dice molto, ma è lampante il rilevamento effettuato sulla riga in basso della lapide, che risulta essere esattamente sul cosiddetto "meridiano verde", e la particolarità del nome "Jean Vie", che ricorda tanto il mese "janvier", ossia "gennaio"... così come la riga orizzontale sulla croce della lapide (vedi foto 92) sulla tomba della madre e della sorella di Boudet. Questo lo avevamo già rilevato, ma l’altra particolarità che ci era sfuggita e ora avevamo davanti era di importanza capitale: la linea verticale del'incisione è perfettamente allineata con la "fauteuil du diable", ossia la "poltrona del diavolo", nella foresta di Rennes-Les-Bains. Ma ormai i nostri rilevamenti volgevano alla fine, ed erano stati tutti incamerati nel nostro computer portatile, in attesa di essere con calma elaborati una volta ritornati a Roma. Poi, così come avevamo deciso, ci siamo diretti verso Rennes-Le-Chateau. Erano le 18.30. Il cielo si è improvvisamente oscurato, il tempo è divenuto minaccioso e si è alzato un vento fortissimo, tanto che alcuni ombrelloni di un posto di ristoro sulla strada che da Rennes-Les-Bains riporta verso Couiza sono letteralmente volati in mezzo alla strada. Poi è iniziato a piovere in modo violentissimo, e la visibilità dall’abitacolo della nostra auto era a dir poco pessima. Conoscendo la pericolosità della strada che si inerpica a Rennes-Le-Chateau, abbiamo rinunciato ad andarvi, ripromettendoci di farlo domattina, tempo permettendo. Rivisiteremo il Museo Saunière e faremo altri rilevamenti, andremo poi a Carcassonne per fare ricerche sulla storiografia del luogo. La sera torneremo a Rennes-Le-Chateau, per poter dirimere, qualora si ripresentasse, il dilemma del suono ascoltato la sera precedente. Ci siamo quindi diretti al nostro albergo a Quillan.
Giovedì 5 luglio 2001- Rennes-Le-Chateau, la fase finale
Sveglia anche oggi abbastanza presto. Il cielo è minaccioso, ma per fortuna non piove come la sera precedente, nella quale la quantità di acqua caduta è stata veramente notevolissima. Alle ore 9.30 siamo già a Rennes-Le-Chateau, davanti al presbiterio di Saunière. Sia il Museo che Villa Bethania hanno appena aperto, e le persone presenti, rispetto ai giorni precedenti, erano molto più numerose. Stavolta dovevamo fare un sopralluogo approfondito e capillare, a differenza di quello abbastanza sommario fatto il primo giorno. Così, prima di entrare nel museo e rifare il giro dei giorni precedenti, abbiamo deciso di fare un nuovo sopralluogo intorno alla Torre di Magdala, in quanto avevamo notato un "qualcosa" che non ci quadrava. Così, con molta attenzione, ci siamo portati sotto alla Torre di Magdala, dove abbiamo esaminato con estrema attenzione la roccia su cui poggia la Torre stessa ed il camminamento che porta al Giardino di Vetro. E qui la prima sorpresa: ecco cosa avevamo notato nei giorni scorsi e che non ci quadrava. Nella roccia spiccavano non una ma due aperture. La prima è coperta dalla vegetazione (vedi foto 93) ed alta circa due metri, di forma rettangolare, e fendendo la vegetazione stessa si poteva intravedere una specie di tunnel, comunque murato alla bell’e meglio, che portava proprio sotto il camminamento della torre. La seconda apertura, di forma quadrangolare con ogni lato di circa un metro e mezzo, è murata intenzionalmente (vedi foto 94) ma in modo chiarissimo. Piazzati i nostri strumenti, il rilevamento effettuato ci porta alla conclusione che il primo tunnel si dirige esattamente verso la chiesa, a meno di gomiti e curve interne che potrebbero anche esistere; la seconda apertura, quella murata, procede invece in direzione di Villa Bethania, e qui non sembrano esistere curve interne o meno. La seconda apertura, rispetto alla prima, è situata più in alto di circa 4 metri, facendoci pensare che i due tunnel non si incrocino, ma portino in due direzioni diverse e distinte. Non essendo in possesso di una adeguata attrezzatura di scavo, e per di più in pieno giorno, certamente non potevamo metterci a disseppellire o aprire questi due pertugi. Abbiamo comunque preso buona nota della posizione delle due aperture. Improvvisamente, proprio sopra la prima apertura, cosa anche questa che non avevamo notato le volte precedenti, abbiamo visto inciso sulla roccia un cerchio con all’interno, chiarissima, una croce templare (vedi foto 95). Ci siamo arrampicati per raggiungerla e fotografarla più da vicino (vedi foto 96). Attorno alla croce o all’interno di essa non c’è alcun simbolo che possa dirci di più. Ma ci è venuta in mente una cosa: perché quella croce è sistemata proprio sull’apertura che abbiamo rilevato? E perché proprio a quell’altezza ed in quella posizione? Dovevamo fare una verifica. Cosa che, non appena effettuata, ci ha portati alla conclusione che la croce è perfettamente allineata con il "calvaire" di Montazels, visitato nei giorni precedenti. Sulla carta topografica controlleremo poi, con più calma, se questo allineamento porta a qualche altra posizione precisa. Dopo tutto questo, ci siamo riportati rapidamente ai giardini del presbiterio, dove abbiamo accentrato la nostra attenzione sul pilastro dell’altare (vedi foto 97), su cui è posta la statua della Vergine. Sappiamo che Saunière ha fatto fare una copia di questo pilastro, e lo ha fatto porre nei giardini non già nella giusta posizione, ma capovolto, tanto che la data incisa, cioè "I89I", in realtà è il I68I. Questo risulta strano, ma quello che è ancora più stupefacente è che la scritta "MISSION" in realtà non significa "missione". Questo perché le due "S" della scritta sono stranamente "evidenziate" (vedi foto 98). Questo sistema viene usato per separare le parole in linguaggio criptico, quindi la parola "MISSION" viene divisa in due, e si deve leggere "MIS" e "SION". Questo fatto ci è confermato anche dal "calvaire" che abbiamo potuto vedere alla chiesa templare di Campagne sur Aude (vedi foto 99), che reca incise proprio le due parole "MIS" e "SION" separate da un trattino. Ora chiaramente la parola "SION" sta ad indicare Gerusalemme, ma la parola "MIS"? Cosa può voler dire? La spiegazione, alla fine, è venuta fuori, e la riportiamo nelle conclusioni del nostro viaggio. Sul pilastro, in basso ed ovviamente capovolte, spiccano la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, A e W , l’alfa e l’omega che stanno a significare, in linguaggio esoterico, l’inizio e la fine (vedi foto 100). In mezzo, un motivo scolpito che molto ricorda la vite ed il grano (vedi foto 101), che sono intrecciati. Anche qui, in linguaggio esoterico, la spiegazione è chiarissima: la vite sta ad indicare la produzione dell’uva, frutto sacro che ricorda il sangue di Cristo, mentre il grano, altro frutto sacro, sta a ricordare il pane che Gesù spezzò nell’Ultima Cena, l’Eucaristia. Più sopra, proprio sotto i piedi della statua della Vergine, la scritta, ripetuta: "Penitence, Penitence", ossia due volte penitenza (vedi foto 102). E perché due volte? Sarebbe bastato anche scriverlo una volta sola, ma noi sappiamo che i Templari scrivevano sempre due volte le loro cose… Sui lati del pilastro, si ripetono i motivi della vite e del grano come sulla parte frontale (vedi foto 103). Davanti al pilastro, a terra, c’è una lapide, che a noi ricorda tanto una lastra tombale. La scritta su questa lapide sembra chiara e senza arcani, cioè: "O MARIE CONCUE SANS PECHE PRIEZ POUR NOUS QUI AVONS RECOURS A VOUS" (vedi foto 104). Significa letteralmente "O MARIA NATA SENZA PECCATO PREGA PER NOI CHE QUI RICORRIAMO A VOI". Ma ci siamo accorti di alcune cose strane anche su questa "lastra tombale", la chiamiamo così perché sembra tanto chiudere una tomba. Come detto, la scritta sulla lastra sembra essere una semplice invocazione ala Vergine, ma abbiamo constatato che anche in questa semplice preghiera vi è inserito un linguaggio criptico. Se osserviamo attentamente le lettere della dicitura scolpita, vediamo che le lettere "M" e "A" di "MARIE", ossia Maria, sono una incastonate l’una nell’altra. Questo poteva essere evitato, scrivendo la "M" e la "A" di seguito, spazio ce n’era in abbondanza. Poi osserviamo la serie di accenti che sono scolpiti sulle lettere (vedi foto 104). Accenti acuti e gravi ma non posti nel modo giusto. Altro messaggio criptico, sicuramente. E abbiamo pensato e trovato la spiegazione di questi messaggi. Il primo messaggio, ossia le due lettere "M" e "A" incastonate l’una nell’altra (vedi disegno foto 105) stanno a significare le due lettere ALFA e OMEGA l'una nell'altra, mentre vediamo anche che la lettera "O", ossia la prima della frase, è legata alle altre due lettere incastonate una nell'altra poc'anzi dette. La serie di accenti gravi ed acuti, posti non nel modo esatto invece, ci fanno pensare, ed anche molto. Sulla parola "PECHE", cioè "peccato", sulle due lettere "E" della parola ci sono due accenti acuti, mentre sulle parole "A VOUS", cioè "a voi", sulla lettera "A" è presente un accento grave. In pratica due accenti acuti ed un accento grave. E questo grammaticalmente non è esatto. Ma ecco l'illuminazione improvvisa. Tiriamo fuori le copie delle famose pergamene trovate da Saunière. Ci soffermiamo sulla seconda dove leggiamo "Génésarèth". Due accenti acuti e uno grave. Proseguiamo, e leggiamo "Jésus mèdela vulnérum". Altri due accenti acuti e uno grave. Poi passiamo alla ormai famosissima lastra tombale della marchesa di Blanchefort, l'iscrizione "REDDIS REGIS CELLIS ARCIS". Esaminandola, vediamo: "Réddis Régis Cèllis Arcis". Altri due accenti acuti e uno grave. Il messaggio criptico andrà decifrato, perchè ormai di messaggio crittato si tratta, senza alcun dubbio. Fatti questi rilevamenti e queste conclusioni, abbiamo accentrato la nostra attenzione sul presbiterio. Siamo andati sotto al "calvaire" nel giardino, ed abbiamo iniziato i rilievi, fra la curiosità delle persone presenti. Il campo elettromagnetico è risultato essere di notevole entità, mentre l’antenna di Lecher ha mostrato un discreto afflusso di corrente tellurica. Poi abbiamo cominciato l’esame delle scritte sul basamento del "calvaire". A parte una lapide che ricorda la visita del vescovo di Carcassonne, monsignor Billard nel giorno della Pentecoste (vedi foto 106), poco più sopra, ai lati della pietra su cui poggia la croce del "calvaire" vi sono alcune iscrizioni, come "CHRISTUS IMPERAT", "CHRISTUS VINCIT", (vedi foto 107). Ma la scritta che ha più attirato la nostra attenzione (vedi foto 108) è "CHRISTUS A.O.M.P.S. DEFENDIT". Considerata l’abitudine massonica di scrivere le parole solo con le iniziali ed i punti, abbiamo ipotizzato, dopo molte congetture e riletto alcuni documenti, che quelle lettere puntate possono significare (abbiamo riportato le iniziali in bianco) "Antiquus Ordo Mistiqusque Prioratus Sionis". E dopo aver consultato altre documentazioni, pensiamo di avere ragione, chissà. Quindi ecco che ricompare il Priorato, che troveremo, clamorosamente, anche nella chiesa. E proprio qui ci siamo recati, quando la campana ha suonato, indicando che la porta della chiesa era stata aperta. Entrando sulla sinistra, come al solito troviamo il simpatico Asmodeus che sorregge il confessionale. Ma abbiamo fatto un sopralluogo più accurato proprio sull’acquasantiera e soprattutto sul gruppo degli angeli che la sovrastano (vedi foto 109). La scritta "PAR CE SIGNE TU LE VANCRAIS" in francese significa "Con questo segno tu lo vincerai". E’ chiaramente il segno della croce, di cui ognuno dei quattro angeli fa un tratto. Lo si vede chiaramente (vedi foto 110 elaborata). Ma abbiamo anche notato un’altra cosa: l’ultimo angelo in basso nel gruppo marmoreo, con la sua mano sinistra, indica qualcosa in basso (vedi foto 109-110). Cosa sta ad indicare? Forse Asmodeus? Cioè che con il segno della croce si può vincere il diavolo, ossia il Male? Potrebbe essere, ma non ne siamo sicuri. Abbiamo così proseguito, anche qui tra la curiosità generale, i nostri sopralluoghi e rilievi nella chiesa. Piazzata l’antenna di Lecher al centro della chiesa, l’indice è schizzato verso l’alto, indicando un’attività di corrente tellurica notevolissima. Certo non come sul Cardou, ma anche qui questa attività è presente e con forza. Quindi, dopo aver riesaminato tutta la Via Crucis che è piena di simbologia massonica, ci siamo accorti che sull’arco che sostiene il tetto prima dell’altare e dell’abside, sono riprodotti i simboli di Maria Maddalena (vedi foto 111). Ma quello che è più straordinario, ed è strano che nessuno se ne sia mai accorto prima, è che quei simboli sono usati, e molto, anche dal Priorato di Sion e sono i simboli "principe" del Serpente Rosso! Di nuovo il Priorato, e stavolta in compagnia del Serpente Rosso. Sappiamo cos’è il Serpente Rosso, quel libretto in cui compaiono i segni dello Zodiaco, e non 12 come di solito, ma 13, in quanto comprende anche l’Ofiuco. In ognuno dei versetti di ogni segno zodiacale, vi è riportato un messaggio criptico di difficile interpretazione. Per i versetti, potete andare alla sezione "Il Serpente Rosso" nella pagina predisposta del nostro sito. Sappiamo anche che i tre autori di questo libretto sono stati trovati morti suicidi, tutti e tre nella stessa data, il 17 gennaio, data fatidica per Rennes-Le-Chateau e non solo (ricordiamo che la chiesa di Saint Sulpice a Parigi nella stessa data rimane chiusa). Difatti il 17 gennaio è morta la marchesa di Blanchefort della famosa lapide, il 17 gennaio Saunière ebbe l’attacco cardiaco che lo portò alla morte sette giorni dopo. Insomma, proprio un numero infausto, sembrerebbe. Sorridendo, ci siamo chiesti se la tradizione popolare che vuole il 17 un numero infausto, derivi proprio da qui. Ma proseguiamo con il sopralluogo nella chiesa e arriviamo all’altare. Qui, a parte il bellissimo bassorilievo di Maria Maddalena, ci siamo fermati increduli. Perché abbiamo notato una cosa che nessuno aveva mai notato prima, stando alla miriade di testi consultati. Questa cosa che abbiamo notato è la forma dell’altare (vedi foto 112). Tre candele da un lato, tre dall’altro, poste in modo obliquo su un marmo che forma una specie di spiovente. Al centro, più in alto, il Cristo. Ma questa, ci siamo detti, è una Menorah! Già, la forma delle candele sull’altare richiama la forma della Menorah, il famoso candelabro ebraico in oro massiccio a sette bracci che era nel Tempio di Salomone, simbolo principe della religione ebraica assieme all’Arca dell’Alleanza. Sappiamo che l’altare in questione non era preesistente, ma è stato fatto fare in quel modo proprio da Saunière. Evidentemente, e non a caso, il nostro ineffabile curato aveva fatto costruire l’altare proprio in quella maniera. Un’altra tessera aggiunta a questo gigantesco mosaico del mistero. Fatti i dovuti rilievi e le foto, la nostra attenzione si è concentrata sulla sacrestia. La parte anteriore dell’altare è chiusa con un basso cancelletto, per non permettere l’entrata, ma noi, che come detto a volte ce ne infischiamo dei regolamenti, abbiamo saltato questa barriera e siamo andati ad aprire la porta della sacrestia. Chiusa, sprangata. Con quella serratura nuova che avevamo notato. Sappiamo che là dentro c’è il piccolo ambiente in cui Saunière si preparava per dire messa, e sappiamo anche che esiste un crocifisso, che contiene diversi simboli particolari. Non volevamo rinunciare a vedere la sacrestia, quindi siamo tornati indietro, verso la biglietteria del museo. Abbiamo parlato con una ragazza, che fa pare dell’Associazione Terra di Rheda, quella che cura il Museo Saunière e tutto il resto. In francese abbiamo gentilmente ma fermamente chiesto che ci aprisse la sacrestia. La risposta, in prima battuta, è stato un gentile "NO". Ma abbiamo insistito, e le abbiamo detto che sapevamo che esisteva un crocifisso nella sacrestia, e volevamo vederlo. Cambiando espressione, la ragazza ha dato la risposta, stavolta secca e tagliente: "Non è possibile. Ci sono lavori di restauro e la sacrestia non può essere visitata.". Abbiamo ribattuto, stavolta anche noi con sarcasmo, che non esistevano affatto lavori di restauro e che la proverbiale gentilezza francese non era di casa da quelle parti. E lei di rimando, ancora più gelida: "Vi prego di non insistere, monsieur.". Appunto, inutile insistere, e ci siamo allontanati, ma abbiamo notato che la ragazza ha fatto cenno a qualcuno verso di noi e ha subito parlato con un telefono cellulare, sempre osservandoci con attenzione e sospetto. Da quel preciso momento un uomo, sigaretta penzolante dalle labbra, ci ha costantemente e discretamente seguiti nei nostri movimenti. Ma noi non abbiamo dato peso a questo e abbiamo continuato nel nostro sopralluogo, stavolta rientrando, come nel primo giorno, nel Museo Saunière. Abbiamo spulciato in tutte le vetrinette espositive, fino ad arrivare a scoprire un libro di astronomia usato da Saunière, con degli appunti scritti da lui stesso, chissà poi perché, visto che lui non si interessava affatto di astronomia. Ma quello che ci ha fatto sobbalzare è stato l’autore del libro di astronomia, tale Camille Flammarion. Astronomo di grido per quel tempo, Flammarion, coevo di Saunière, era anche amico personale di Allan Kardec, famoso spiritista, ora sepolto nel cimitero di Pére Lachaise a Parigi. Che ci sia un nesso? Chissà. Poi, in un’altra vetrinetta, abbiamo scoperto ancora una cosa. Un atlante (vedi foto 113) che usava Saunière, anche questo con suoi appunti, e addirittura una stella a sei punte disegnata da Saunière con vicino un appunto. La stella a sei punte, il sigillo di Salomone, disegnato su un atlante dal curato con accanto un appunto, che però non siamo riusciti a leggere. Perché Saunière ha disegnato il sigillo di Salomone su quell’atlante? Cercheremo nelle nostre conclusioni di dare risposta a questo quesito. Elucubrando su queste scoperte, arriviamo così a Villa Bethania, nella quale ci infiliamo per poter visionare di nuovo e meglio il materiale esposto. Nulla di notevole, solo suppellettili sacre e quant’altro. Ma guardando meglio, il primo giorno che ci siamo recati a Rennes-Le-Chateau in una delle vetrinette era esposto un piccolo libro con degli appunti di Saunière, apparentemente senza importanza. Ora non c’era più. Abbiamo guardato da altre parti, pensando che lo avessero spostato. Niente. Altro piccolo mistero da svelare. Per il resto, abbiamo trovato tutto intatto, compresa le camere sprangate con le finestre chiuse. Abbiamo quindi rifatto il percorso dalla Torre di Magdala fino alla Gabbia di Vetro,trovando tutto come prima. Siamo quindi rientrati nel presbiterio dove abbiamo notato una lapide a terra. Ci siamo avvicinati, ed abbiamo scoperto che questa lapide (vedi foto 114) è di tale Elisabeth Raynaund, morta giovanissima ai tempi di Saunière. La particolarità di questa lapide è che tutte le "N" della dicitura sono capovolte. Allora anche qui ci deve essere un mistero, in quanto le altre "N" delle lapidi che avevamo finora visto erano tutte nel verso giusto. Perché su questa lapide le "N" sono invece rovesciate? D’improvviso, un pensiero illuminante: Elisabeth Raynaund era la figlia di uno dei migliori amici di Saunière, che sapeva di questo Grande Segreto che aleggia su Rennes-Le-Chateau. Perciò, ci siamo diretti al cimitero accanto alla chiesa, cercando la tomba di Raynaund, che abbiamo trovato soltanto tramite un "regret", ossia un ricordo che i parenti pongono sulla tomba del defunto. Purtroppo però la scritta sulla lapide è cancellata, ed il crocifisso che campeggiava sulla lapide stessa è mozzato alla base. Così, non abbiamo potuto vedere se anche la sua lapide, come quella della figlia, portasse le "N" rovesciate. Aggirandoci nel cimitero alla ricerca di altri indizi, abbiamo trovato una tomba senza nome, con una sola croce che spuntava dall’erbaccia ormai alta. In mezzo a questa croce (vedi foto 115) due altri segni, di cui uno più marcato. Insospettiti, abbiamo immediatamente compiuto un rilevamento topografico: ebbene la linea orizzontale è perfettamente orientata verso lo Chateau di Blanchefort e quindi verso il Cardou. Appuntato anche questo, abbiamo ricominciato a girare per il cimitero, fino a trovare la tomba di tale Neysser (vedi foto 116) che sapevamo essere uno dei più fidati amici di Saunière. E qui abbiamo notato un particolare interessantissimo: sulla lapide, sotto la croce, è scolpita una stretta di mano, ma al modo massonico. Quindi Neysser era un massone, come sapevamo lo era Saunière. Ecco un’altra conferma. Ma allora, perché nella chiesa abbiamo trovato il simbolo del Priorato di Sion e del Serpente Rosso, quando ben sappiamo che i rapporti fra la Massoneria ed il Priorato sono sempre stati di pungente disaccordo? Cercheremo di far luce anche su questo, come abbiamo intenzione di fare un lavoro di decrittazione sulla lapide di Elisabeth Raynaund, perché siamo certi che racchiuda qualche messaggio in codice. Raccolti gli ultimi appunti, abbiamo fatto un ultimo salto in chiesa, dove ci attendeva un’altra sorpresa. Entrando e raggiungendo l’altare, sulla nostra destra, dipinta su una vetrata (invisibile dall’esterno come del resto nelle cattedrali gotiche) la raffigurazione della resurrezione di Lazzaro (vedi foto 117). Usando il nostro binocolo, in quanto la vetrata è in alto e non ben visibile, ci siamo accorti che il paesaggio raffigurato è quello che abbiamo potuto ammirare sul Cardou. Ci siamo guardati: ormai i nostri sospetti erano più che fondati. Ormai erano le 15.00, e ci siamo presi una pausa per il pranzo. Dopo però, come ci eravamo ripromessi, siamo tornati alla biglietteria, dove c’era la simpatica ragazza di prima. Appena siamo entrati, incuranti del suo sguardo torvo, abbiamo scattato una foto del pezzo di sotterraneo che si intravede (vedi foto 118). Quindi, con notevole faccia tosta che a noi non manca, dobbiamo ammetterlo, abbiamo fatto l’ennesima domanda alla ragazza, cioè volevamo sapere che fine avesse fatto il piccolo libro che era nella vetrinetta e ora non c’era più. La sua risposta, con tono infastidito, è stata sempre la stessa: "E’ in restauro, monsieur.". Ma qui sta sempre tutto in restauro? A noi non sembrava, quando lo abbiamo visto la prima volta, che quel libriccino fosse da restaurare. Poi ho notato che la ragazza mi guardava con insistenza ed interesse, come se cercasse di capire dove mi aveva visto. Siamo usciti dalla biglietteria e , ultima cosa, e questo ha un po’ del comico, è stata che ci siamo avvicinati al tizio che ci seguiva, come detto, da parecchio tempo. Stava mettendo l’ennesima sigaretta in bocca, ed io ho tirato fuori il mio accendino e gliel’ho accesa dicendogli: "Grazie per la scorta.". Lui ha fatto un mezzo sorriso e non ha detto una parola, ma è cambiato di colore, divenendo improvvisamente pallido, ed ha profferito un sommesso "Merci". La ragazza è uscita dalla biglietteria e ci si è avvicinata dicendo: "Siete della polizia, monsieur?". Ho risposto, con tono fra il beffardo e il canzonatorio: "No, mademoiselle, sono il Gran Maestro dell’Ordine Internazionale del Tempio". E’ ammutolita ed è divenuta di mille colori. Quindi mi ha fatto addirittura un inchino dicendomi: "Mi sembrava di avervi riconosciuto. Scusatemi, sono stata poco cortese, è vero. Scusate, Maestro, posso andare ora?". La mia risposta: "Certo mademoiselle, andate pure.". Non nascondo che mi è venuto da ridere. Anche se in tutta questa storia c’è veramente assai poco da ridere. Così, ce ne siamo andati da Rennes-Le-Chateau, ma torneremo e molto presto. Perché ci sono ancora molte cose da vedere e da studiare, e ritorneremo con le nostre conclusioni, quelle che ora vi sottoponiamo.
LE NOSTRE CONCLUSIONI
Non è così semplice parlare delle nostre conclusioni. Queste, dopo giorni di cammino faticoso, di salite impossibili per sentieri quasi impervi, di rilevamenti continui, di studi difficili e di escursioni diurne e notturne, possono essere soltanto affidate alle carte ed alle risultanze dei dati rilevati dai nostri strumenti elettronici ed ottici. Ma vedremo che questi risultati sono di importanza capitale per la comprensione del Grande Segreto che ormai da secoli aleggia su Rennes-Le-Chateau. Allora cominciamo dall'inizio.
La topografia e la geometria sacra
Come detto precedentemente, i punti rilevati attraverso la bussola ed il nostro teodolite sono stati parecchi e tutti importantissimi. Vediamoli sulle carte dell'IGN di Francia, a settori, dove li abbiamo segnati per facilitare i nostri lettori. Abbiamo segnato la posizione esatta della Torre di Magdala, dei "calvaires" di Antugnac e di Montazels, della chiesa templare di Campagne sur Aude e della chiesa di Esperaza. I punti blu rappresentano questi nostri rilevamenti. Da questi rilevamenti appare chiarissimo che c'è una geometria nascosta, studiata appositamente. Ci è apparsa subito, allo studio effettuato al computer portatile, che esisteva una equidistanza fra il calvaire di Antugnac e la Torre di Magdala a Rennes-Le-Chateau, così come fra la stessa Torre di Magdala e la Chiesa Templare di Campagne-Sur-Aude. Allora, se esiste una equidistanza, abbiamo provato a tracciare un cerchio con centro sulla Torre di Magdala, e la circonferenza passante per il calvaire di Antugnac. Il risultato è incredibile, perchè il cerchio interseca anche il calvaire di Saint Ferriol, più a sud e non solo, perchè il cerchio passa esattamente per la Poltrona del Diavolo nella foresta di Rennes-Les-Bains e per il Monte Cardou (vedi foto 120). Ora attenzione perchè assisteremo a qualcosa di ancora più stupefacente, perché abbiamo parlato di triangolazioni: se uniamo con una retta la chiesa templare di Campagne-sur-Aude con il calvaire di Antugnac, e di conseguenza tiriamo le due rette con i pinnacoli del Monte Cardou, avremo un perfetto triamgolo con punti precisi (vedi foto 121). Ma non è certo finita qui. Dai nostri rilevamenti avevamo notato un allineamento fra i due calvaires di Antugnac e di Montazels. Sulla carta, tirando questo allineamento, incredibilmente ci troveremo sulla Poltrona del Diavolo (vedi foto 122). Ma se andiamo avanti, vedremo che su questo cerchio, troveremo, perfettamente allineati, tutti i luoghi "sacri" dei templari e di questo mistero, tutti nella Foresta Misteriosa di Rennes-Les-Bains: la Roche Tremblant, l'Homme Mort, la Poltrona del Diavolo, la Coume Sorde e il calvaire della Valdieu, nome che è tutto un programma, la Valle di Dio (vedi foto 123). Ora, su queste basi, tiriamo una retta che parte dalla chiesa di Esperaza e che passi esttamente per la Torre di Magdala a Rennes-Le-Chateau, e prolunghiamola fino alla circonferenza di questa "cerchio magico" come a noi piace chiamarlo. E' strabiliante. Il punto che interseca la circonferenza è esattamente sulla porta della Terme di Rennes-Les-Bains, dove è presente il simbolo del Priorato di Sion (vedi foto 124). E ora la parte finale, la più incredibile e la più arcana di questi svariati rilevamenti. Sulla circonferenza troviamo ancora dei punti che sono dei veri e propri "capisaldi" per questa costruzione di geometria sacra. Iniziamo con lo unire con una retta la chiesa templare di Campagne-sur-Aude (che abbiamo evidenziato con il numero 1) con il calvaire di Antugnac (che abbiamo evidenziato con il numero 2). Poi vediamo che su questa circonferenza troviamo altri punti, come detto, geometricamente disposti in maniera perfetta. A sud di Granes troviamo un calvaire semidistrutto, che è quello detto di "Raymond Guiraud", che è posto esattamente a quota 681 metri che ci ricorda la frase enigmatica tratta dalle pergamene. Lo abbiamo evidenziato con il numero 3. Sempre sulla circonferenza, poco più a sud-ovest del calvaire della Valdieu (vedi foto 125), troviamo una cappella semidiroccata, anzi ormai quasi distrutta, dedicata guarda caso a Maria Maddalena, posta sul "Pech de la Roque" che abbiamo evidenziato con il numero 4. A nord, proprio sulla strada che unisce Couiza ad Arques, troviamo un altro calvaire, molto malridotto e posto nel cortile di una fattoria, nel punto detto "Pachevan" (vedi foto 126), che abbiamo evidenziato con il numero 5. Ancora più a nord troviamo l'ultimo punto, anche questo un calvaire, su una strada interna, in località "La Causse" (vedi foto 127) che abbiamo evidenziato con il numero 6. Ora sulla carta evidenziamo i punti numerati, quindi tiriamo le rette che li congiungono. E' incredibile, è un perfetto esagono (vedi foto 128). E ancora, unendo i vertici alternati di questo esagono, ecco che compare la stella di David, il Sigillo di Salomone (vedi foto 129). Premettiamo che questo sigillo non è quello ormai conosciuto, ma è un altro. Tirando le rette di congiunzione fra i vertici della stella, tutte queste rette passano esattamente al centro della Torre di Magdala a Rennes-Le-Chateau. Ma ora si dirà: gli altri allineamenti riscontrati? Ecco subito la risposta. Come abbiamo detto in occasione della nostra escursione al Bezu, il castello dei Templari, rispetto alla Poltrona del Diavolo nella foresta di Rennes-Les-Bains, ha un allineamento di 18° nord nord-est. Allora adesso, secondo lo stile templare e il procedere della Via Crucis nella chiesa di Rennes-Le-Chateau, ruotiamo la stella ottenuta in senso antiorario di 18°. E' stupefacente, perchè la nuova stella (vedi foto 130) ottenuta in colore giallo, ha un suo vertice proprio sulla Poltona del Diavolo, ma non solo: tutti i suoi vertici e linee interne intersecano e hanno nel loro interno esattamente 14 calvaires, lo stesso numero delle stazioni della Via Crucis: Antugnac, Montazels (3), Campagne-sur-Aude, Rennes-Le-Chateau, Couiza, Coustaussa, Esperaza, Saint Ferriol, Granes, Luc-sur-Aude, Cassaignes e Pastabrac. E' anche incredibile notare come il braccio ruotato superiore della stella passi esattamente per il cimitero di Coustaussa, quello dove è sepolto l'abate Antoine Gelìs. Ma questa stella significa Salomone, abbiamo detto. E le due "S" delle varie scritte "MIS-SION" sui vari calvaires e sul pilastro visigoto nei giardini del presbiterio di Saunière ora sappiamo che significano "SANCTA SANCTORUM", ossia il Santo dei Santi, la parte più segreta del Tempio di Salomone, ma significa anche "SEPULCRUM SION", il Sepolcro di Gerusalemme, ossia il Sepolcro di Cristo. Ripetiamo, il Tempio di Salomone, direttamente collegato ai Templari. Allora ecco una pianta del Tempio di Salomone, ricavata dai vari istituti di ricerca ebraici (vedi foto 131). Leggiamo dal Primo Libro dei Re del Profeta Samuele (capitolo 6, capoversi 6,12, 16 e 17) che il Tempio era lungo sessanta cubiti e largo venti. Il Sancta Sanctorum era largo 20 cubiti ed era largo altrettanto. Ora il Tempio di Salomone fu costruito non già, come unità di misura, con il cubito ebraico, ma bensì con il cubito reale, pari come misura agli attuali 52,5 cm. Se noi moltiplichiamo cubiti 60 per 52,5, otterremo 31,50 metri, mentre se invece moltiplichiamo 20 cubiti per 52,5, otterremo una misura di 10,50 metri. Il tempio allora era lungo 31,50 metri e largo 10,50 metri come da ricostruzione (vedi foto 132). Ebbene siamo giunti al termine: riportiamo sulla mappa con la stella di Salomone le misure del Tempio, con le debite proporzioni matematiche. Incredibile ma vero, il rettangolo centrale della stella ruotata contiene esattamente il Tempio, e la parte a oriente contiene esattamente il Sancta Sanctorum (vedi foto 133). Allora le conclusioni sono a questo punto fatte: l'area di Rennes-Le-Chateau è al centro di un Tempio di Salomone "virtuale", e ad oriente di questa area vi è il Sancta Sanctorum. E l'area interessata da questa area è quella del Castello di Blanchefort e da Roque Negre, con il Monte Cardou. Abbiamo detto che in questo Santo dei Santi vi erano sepolte e nascoste le cose più segrete ed arcane della religione ebraica e non solo. Sepolcro di Gerusalemme, anche. Il Sepolcro di Cristo. Torneremo a Rennes-Le-Chateau, e andremo a cercare, ora che abbiamo compreso, quella che è la Verità Assoluta, affinchè Giustizia trionfi.
Non sappiamo se la nostra esplicazione di questo viaggio sia stata gradita ai nostri lettori. Pertanto Vi invitiamo a scriverci le vostre eventuali impressioni, i vostri commenti e perchè no, anche le vostre eventuali critiche. Noi useremo tutto ciò per migliorarci e per correggere dove abbiamo eventualmente sbagliato.
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