Dopo la conquista nel 1099 da parte dei Crociati di Gerusalemme, la città era quasi deserta: la sua popolazione, un tempo ricca e numerosa, era stata in gran parte massacrata, prima dall'esercito musulmano in fuga, poi dalle scorrerie che anche i Crociati fecero. Le campagne intorno alla città erano assai insicure, piene di soldati sbandati alla macchia e di briganti che assaltavano, depredavano ed uccidevano i pellegrini che si recavano in Terrasanta, provenienti dall'Europa. La guarnigione militare crociata di Gerusalemme era di fatto assai ridotta, in quanto i soldati ed i cavalieri, assolto il voto di liberare il Santo Sepolcro, si erano rimbarcati per i rispettivi Paesi in Europa. I regni cristiani formatisi dopo la conquista della Città Santa, cioè il Regno di Gerusalemme, la Contea di Edessa, il Principato di Antiochia e la Contea di Tripoli, più che fondarsi sulla loro reale potenza militare, si reggevano su una vera mancanza di unione delle varie tribù dell'Islam. Intanto, i pellegrini sulle strade polverose che conducevano a Gerusalemme continuavano a morire vittime delle aggressioni delle bande armate senza controllo nella regione. A quanto ci narrano le cronache, attorno all'anno 1102, un gruppo di nove cavalieri francesi con il loro seguito, capitanati da un certo Hugues di Payns, conte della Champagne, si presentò al Re di Gerusalemme, Baldovino II, mettendosi subito a disposizione del regno per la protezione dei pellegrini ed il pattugliamento delle strade a Gerusalemme e dintorni. Questi cavalieri, a differenza di tanti altri, non si presentarono al re vestiti in maniera sfarzosa, con i mantelli pieni di colori e con le gualdrappe dei loro cavalli pieni di frange dorate e multicolori, ma erano coperti da un semplice mantello bianco senza nessun altro fregio o armatura luccicante. Hugues di Payns sostenne, davanti al re, che non erano le vesti che facevano i buoni e coraggiosi cavalieri, ma il cuore. Dopo averli ascoltati, Baldovino II concesse loro come quartier generale un'ala del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, accanto a quello che era stato il Tempio di Salomone.

Qui i nove cavalieri, Hugues di Payns, Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard (zio di San Bernardo di Chiaravalle), Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier stabilirono il loro quartier generale, assieme al loro seguito, formato dai loro "sergenti" e servitori vari, detti "turcopoli". Questi cavalieri avevano fatto voto di non tornare in Francia se non dopo aver sistemato le cose in Terrasanta, rendendo le strade sicure cosicchè i pellegrini non dovessero correre rischi. Unitisi in un Ordine, all'inizio furono chiamati "I Poveri Cavalieri di Cristo", in quanto al momento dell'entrata nell'Ordine, tutti i loro beni personali passavano di fatto all'Ordine stesso, il quale provvedeva al loro totale sostentamento ed a tutto ciò che poteva servire ai cavalieri combattenti, lasciando gli stessi in povertà. I cavalieri cominciarono così a pattugliare le strade come promesso al re, il quale fu entusiasta del loro operato. Dopo poco tempo, il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme", e furono più semplicemente riconosciuti come "templari". Oltre a difendere le strade ed i pellegrini, i templari iniziarono nel 1104 importanti scavi proprio sotto la Moschea della Roccia, ossia dove sorgeva il Tempio di Salomone, facendo ritrovamenti di grandissima importanza religiosa, e non solo.
I templari nascevano come un Ordine contemporaneamente monastico e militare: i monaci cosiddetti tradizionali pronunciavano tre voti, ossia obbedienza, povertà e castità: i templari, oltre a questi tre voti, ne pronunciavano anche un quarto, cioè lo "stare in armi", quindi il combattimento armato. Erano così dei veri e propri monaci guerrieri. Questo stato di cose era abbastanza inusuale per la Chiesa, in quanto il voto dello "stare in armi" mal si conciliava con gli altri tre. Era un problema non di poco conto, ma che fu brillantemente risolto da San Bernardo di Chiaravalle, grande teologo e fondatore dell'Ordine Cistercense, dal quale i Templari derivano direttamente.

San Bernardo, riprendendo il concetto della "guerra giusta" espresso da Sant'Agostino, considerò il voto templare dell'uso delle armi contro gli infedeli non una intenzione di "omicidio", ma una vera e propria azione contro il Male, ossia un "malicidio", come si può leggere nel "De Laude Novae Militiae Christi", scritta di suo pugno come l'intera Regola Templare. A questo punto, l'Ordine aveva bisogno di un "imprimatur" ufficiale da parte della Chiesa, ed anche a questo pensò San Bernardo, facendo convocare dal Papa Onorio II un Concilio a Troyes, in Francia, nel quale fu presentato l'Ordine e la sua Regola. Erano presenti, oltre al Papa ed allo stesso San Bernardo, anche gli arcivescovi di Reims e Sens, oltre ai vescovi di Auxerre, Troyes e Payns. Erano presenti anche gli arcivescovi di Chartres, Amiens e Tolosa. Tutti gli Statuti dell'Ordine furono approvati e la Regola Templare in blocco fu sottoscritta da tutti e vi fu apposto il sigillo papale, mentre Hugues di Payns, anch'egli presente al Concilio, venne nominato Gran Maestro dell'Ordine. Dopo questa approvazione ecclesiastica ufficiale, la fama dell'Ordine del Tempio crebbe rapidamente ed in modo vertiginoso, con essa crescendo anche la potenza e la ricchezza dell'Ordine stesso, che ricevette elargizioni e donazioni spontanee praticamente da ogni strato sociale. Difatti ogni elargizione e/o donazione veniva usata per il finanziamento della campagna di guerra in Terrasanta, e tutti, pur non partecipando direttamente alla guerra, potevano però dare il loro contributo: in pratica, donare ai Templari significava contribuire materialmente alla liberazione dei "Possessi di Dio" come veniva chiamata spesso la Terrasanta. L'Ordine crebbe anche in prestigio, tanto che i cadetti delle famiglie nobili facevano a gara per entrare nell'Ordine, sia per la loro sistemazione (non essendo i primogeniti avevano ben pochi diritti in famiglia) sia per avere un baluardo cristiano in Terrasanta. La massa delle donazioni ed elargizioni tu tale che Hugues di Payns dovette lasciare in Francia parecchi confratelli che fossero in grado di amministrare l'enorme patrimonio acquisito, onde far fronte alle grosse spese delle campagne di guerra in Terrasanta. Hugues tornò invece a Gerusalemme con un gran numero di reclute, che divennero perfetti cavalieri templari combattenti. Il 24 maggio 1136 Hugues di Payns morì, e gli successe Roberto di Craon, saggio ed oculato amministratore, oltre che grande combattente. Sotto di lui, l'Ordine consolidò le sue basi economiche e la sua potenza militare, tanto che Papa Innocenzo II, con la bolla "Omne datum optimum" concesse all'Ordine la totale indipendenza, compreso l'esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre alla direttiva secondo la quale l'Ordine non doveva rendere conto a nessuno del suo operato, tranne che direttamente al Papa.
La Regola dell'Ordine, scritta di proprio pugno da San Bernardo, era formata da 72 articoli, che trattavano tutto ciò che poteva essere utile alla vita quotidiana, sia in Occidente che in Terrasanta: i primi 7 articoli riguardavano l'aspetto monacale dell'Ordine, mentre gli 11 successivi trattavano la vita quotidiana. Dall'articolo 20 al 29 si trattava l'aspetto dell'abbigliamento e del regime alimentare, con nette distinzioni fra chi era di stanza in Europa e chi in Terrasanta. Parleremo dopo di questo. Dall'articolo 30 in poi si affrontava l'aspetto militare, l'assistenza agli infermi, tutti i vari e numerosissimi divieti, le penitenze per chi infrangeva la Regola e così via. Questa Regola, scritta sulla falsariga di quella cistercense, era in verità durissima, sia per regolare i cavalieri secondo gli usi locali ed igienici (soprattutto in Terrasanta), sia per mantenere una ferrea disciplina.

Tanto per fare alcuni esempi, portiamo qualche estratto dalla Regola: "...che sia fatto divieto a chiunque di abbracciare o baciare una donna, fosse anche madre, sorella o parente. Se è madre, che essa venga tenuta a distanza e che il cavaliere saluti compostamente chinando il capo. Se è altra donna, che venga allontanata senza esitazione...". Un'altra molto dura "...che durante il sonno venga tenuta accesa una torcia per rischiarare tutto l'ambiente e che il cavaliere dorma vestito di tutto punto per essere sempre pronto alla battaglia... che il cavaliere dorma su un pagliericcio che dovrà stallare da solo il mattino successivo...". Esaminiamo quest'altra: "...che sia fatto divieto a chiunque di andare a caccia, di ridere scompostamente, di parlare troppo o di gridare senza motivo... che sia fatto divieto del gioco dei dadi, delle carte e di qualsiasi altro... che essi aborriscano i mimi, i giocolieri e tutto ciò che è gioco e divertimento... che tengano i capelli corti o rasi, perché il capello lungo si addice più a femmina che non a monaco combattente...". E leggiamo ancora: "...che il cavaliere si desti ogni mattino invernale alla quarta ora dopo la mezzanotte, ed ogni mattino estivo alla seconda ora dopo la mezzanotte, per partecipare agli uffizi religiosi... chi è infermo o ferito dovrà essere portato agli uffizi dai propri confratelli su lettiga...". E per quanto riguarda il regime alimentare: "...che il cavaliere mangi due volte al giorno, zuppa di verdure e legumi... che sia fatto divieto della carne di maiale... che il cavaliere mangi carne due volte la settimana... che venga osservato il digiuno ogni venerdì... che il cavaliere, durante la Settimana Santa, venga messo a pane ed acqua...". Ed altro ancora. Come si può vedere da questo, la Regola era veramente durissima. In Terrasanta, grazie anche a questa ferrea Regola, l'Ordine Templare divenne in assoluto il più potente e temuto: già nel 1150, l'Ordine poteva mettere in campo, entro pochissimo tempo, oltre 5000 uomini fra cavalieri, sergenti, turcopoli e altra milizia. L'Ordine, sempre attraverso la sua Regola, si diede una organizzazione interna verticistica e formidabile: un Gran Maestro che aveva la responsabilità totale del comando e di tutto l'Ordine; un Maresciallo, che aveva la responsabilità delle armi e dei vettovagliamenti dei cavalieri; un Gran Siniscalco, che aveva la responsabilità amministrativa e politica dell'Ordine. Dopo di questi, sia i possedimenti che le donazioni terriere venivano suddivise in Gran Priorati, che equivalevano agli Stati; i Priorati, che equivalevano ad un gruppo di regioni nello stesso stato; i Balivati, che equivalevano ad una provincia; i Precettorati, che equivalevano alle nostre città piccole e grandi. Così esistevano i Precettori, i Balivi, i Priori, i Gran Priori. Era una organizzazione perfetta, visto che ognuno per la gestione interna era totalmente indipendente dall'altro, e ognuno doveva rendere conto al suo superiore diretto, fino ad arrivare al Gran Maestro. Una cosa interessante: se ad esempio il Gran Maestro voleva fare visita ad una Precettoria di città, ma il Precettore non era d'accordo per motivi validi, lo stesso Gran Maestro non poteva entrare: questo per far comprendere quanto ognuno fosse responsabile della parte a lui affidata. Per ciò che riguardava la parte economica, ogni Precettoria doveva mantenersi da sola, facendo lavorare sia i cavalieri che altro personale: ogni Precettoria aveva i suoi orti, i suoi animali da allevamento e quant'altro necessario al sostentamento dei cavalieri. Alla fine di ogni mese, la Precettoria doveva inviare al Gran Siniscalco, che fungeva anche da Tesoriere, la decima parte del guadagno incamerato, mentre il resto rimaneva alla Precettoria per i costi di gestione. Come possiamo vedere, anche un'organizzazione commerciale perfetta. Così i Templari, sia in Terrasanta che in Europa, divennero un costante riferimento per le truppe ed anche per i pellegrini, che consideravano le Precettorie, ossia le caserme, veri punti di ristoro ed eventualmente anche rifugi inattaccabili dalle scorrerie dei briganti. I cavalieri templari, sempre nell'ambito del Concilio di Troyes, adottarono un motto che tuttora è in uso, cioè "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome sia gloria".
Ma i templari, oltre che straordinari combattenti, si rivelarono anche degli ottimi amministratori. Molti pellegrini che si recavano in Terrasanta depositavano presso le casse dell'Ordine i loro averi, per poi ritirarli al loro ritorno, aumentati degli interessi relativi al deposito. Questi fondi depositati nelle casse dell'Ordine venivano impiegati per l'acquisto di armamenti e per operazioni commerciali per le quali i fondi stessi, alla fine, rientravano nelle casse dell'Ordine ben più di quanto non fossero usciti. I templari erano, insomma, degli ottimi affaristi e commercianti, sempre, beninteso, per il bene dell'Ordine. E' da notare che la parte maggiore, ossia la quasi totalità del tesoro dell'Ordine, chiamato anche Tesoro del Tempio, era custodito a Gerusalemme, e il Gran Siniscalco e Tesoriere ne aveva la piena responsabilità, assieme al Gran Maestro. Ma come abbiamo detto, le Precettorie templari erano diffuse in tutta Europa e, tranne le quotidiane spese che servivano al sostentamento ed al buon andamento delle Precettorie, e che erano sostenute dalle stesse, tutti i costi  per il vettovagliamento e l'equipaggiamento dei cavalieri ed il loro seguito erano sostenute direttamente dall'Ordine. Significava quindi, quando la situazione lo richiedeva, spostare ingenti somme di denaro dalla Terrasanta in Europa, a bordo delle navi del Tempio. Ciò non sarebbe stato un problema, dato che la flotta templare era di fatto inattaccabile, ed i pirati saraceni nel Mediterraneo si tenevano ben lontani dalle navi battenti le bandiere dell'Ordine, ma i templari erano, oltre che saggi, anche assai prudenti. Quindi il dilemma era su come inviare danaro in Europa senza rischi. Come fare? La risposta è semplice: fu inventata la lettera di credito, o se preferite l'assegno. Quando occorreva in Europa una somma di denaro, il Gran Siniscalco ed il Gran Maestro a Gerusalemme firmavano una lettera sulla quale apponevano il loro sigillo, che ordinava al Siniscalco del Tempio in Europa di versare a chi di dovere la somma richiesta, prelevandola direttamente dalle casse dell'Ordine in Europa. Così, non era necessario spostare materialmente per mare somme di denaro che comunque potevano far gola a chiunque.
I rituali templari erano complessi e nel contempo densi di suggestivo fascino: ad esempio, quando moriva il Gran Maestro, nel lutto generale tutti erano tenuti a recitare cinquanta volte il Padre Nostro al mattino ed altre cinquanta volte alla sera, si manteneva un regime di quasi digiuno, tranne che per i feriti e gli infermi. Il Gran Maestro veniva sepolto con il suo mantello e la sua spada, mentre i guanti bianchi venivano bruciati. Ai poveri veniva dato doppio pasto al giorno, mentre il giustacuore, la cotta e l'elmo del Gran Maestro veniva donato ai lebbrosi. L'elezione del nuovo Gran Maestro era particolarmente suggestiva: il Maresciallo del Tempio nominava due cavalieri, fra i più valorosi, che passavano una notte di preghiera nella Cappella del Santo Sepolcro dove, assieme all'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, vi era in essere un acquartieramento templare formidabile, armato fino ai denti, con sorveglianza giorno e notte, visto che la Regola così recitava: "...il demonio colpisce di giorno e di notte, quindi che si difenda il Sacro Sepolcro dall'alba all'alba successiva sempre in armi...". Al mattino successivo, essi nominavano altri due cavalieri; così in numero di quattro, si ritiravano di nuovo nella Cappella la notte successiva, e ne eleggevano altri due. Via via, essi raggiungevano il numero di dodici, che stavano a rappresentare in modo allegorico i dodici apostoli, e questi dodici nominavano a loro volta un tredicesimo cavaliere, detto "cappellano" che rappresentava simbolicamente Gesù. Quindi si riunivano in conclave (come si fa oggi per l'elezione del nuovo Pontefice) ed alla fine eleggevano il Gran Maestro: la loro decisione era inappellabile e definitiva e veniva poi sottoposta, solo per ratifica, al Capitolo Generale, ossia l'adunanza di tutti i cavalieri. Una figura che non era certo di secondaria importanza era quella delle donne nell'Ordine. Come abbiamo visto, i cavalieri non potevano in alcun modo avvicinare donne, ma esisteva una piccola comunità femminile, e queste donne o per lo più ragazze, venivano chiamate "ancelle templari". Ognuna di esse era addetta alle cure di un cavaliere, come il lavaggio delle vesti, il rammendo delle stesse sdrucite, la manutenzione dei mantelli e quant'altro rappresentava lavoro muliebre, quindi non adatto ad un uomo. Erano anche addette alle cure dei feriti nelle battaglie in aiuto ai cerusici.

I cavalieri non potevano vedere mai queste loro ancelle, neanche sentirne la voce e, non sempre, conoscerne il nome. Insomma la Spianata del Tempio era divenuta il centro più importante per tutto l'Ordine.

Dopo aver parlato diffusamente dell'Ordine nelle sue linee generali, parleremo, nelle pagine predisposte, della partecipazione del templari alle Crociate, sulle battaglie da loro condotte, vinte e perse. Parleremo poi della fine dell'Ordine in un processo farsa, costruito ed architettato appositamente dal re di Francia Filippo IV detto "il bello" e dal Papa Clemente V per appropriarsi dei beni dell'Ordine e delle loro grandi acquisite conoscenze di scienza e tecnologia, come ad esempio la tecnica della costruzione delle grandi cattedrali gotiche. Per quello che riguarda la pagina storica, rimandiamo la gentilezza di chi legge alla pagina Templari e Crociate , mentre per le accuse ed il piano architettato contro l'Ordine, rimandiamo alla pagina dedicata al processo farsa ai templari . Inoltre, se siete attratti o comunque interessati dal fascino del mistero e dell'arcano, potrete trovare altri argomenti interessanti e molto stimolanti nel nostro sito, nella pagina dedicata ai misteri dei templari dove realtà e leggenda si confondono in una affascinante ricerca dell'ignoto.