Va bene. Parleremo del mondo, quel mondo che non è proprio templare, cioè il mondo in cui oggi viviamo. Questo perché, nella grande quantità di e-mail che ogni giorno riceviamo, moltissime ci chiedono pareri sulla vita attuale, sul mondo odierno, e qualcuno si meraviglia sul perché non lo facciamo mai e se viviamo in un mondo tutto nostro, separato da quello di tutti i giorni. Qualcuno addirittura ci ha scritto per sapere se viviamo in un convento. Ma per carità. Questo non è vero, assolutamente, viviamo in questo mondo e ne respiriamo l'aria mefitica tutti i giorni, mentre è vero che non ne abbiamo mai parlato, se non di sfuggita. Stavolta invece ne parleremo, e diremo la nostra su diverse cose. Ma vorremmo anche mettere la cosa sotto una chiave ed una luce diversa dalla solita lamentela. Una lettura molto particolare, di alcuni gustosi episodi ed aneddoti riguardanti l'italica gente in situazioni diverse, che abbiamo vissuto in prima persona e tutti fatti assolutamente veri e reali, però in chiave tragicomica, e questo servirà per far apparire ancora più grottesca la realtà di oggi, vista con i nostri occhi e cuori templari. E, appunto, diremo la nostra, come vediamo noi certe cose e con il nostro commento, che non vuole in alcun modo essere offensivo né fuorviante. La metteremo sotto la luce di scherzo, di celia, ma una celia amara, che deve far pensare i nostri gentili lettori così come ha fatto e fa pensare noi. Certo, siamo sicuri che le nostre parole e le nostre osservazioni alzeranno un vespaio di polemiche, faranno felice qualcuno e faranno andare su tutte le furie qualcun altro, e forse alla fine saranno molti di più i furiosi che non i gioiosi... ma la nostra non vuole essere affatto polemica od offesa, solo considerazione, dapprima scherzosa e successivamente seria, ma che deve, ripetiamo, far riflettere su quello che gli italiani fanno, in ogni occasione. Useremo per il racconto di questa prima parte un "tu" generico e partiremo in ordine cronologico, cioè da episodi cui abbiamo assistito nella scorsa estate e poi di seguito. Passeremo da un misto di cui siamo stati gustosamente protagonisti in varie località, per poi passare a cose molto più serie e che debbono farci riflettere sempre di più. Buona lettura quindi e, ci auguriamo, buon divertimento.....

VIAGGIO IN AUTOSTRADA

Ognuno, pensiamo, ha diritto ad una sana e ristoratrice vacanza, alla fine di tanti mesi di duro lavoro. Così, alla ricerca di una vacanza, anche tu, come l'italica gente, vai, o meglio fai finta di andare in vacanza. Orbene, la vacanza presuppone un viaggio, cioè ci si deve muovere dalla città in cui si vive per raggiungere lidi (o monti) più o meno lontani, secondo quello che si desidera fare. Quindi si carica l'auto delle cose necessarie, oltre al superfluo, e si parte. Hai deciso per il mare, finalmente. Ed allora parti. Imbocchi un'autostrada (non dirai quale) e per ore ed ore si viaggia, insieme a tante altre persone e famiglie stipate in scatolette di latta roventi cariche e stipate fino all'inverosimile di ogni tipo di bagaglio, con valigie, borsoni, zaini, pacchi, colli, oltre a carrelli con sopra canotti, barche, catamarani, gommoni ed ogni altra sorta di cosa che possa galleggiare. Si viaggia anche assieme a torreggianti TIR che ingombrano le carreggiate e che ti fanno paura soltanto a vederli andare, ondeggianti e mentre giocano al sorpasso fra di loro, pronti a triturare qualsiasi auto od altro ostacolo che si possa frapporre fra loro e la méta che debbono raggiungere. Nulla da segnalare durante questa fase del viaggio, se non i soliti imbecilli che credono di essere piloti di Formula 1 e che per la gioia dei gommisti consumano chili di pneumatici con le loro andature brucianti, oppure persone di una certa età che camminano in modo così lento, ma talmente lento che una tartaruga asmatica potrebbe superarli senza problemi. Ogni tanto qualche sparuta pattuglia di Polizia Stradale dotata di autovelox (quel congegno che quando ti accorgi che ti ha beccato sarebbe meglio che invertissi la marcia e tornassi a casa, in quanto la multa da pagare sarà più salata del costo della vacanza) e qualche ronzante elicottero che volteggia sopra il nastro di asfalto. Si va, con temperature altissime e con i finestrini chiusi, con l'aria condizionata dell'auto a palla per chi ce l'ha, mentre chi ne è sprovvisto viaggia a finestrini aperti, le facce paonazze e la testa di fuori a cercare un minimo di aria che non c'è. Ma ad un tratto si fa ora di pranzo, le fatidiche ore 13.00.

ALL'AUTOGRILL: NELL'ANTICAMERA DELL'INFERNO

Quindi cosa è che puoi fare? Ma fermarti in un autogrill, non c'è dubbio. Ecco, questa è l'idea più strampalata e malaugurata che poteva venirti. A parte l'impellente bisogno di espletare in modo fisiologico, devi pure mangiare, ma potevi anche fare altre due cose: 1- anche se non hai ancora fame, puoi fermarti a mangiare alle 11.30; 2 - proseguire tenendoti il bisogno ed i morsi della fame almeno fino alle 15.00. Certamente, perché a quell'ora, le 13.00, non potevi immaginare di capitare in una bolgia dell'Inferno Dantesco. E pensare che ai tempi del Divino Poeta non esistevano gli autogrill. Ma tu, testardo ed affamato, oltre che con la vescica che ti esplode, ti fermi. E mal te ne incolse. Dopo aver vagato nel parcheggio dell'autogrill per circa 20 minuti alla ricerca di un posto che alla fine una famiglia tedesca con l'espressione meravigliata ti lascia disponibile, fendendo la folla sul piazzale e sulle scale, entri in questo autogrill. Dante scriveva "lasciate ogni speranza o voi che entrate" all'ingresso del suo Inferno nella Divina Commedia, e ora tu pensi che un cartello con un avviso del genere sarebbe stato meglio se lo avessero messo anche all'entrata dell'autogrill. Entrando, l'aria condizionata e la grande escursione termica ti schiaffeggiano, e pensi che sarebbe il colmo se andando in vacanza ti venisse una polmonite. Ma tant'è, quindi prosegui fendendo la folla sempre più fitta all'interno di questo autogrill. Prima di tutto, vista l'imminente esplosione della vescica, ti dirigi alla toilette. Pensi sia facile? Errore. C'è una fila che non si vedeva da quando distribuivano il pane nell'immediato dopoguerra. Ed intanto il tuo nervosismo monta, litighi con tutti, anche con la poverina addetta alla toilette (ma lei che c'entra?) purché tu possa espletare il tuo bisogno senza inondare le tue braghe. Alla fine, a denti stretti e dopo essere passato avanti ad un minimo di 30 persone in attesa, con la scusa di sentirti male, riesci finalmente a svuotare la vescica, ormai vicina alla deflagrazione.

I PREDATORI DEL PIATTO PERDUTO

Più sollevato, non più di tanto, ma perlomeno svuotato, ora si fanno sentire i morsi della fame. Quindi, fendendo la sempre più fitta folla,  ti dirigi verso il banco dove ci sono i panini. Niente da fare, non è possibile, già alla cassa una fila spaventosa di disperati con i soldi in mano, con una espressione fra il crudele ed il rassegnato, attendono il loro turno, e pensi che quando sarai arrivato ai panini, ci saranno solo le ceste vuote e qualche briciola da distribuire agli uccellini. Quindi dirotti sul ristorante self-service che c'è in questo autogrill. Idea ancora peggiore, perché quello che sui panini hai pensato tu, l'hanno già pensato quasi tutti quelli presenti. Quindi partecipi, stringendo i denti e puntando i piedi, all'assalto al self-service. Arrivi dove si prendono i vassoi, e già sei fortunato che ne prendi uno, mentre per le posate che sono quasi terminate devi quasi fare a botte con quello che le sta già prendendo. Alla fine, ti inventi un armistizio, fate a metà: la forchetta a te, il cucchiaio a lui cui non serve la forchetta, e sei una saetta a prendere il coltello, prima che te lo soffi qualcuno dietro di te. Poi, assisti a scene apocalittiche: quelli in fila per i primi porgono tutti assieme i piatti al poverino che, dietro al bancone, non sa più a chi dare retta. La gente in fila litiga con tutti, con il poverino al bancone, fra loro ed anche con loro stessi, maledicendo il fatto di essersi fermati là, cosa che in cuor tuo stai facendo anche tu. Pensi sia meglio dirigerti verso il banco delle pietanze, dove forse c'è ancora qualcosa, ma anche questo è un grave errore. Uno davanti a te dice: "Ma gli italiani sono pastaioli, qui sicuramente trovo meno gente!". Errore, quello che lui ha detto lo hanno pensato anche gli altri, e quindi tutti si sono diretti verso le pietanze. Pure molti di quelli che erano al banco dei primi. Fra spinte e scossoni, arrivi al bancone delle pietanze, dove sgomitando con i vicini riesci a prendere una microscopica cotoletta panata e tre patate di numero, e devi reputarti fortunato. Con questo piatto ti dirigi verso i tavoli, dove hai intravisto un posto vuoto. Ma devi correre, perché intanto una corpulenta signora con annessa prole sta per fregarti il posto. Ti siedi, finalmente, mentre al tuo fianco, pochi metri più in là, prosegue la sanguinosa battaglia per un boccone di qualcosa. Insomma, una vera e propria umanità dolente, i predatori del piatto perduto. Accanto a te, assisti intanto ad una scena davvero pietosa: una signora incinta, verso il 7° od 8° mese considerando il volume della pancia, è sola, con l'aria disperata, con davanti un piatto con un po' di insalata e basta. Mio Dio, pensi, ma questa signora ha bisogno di aiuto e di mangiare. Pensi anche che non può essere da sola, qualcuno con lei ci deve essere. Ed infatti ad un tratto intravedi un uomo barcollante che esce dalla calca della battaglia con in mano un piatto ed il viso stravolto. E' il marito, poverino, che sta cercando eroicamente di raggiungere la moglie con una bistecca presa dal banco delle pietanze. Inutile dire che quella bistecca è arrivata fredda e somigliante più a suola da scarpe che a della carne. Riabbassi gli occhi e mangi, e pensi che questo mondo è impazzito, o che forse sei finito, a tua insaputa, sul set di un film del grande Federico Fellini. Finito il tuo pasto vorresti, perché no, un caffè. Sogno irrealizzabile, visto che per arrivare al bar c'è una fila chilometrica, prima alla cassa, poi anche al bar stesso. Vabbè, vuol dire che il caffè lo prenderai ad un altro autogrill. Pensi sia meglio andare via da quell'inferno, ed è forse l'unica idea giusta che ti è venuta da più di un'ora e mezzo a questa parte. Riesci quindi dall'autogrill, dove il caldo ti aggredisce: è come se tu uscissi da un frigorifero e mettessi la testa in un forno. Ma meglio quello che l'inferno dell'autogrill. Quindi ti rimetti alla guida, dopo aver imprecato in gaelico per il volante che sotto il sole è divenuto rovente, per raggiungere il luogo della sospirata vacanza. Tutto liscio? Macché. Uscito dall'inferno dell'autogrill, entri nell'inferno delle code in autostrada. Tutti fermi, tutti in coda. Tutti con i finestrini aperti, famiglie con bambini urlanti e piangenti per il caldo, con quelli che sono alla guida che vengono regolarmente aggrediti dalle consorti sbraitanti, perché "non dovevi prendere quell'autostrada". E certo, dove passi? Voli? Vabbè, accendi la radio e la punti sul canale delle notizie del traffico. Notizie buone? Neanche per sogno. Nel tratto dove sei tu ci sono oltre 10 Km. di coda per "traffico intenso". Ore di coda. Poi, lentamente, si ricomincia a scorrere. Forse arriverai alla méta agognata.

NEL VILLAGGIO VACANZA

Una bella idea, proprio una bella pensata, questa dei villaggi vacanza.  E' senza dubbio una organizzazione che porta migliaia e migliaia di persone dentro una struttura che offre tutti i servizi immaginabili e possibili, ovviamente tutti vertenti al divertimento ed all'intrattenimento degli ospiti. Nulla da eccepire su questo, ognuno ha diritto, indubbiamente, dopo mesi e mesi di lavoro, di farsi una vacanza divertente e senza pensieri sguazzando nel mare. L'unico pensiero sarà poi, se non ce lo si è già tolto prima, quello di pagare il conto, alcune volte più salato del mare stesso. In queste spiagge, italiche o meno, succede di tutto e di più. Fin dall'arrivo nel villaggio.

L'ARRIVO AL VILLAGGIO

E' un villaggio enorme e sconfinato, dove arrivi di solito nel pomeriggio, scarichi le valigie e mentre la sorridente signorina alla reception prima ti piazza un braccialetto di plastica colorato al polso che non sai bene a cosa serva, e poi ti dà la chiave della camera, alcuni scalmanati, cioè gli animatori, ti danno il benvenuto circondandoti con una serie di attenzioni e bibite varie, mentre tu hai fatto un viaggio lunghissimo e faticoso, sei stanco morto, sudato come una bestia e non vedi l'ora di farti la doccia. Quindi, dopo la prima bolgia dell'arrivo, sali in camera cercando prima di tutto di entrarvi. E qui accade la prima tragedia: già, perché se la chiave che la sorridente signorina ti ha fornito è una normalissima chiave, tutto fila liscio, ma se invece, come in molti casi, è una scheda che devi far strisciare in una fessura che c'è al posto della toppa, allora sono guai. Si, perché allora ci vuole una laurea in ingegneria elettronica, altrimenti la porta rimarrà desolatamente chiusa. E quindi chiami il personale addetto, che ti farà fare una figura terribile. Con un sorriso ironico, e con nel pensiero "Guarda questo cretino, non sa manco aprire una porta", l'addetto prende la scheda, la passa con fare sicuro nella fessura, si sente il "bip" e la porta, come per magia, si apre. Ti restituisce la scheda, spiegandoti per le prossime volte come devi fare. E certo, mica puoi rompere le scatole tutti i santi giorni al personale per aprire una porta, ti pare? Tu, che ti senti peggio di uno scolaretto ripreso dalla maestra ed imbufalito per la pessima figura, entri in camera, piazzando dove capita le valigie e cercando, finalmente, di fare una doccia. E' qui che la seconda tragedia si compie: dopo esserti completamente denudato, prima passi davanti allo specchio e ti guardi, provando un enorme senso di ribrezzo e disgusto verso il tuo corpo sconvolto dall'adipe, poi provi ad entrare nella doccia dove apri l'acqua. Quando va bene trovi un normale miscelatore che devi dosare, seppure emettendo gridolini idioti perché prima o l'acqua è troppo fredda oppure è troppo calda, fino a trovare una temperatura ideale che, guarda caso, non è mai costante e mentre l'acqua scorre finalmente sul tuo corpo, improvvisamente ed in modo alternato prima l'acqua esce bollente e diventi lesso, poi arriva uno scroscio di acqua gelida e, se non ti prende un infarto, sei pronto da mettere nel freezer. Ma se al posto del miscelatore c'è una serie di pulsanti, ecco che subentra il terrore. Come fare? Prima provi da solo, ma quando alla fine le spie luminose si accendono tipo albero di Natale, decidi di attaccarti al telefono e chiami la reception: "Vorrei fare una doccia, ma come? Con tutti questi pulsanti non ci capisco nulla". Altra figura terrificante. Dalla reception, la voce di una simpatica ed affabilissima signorina ti risponde: "Le mando subito qualcuno, non si preoccupi". E lì comprendi che la signorina sta pensando che sei un buono a nulla, perché non sai manco aprire l'acqua. Tu, sempre più inferocito e stanco, con addosso un accappatoio che ti fa sudare due volte di più, attendi che arrivi qualcuno. Che alla fine arriva, bussa alla porta, entra e ti mostra, con perizia, come fare ad aprire l'acqua e poi a miscelarla nel modo adeguato. Altra figura barbina. Finalmente, riesci a fare una doccia e mentre sei sotto l'acqua, ti rilassi. Ecco però in agguato la quarta tragedia: mentre sei tutto insaponato, ti squilla il telefono in camera. Esci di corsa dalla doccia, rischiando di scivolare e di finire al craniolesi del più vicino Centro Traumatologico, prendi il telefono ed ascolti la suadente voce della simpaticissima signorina della reception che ti chiede: "Tutto bene? E' soddisfatto del servizio?". Pensi di mandarla al diavolo, ma rispondi che si, è tutto a posto e sei soddisfatto del servizio. Bugia colossale, perché pensi che la colpa non sia tua, ma di tutte quelle diavolerie che hanno messo là dentro. Come Dio vuole, riesci a farti la doccia e finalmente ad asciugarti, ma proprio qui è in agguato la quinta tragedia: non ti eri accorto che la stanza è dotata di aria condizionata, che prima era spenta e poi è stata accesa dalla reception ed uscendo dalla doccia rischi la paralisi o, se va bene, un colpo della strega con i fiocchi. Allora cerchi il telecomando del condizionatore che non riesci a far subito funzionare, divenendo di colpo un ghiacciolo, tanto che non ti meraviglieresti di veder spuntare un pinguino da sotto il letto, e continui ad armeggiare con il telecomando del condizionatore, fino a quando non riesci a spegnerlo. Però sei trionfante, perché stavolta non hai avuto bisogno di aiuto. E che cavolo, almeno una cosa da solo la saprai fare, no?

ALLA SCOPERTA DEL VILLAGGIO

Vestito di tutto punto, ovviamente stile balneare, esci dalla camera e vaghi per il villaggio, cercando di capire come funziona il tutto. Passi per la piscina, colma di gente che sguazza e grida, chi gioca, chi fa "acqua-gym", cioè la ginnastica in acqua, roteando gambe ed agitando soprattutto braccia e mani che immancabilmente vanno a schiaffeggiare il vicino che nuota lì accanto, chi prova a camminare sull'acqua come Nostro Signore, chi fa scuola di nuoto e va a fondo come un masso, chi gioca con palloni vari che schizzano sulla testa dei vicini, chi si tuffa dal trampolino, forse credendo di essere il Cagnotto o il Di Biasi della situazione e dà terrificanti panciate, riuscendo dall'acqua con chiazze bluastre sul ventre, sorridendo con una smorfia che tradisce un dolore bestia, chi tenta di annegarsi forse per il conto troppo caro e chi tenta di annegare la moglie, facendolo passare per uno spiacevole incidente, chi fa il morto a galla con il rischio di diventarlo davvero, viste anche orde di ragazzini urlanti che si tirano l'uno con l'altro tutto ciò che capita, dai braccioli alle ciambelle di salvataggio e che colpiscono inesorabilmente proprio quello che fa il morto a galla. Qualcuno si stende sugli asciugamani e teli da bagno sul bordo vasca e grida perché anziché essere asciutti, sono zuppi di acqua gelida. Qualche signora sul bordo vasca tenta di prendere il sole, ma gli spruzzi d'acqua sollevati dall'imbecille di turno che gli si tuffa accanto vanifica questo misero tentativo, e così senti la signora inferocita: "Ma dico, è pazzo a tuffarsi così?". E la risposta, degna del miglior galateo: "Allora si sposti e vada a prendere il sole più in là". Manco più le scuse, si fanno, e l'egoismo impera. Decidi così di recarti in un'altra parte del villaggio, dove ci sono dei campi da tennis e di bocce, oltre a campi di calcio e calcetto. E lì puoi osservare un magnifico campionario di ultracinquantenni panciuti ed ansimanti che se al posto della racchetta da tennis avessero una padella sarebbe meglio, però credono tutti di essere Jimmy Connors o Adriano Panatta ai tempi migliori e litigano per le palle da tennis che invece di arrivare diritte, finiscono tutte sulla rete o peggio sulla testa del poveraccio che guarda. Sui campi di calcetto poi si consuma una vera e propria ecatombe: gente che sotto le magliette al posto della pancia hanno delle vere e proprie angurie corre dietro alla palla che schizza da tutte le parti e dopo appena due minuti, e mentre l'animatore di turno si raccomanda e grida : "Non fatevi male", quasi tutti, considerato il loro colorito, che dal rosso paonazzo tende al viola scuro, sono pronti per l'Unità Coronarica. Altro che male. Tu, osservando la tua anguria, che hai al posto della pancia, ti dici che è meglio non osare, odiando nel frattempo, con tutte le tue forze, quegli aitanti giovani nel campo vicino, giovani con il ventre piatto ed i muscoli guizzanti. Sospirando, continui il giro. E qui altra tragedia. Ti ritrovi, chissà come, accanto ad un cancello, dove c'è scritto "Miniclub". E' dove i bambini vengono parcheggiati dai loro genitori e passano il tempo, giocando fra loro, sotto il controllo di alcuni addetti del villaggio, specializzati in questo compito. Vicino al cancello, parecchi genitori sono in attesa, sfiniti dal sole e dalla fatica, padri sudati e sconvolti, madri scapigliate, con asciugamani sottobraccio, stracotte dal sole e con il viso stravolto. Mentre sei lì, il cancello si apre ed una marea di ragazzini urlanti esce a mo' di mandria di bufali impazziti, ti travolgono, ti passano senza pietà sulle tue calzature da spiaggia nuove fiammanti e le riducono in uno stato pietoso, raggiungono i loro genitori, che vengono investiti anche loro, e che devono, col volto disperato, acconsentire alla travolgente e pressante richiesta di gelati, patatine, lecca-lecca e merendine varie da parte dei piccoli Attila appena sfornati dal Miniclub. Così, mentre i piccoli replicanti degli Unni con relativi genitori prendono d'assalto il bar della spiaggia, dove gli addetti hanno l'espressione decisamente preoccupata e pensi che sarebbe meglio dotarli di elmetto, pensi anche che avevi deciso di prenderti un caffè, ma vista la presenza dei piccoli barbari sciamanti che ormai hanno trionfalmente preso possesso del bar e relativi tavoli, dirotti altrove. Ma mentre dirotti, dal cancello del Miniclub escono gli addetti che si prendono cura dei bambini per tutto il giorno. E' una scena pietosa. Quasi tutti ragazzi giovani, soprattutto ragazze, escono con gli occhi sbarrati, trascinandosi fuori e con il viso stravolto dalla fatica, e se gli chiedi qualcosa, non ti sentono. Non perché non vogliono, ma perché non possono. Dalla mattina, con le urla dei bimbi, sono diventati quasi dei non udenti. Però chiedi lo stesso: "Si divertono qui i bambini?". Una ragazza, forse una che ha ancora un minimo residuo dell'uso dell'udito risponde, con gli occhi simili ad un bersaglio giallo e nero delle freccette ed un sorriso disperato: "Certamente, oggi poi è stata una giornata divertentissima". Per i bambini certamente si. Per gli addetti certamente no, visto l'entusiasmo nella risposta e le condizioni fisiche degli addetti stessi. Va bene, dirotti lo stesso, e qui scatta l'ennesima tragedia, perché ti smarrisci. Ti perdi. Il villaggio è talmente grande che non sai più dove ti trovi. Allora, con il terrore negli occhi, chiedi a qualche anima pia che ti indichi la strada per la reception del villaggio. Domanda che per un po' di tempo rimane senza risposta, perché non ti fila nessuno, finché non incontri un altro scalmanato, sempre un animatore che ti guarda e, con voce compassionevole, ti indica la via della reception. Arrivi così al bancone della ricezione, dove la simpatica signorina con il sorriso stampato tipo calendario ti chiede: "Che succede? Qualcosa non va?". Tu, con un sorriso idiota, spieghi che ti sei perduto per il villaggio. La signorina allora, con voce suadente e sorriso di circostanza, ti porge un pieghevole, un depliant dove c'è l'intera pianta del villaggio e tutti i servizi. Perfetto. Ora ti senti come il Corsaro Nero con la mappa del tesoro e riparti per la visita del villaggio. Passi davanti a vari negozi interni al villaggio, come il parrucchiere, dove è pieno di signore che si fanno la piega o sono cariche di bigodini, altre che fanno i colpi di sole, mentre alcune signore escono e sembrano delle moderne Meduse con i capelli trasformati in serpenti dotati di invisibile crinolina. Pensi come i colpi di sole potrebbero farli direttamente in spiaggia, basta esporsi un tre ore al solleone, e che quei capelli così montati dureranno solo qualche ora, mentre i soldi spesi sono durati ancora meno. Poi passi davanti alla boutique, dove vedi molte signore indaffarate a comprare costosissimi abitini da mare e splendidi ridottissimi costumi che si scambiano sguardi velenosi fra loro, sicure di acquistare il vestitino più bello e più costoso o il costume più variopinto e più sexy, pensando: "Ora glielo faccio vedere io a quella smorfiosa mia vicina di ombrellone chi è la più carina e la meglio vestita". Ti fermi ad osservare e pensi che i costumi che hai visto sono ridottissimi ma il prezzo è inversamente proporzionale al tessuto impiegato, pensi che alcune signore più che un costume dovrebbero indossare un barile, vista la generosità delle forme, e non da ultimo pensi alla "Messa da Requiem" che presto canteranno al portafogli dei poveri mariti. Poi ti scuoti e prosegui, ritrovandoti davanti al "Centro Fitness". E' dove uomini e donne vanno per gli esercizi con gli attrezzi, per buttare giù la pancia e per farsi un po' di muscoli. Anche qui la scena è da brividi: qualcuno fa esercizi a corpo libero, qualcuno invece, per far colpo sulla bella ragazza lì vicino, prende bilancieri pesantissimi, fa una fatica tremenda e rischia le coronarie solo per alzarli, altri usano cyclettes ad una velocità pazzesca ed ansimano come delle vecchie locomotive, altri ancora, usando un "tapis roulant" automatico, corrono come matti, e così facendo schizzano il loro fetido sudore sul vicino che magari sta facendo proprio la cyclette. Altri sono intenti alla cura dei propri addominali, ma tenendo l'asse così inclinata che poi i dipendenti del villaggio addetti al Centro Fitness sono costretti a tirarli giù al più presto, vedendo che i loro occhi si sono trasformati in palline da ping-pong e che la loro respirazione è ormai un rantolo. Cosa non si farebbe per sembrare più belli, pensi tu. Prosegui e passi per il "Beauty Center". Ecco, qui è la vera clinica della cura del corpo e della pelle. Non si potrebbe, ma con stile Pantera Rosa ti metti a sbirciare. Signore distese a fare lampade a raggi ultravioletti, che assumono un colore che non sai se sia il riflesso della lampada oppure il progressivo ustionarsi dell'epidermide, altre sottoposte a massaggi di ogni tipo, dai nomi orientali più disparati, e vedi anche che a volte il massaggio si trasforma in una specie di pestaggio, considerati certi colpi sul corpo, altre con creme sulla faccia che le fanno somigliare ad attrici di un film horror, altre ancora con ogni tipo di frutta e di ortaggi sugli occhi e su varie parti anatomiche, altre spalmate di fango di ogni colore e pensi che per il processo di mummificazione ci vorrà ancora tempo e non capisci perché debba essere così caro il trattamento, o forse dipende dal prezzo degli ortaggi che vengono usati, e pensi anche che hai visto pelli così avvizzite che forse una levigatrice orbitale sarebbe più indicata. Ma ora si comincia a fare tardi, è ora di cena quindi, mappa del tesoro alla mano, ti dirigi verso il ristorante interno al villaggio.

LA CENA AL VILLAGGIO

Visto che al malefico autogrill hai mangiato solo una cotoletta microscopica con tre patate, non vedi l'ora di sederti e di mangiare. Ora, esistono due tipi di ristorazione nei villaggi vacanza.

Il primo è quello dove credi che, con molta calma, puoi dirigerti verso i tavoli, dove sederti e mangiare. Invece, ecco che torna il terrore patito in autogrill: si, perché come metti piede nel ristorante, trovi una fila di gente che non finisce più, che litiga senza posa e non capisci perché. Ti chiedi se sei nel ristorante o se invece hai sbagliato e sei finito in una rosticceria vicina dove vendono la pizza al taglio. Niente di tutto questo, la strada è giusta ed il ristorante pure. Il problema è che, siccome sei appena arrivato, devono assegnarti un tavolo, dove puoi mangiare assieme ad altre 7-8 persone, che ovviamente non conosci e che non può fregarti di meno di conoscere. Quindi, dopo una spasmodica attesa con i morsi della fame, fra spinte varie ed urla di ragazzini, arrivi ad tavolo dove un simpatico signore, il "maitre",  ti chiede se sei da solo o quante persone siete. Dopo la risposta, e dopo la consultazione di un elenco che sembra il Libro della Genesi, ti indica un tavolo rotondo in mezzo alla grande sala. Tu chiedi se puoi avere un tavolo con vista mare, ma il "maitre", con uno sguardo inorridito, ti dice che i tavoli vista mare sono tutti già occupati, pensando anche che la tua salute mentale sia alquanto malferma. Così, ti dirigi verso questo tavolo, dove assieme a te si accomodano altre 5 persone, ragazzini compresi, che ovviamente non conosci. I ragazzini (fra i quali ne riconosci due reduci dal famigerato Miniclub) prendono i posti migliori ed i genitori si siedono ai loro lati. A te rimane una sedia che ti affretti a prendere, dovesse sparire pure quella. Abbozzi un sorriso ai commensali e ti siedi. Osservi che intorno a te c'è un incredibile andirivieni di persone, e solo allora capisci che è una ristorazione self-service, ossia ti alzi e vai a prenderti da solo quello che più gradisci, a parte i primi e le pietanze che vengono distribuite a due banconi diversi da alcuni addetti. Allora ti alzi, e vai verso il bancone dove distribuiscono i primi, prendi un piatto e ti fai la ormai solita fila. Arrivi alla fine ai primi dove puoi scegliere e ti attardi un momento a vedere cosa hanno di buono. Ecco, mai fare una cosa del genere: perché senti, in un batter d'occhio, la signora dietro di te che inizia a borbottare dicendo: "Potrebbe essere più veloce nella scelta? I bambini a tavola aspettano". La guardi e vorresti risponderle che almeno la sua frase potrebbe essere accompagnata da un "per favore", ma capisci che è inutile. La signora ha la faccia stravolta e gli occhi iniettati di sangue, e a te non va di litigare. Perciò scegli la prima cosa che vedi, e che è ovvio che ti sarebbe piaciuta l'altra. Te ne ritorni così al tavolo e ti siedi per mangiare, vedendo che intanto i bambini dei tuoi commensali hanno già invaso, con tovaglioli, pane ed altro anche il tuo spazio. Sospirando, con il tuo tovagliolo cerchi di togliere briciole ed altro che i simpatici ragazzini dei tuoi commensali hanno lasciato, posizioni il tuo piatto e ti metti a mangiare, in silenzio, pregando Dio che i tuoi commensali non vogliano attaccare discorso, ma per fortuna non accade, visto che sono impegnati in modo spasmodico a dar retta ai loro figli che, più che mangiare, frullano il cibo da tutte le parti, finanche nel tuo piatto. Alla fine, riesci a terminare il tuo primo piatto ed ecco che passa una velocissima cameriera, che manco avevi visto, e ti toglie il piatto da sotto il naso. E' il momento di scegliere il secondo, quindi ti rialzi e ti dirigi verso il bancone dove ci sono le pietanze. Prendi il piatto dalla catasta, solita file e poi ti piazzi davanti all'addetto che ti guarda ed osservi cosa c'è di disponibile. E' un attimo, e già l'addetto dà segni di impazienza, perché dietro a te la fila si è ingrossata, tu vorresti chiedere lumi sulla composizione di quella pietanza ma, onde evitare altri assalti come in precedenza, capisci che è meglio desistere e porgi il tuo piatto, indicando in silenzio all'addetto quale scegli. Fatto il piatto, torni al tavolo, ormai divenuto un campo di battaglia, poiché i figli dei tuoi commensali, senza meno educatissimi, hanno sporcato anche il tuo posto di ogni cosa, fra sughi, olio, formaggi ed ammennicoli vari. Riabbozzi un sorriso, mentre la genitrice dei piccoli Visigoti si scusa con voce flebile, e finisci anche il secondo, e mentre lo finisci ti accorgi che non hai preso il pane, con il quale vorresti fare la poco nobile "scarpetta". Ti alzi rapidamente e vai al banco del pane, ne prendi un po' e ritorni. Ma la scarpetta è diventata come quella di Cenerentola. Un sogno. Già, perché la fulminea cameriera di prima ha già fatto sparire il piatto. Poi, mentre guardi la cameriera con sguardo assassino, senti un certo marasma, o meglio una pazzesca cagnara in un angolo del grande salone. Ti volti e senti qualcuno che grida: "L'anguria, hanno portato l'anguria!". Ecco il perché della cagnara, e vedi che tutti si tuffano a capofitto verso il tavolo dove i poveri addetti hanno portato dei vassoi con le fette di anguria. Pensi che la vorresti anche tu, quindi ti alzi di nuovo, riesci a prendere un piatto e ti dirigi, forte ormai dell'esperienza in autogrill, verso la calca dove ci dovrebbe essere l'anguria, ma quando riesci ad arrivare sul bordo del tavolo, l'anguria è finita. Uomini e donne vicino a te gridano che ne portino dell'altra, i ragazzini piangono perché vogliono l'anguria, persone anziane che sbraitano, addirittura uno in carrozzella grida come un pazzo: "Esigo l'anguria, altrimenti da qui non mi muovo!!". Pie parole, perché l'uomo in carrozzella, in barba ad ogni civile convivenza e rispetto, viene letteralmente spinto e sparato via, con tutto l'attrezzo, dalla calca dei cocomerai, che vogliono anche loro l'anguria. Sembra una scena di "Oggi le comiche". Alla fine, come Dio vuole, arrivano gli addetti con altri vassoi con sopra le agognate fette di anguria, ed allora il tavolo diviene un fortino, dove tu cerchi di tenere la posizione, mentre la canea nemica degli esaltati mangiatori di anguria prova a travolgerti. Punti i piedi ed alla fine, per mezzo di un paio di pinze da cucina, prendi il tuo pezzo di anguria che cerchi di mettere nel piatto. Ma facendo quel gesto, un uomo artiglia con le mani il tuo pezzo di anguria che hai ancora nelle pinze. Il tuo viso si contrae in una smorfia crudele, l'uomo ti guarda e dice: "E' la terza volta che vengo qui e non riesco a prendere l'anguria, me la lasci!". In quel momento, ti trasformi in una specie di Mostro della Laguna Nera, e rispondi che per te può aspettare anche altre tre volte, non molli e saresti pronto a sfasciare il tuo piatto sulla testa del malcapitato. Non ci pensi nemmeno a lasciare il tuo pezzo di anguria che hai eroicamente conquistato, glielo ristrappi dalle mani e te ne vai al tavolo, lasciandolo lì a sbraitare contro altri conquistatori cocomerai. Ti senti trionfante e non aspetti neanche di sederti al tavolo per goderti l'anguria, te la mangi strada facendo. Quindi la cena finisce, e ti dirigi all'uscita.

Il secondo tipo di ristorazione in un villaggio vacanza è quello in cui, quando arrivi al ristorante, trovi la solita lunghissima fila, come nel caso precedente. Ma mentre nel primo caso la fila la fai soltanto la prima sera, in quanto il posto per i giorni successivi è assegnato, in questo caso la fila la fai ogni volta, perché non c'è un posto assegnato e ti siedi dove il simpatico "maitre" ti indica. E difatti, la prima sera quando ancora non sai di questa cosa, all'ora di cena, ti dirigi al ristorante e trovi una fila lunghissima, tanto che pensi di essere capitato all'ufficio postale nell'ultimo giorno di pagamento dell'ICI. Quindi, ore 19.00, tutti in fila, con una dose di pazienza che minuto dopo minuto comincia a calare vistosamente. Difatti il ristorante apre alle 19.00, ma alle 19.05 è ancora chiuso, la porta è sprangata da dentro. Poi la porta si apre e la calca per entrare è incredibile, ma prima di entrare, il personale fa uscire qualche donna con bambini in braccio, che hanno dovuto mangiare prima degli altri. Pensi che sia giusto così, ma poi cominci a vedere cose strane, come donne con bimbi in braccio od al seguito che erano dietro di te nella fila, che dicono, in modo molto furbesco: "Ma mio marito dov'è? Era qui poco fa". Tu aggrotti le ciglia e pensi che ti stiano fregando, in quanto il loro modo così sornione non ti convince. E difatti è proprio così. Si, perché i poveri mariti, se il ristorante apre alle ore 19.00, sono in attesa davanti alla porta dalle 18.30, così possono essere i primi a prendere i posti, le gentili signore non fanno fila ed hanno appunto il posto assicurato. Infatti, la porta si apre e i mariti gridano alle mogli, che sono dietro di te nella fila: "Vieni, presto, così entriamo subito!". E le signore, che guarda caso non sapevano dove si fosse cacciato il marito, si precipitano, gridando: "Permesso, permesso! Mio marito mi aspetta laggiù!". Fra le proteste dei presenti, le gentili signore, trascinandosi i figli, aprono il turbo e sorpassano tutti quelli in fila, te compreso, tanto che ti verrebbe una voglia matta di fare loro lo sgambetto e farle rovinare per le scale del ristorante. Un po' come in autostrada, quando tu sei in fila con tutti gli altri e trovi i soliti furbi che sfrecciano sulla corsia di emergenza. Ma alla fine anche tu riesci ad arrivare sulla porta del ristorante, dove ti accoglie il "maitre", che ti guarda con la faccia preoccupata, in quanto la tua sembra quella di un pitbull cui abbiano schiacciato una zampa, con fare gentile ti indica il tavolo e tu ti siedi. Stavolta per fortuna non hai commensali, ma anche qui devi alzarti tipo self-service per prendere i primi e le pietanze. Piazzi sul tavolo qualche effetto personale in modo da far capire che quello è il tuo posto, e ti alzi a prendere un primo. Ma per prenderlo devi ritornare verso la porta del ristorante, in quanto molti furbi, sapendo come funziona la cosa, spediscono le mogli ai tavoli e loro, prima ancora di andare al tavolo si sono già messi in fila per prendere appunto il loro primo. E se tu cerchi di infilarti nella colonna, vedi sguardi in cagnesco e cominciano le proteste, proprio da quelli che la furbata l'hanno fatta. Pensi che non ci sia più religione, ormai, e ti rassegni a fare la fila, non prima di aver fulminato con un'occhiata l'ennesimo furbo che stava per fregarti facendo la manovra descritta prima. Il furbo si ferma, ti guarda... tu sembri un dobermann pronto a saltargli alla gola, ma lui dice: "C'ero prima io, sa...". Non l'avesse mai detto. Il tuo non è un grido, ma un vero e proprio ruggito, e rispondi secco che aspettasse il suo turno e si togliesse di torno, pensando in cuor tuo di affogarlo non appena lo incontrerai in piscina. Idem per il secondo, stessa cosa, solo le bevande ti vengono servite al tavolo da solerte personale. Quando poi ti alzi dal tavolo, assisti ad una scena da circo equestre: ti alzi, fai qualche passo e ti volti, ma dopo 10 secondi il tuo tavolo non c'è più. Un nugolo di camerieri e cameriere si avventano sul tavolo e sostituiscono in un battibaleno tovaglia, tovagliolo, bicchieri, piatti e via dicendo, secondo una tecnica degna del miglior Fregoli. Sospirando, ti dirigi all'uscita, annotandoti mentalmente gli orari dei pasti, fra i quali spicca quello della colazione, tassativo ed irrevocabile: dalle ore 7.30 alle ore 9.30. E ti chiedi, con un senso fra il meravigliato ed il perplesso, quando mai riuscirai a fare colazione. Già, perché se ti intrattieni con gli spettacoli serali e notturni del villaggio che immancabilmente finiscono intorno alle 3.00 della notte, come mai farai, il giorno dopo, ad alzarti per scendere a colazione in tempo utile? Dovresti puntare la tua sveglia da viaggio o far funzionare il tuo cellulare a questo scopo. Ma non sei in vacanza? Di nuovo sospiri ed esci, ti attende la serata del villaggio vacanza.

LA SERATA AL VILLAGGIO

Oh, finalmente, con lo stomaco pieno e abbastanza rilassato, ti dirigi verso un luogo che può essere il teatro od anfiteatro, la spiaggia, il bordo della piscina, un piazzale o comunque un luogo dove nei villaggi vacanza si svolgono spettacoli danzanti, comici e brillanti, organizzati dalle direzioni con l'ausilio e la piena, totale ed ovviamente interessata collaborazione di quelle persone scalmanate che ti hanno accolto all'arrivo: gli animatori. Meritano un discorso a parte, gli animatori. Per evitare che la gente nei villaggi si annoi mortalmente, da qualche anno a questa parte sono comparse queste nuove figure, che sono deputate ad allietare ed appunto animare non solo le serate, ma anche tutta la giornata degli ospiti del villaggio. Da qui il termine "animatori". Quasi tutti ragazzi e ragazze, giovanissimi, reclutati dalle varie società di animazione che negli ultimi anni sono spuntate come funghi ovunque. Li guardi mentre si danno un gran daffare, ma ai tuoi occhi fanno anche tenerezza. A parte quelli che sono addetti ai Miniclub come hai già avuto modo di vedere, ci sono quelli che organizzano spettacoli, intrattenimenti, danze, scherzi e via dicendo. Te li ritrovi in ogni dove ed in ogni orario, nel ristorante, sulla spiaggia, nella piscina, sui campi da gioco e poco manca che te li ritrovi anche in camera, magari per cantarti la ninna nanna per farti addormentare. Sono molto simpatici ma anche molto invadenti, a volte, ma del resto in questi villaggi l'imperativo della direzione è "far divertire il cliente". E difatti, non appena esci dal ristorante dove hai appena cenato o hai provato a farlo, vieni circondato, asfissiato e quasi aggredito da questi simpatici ragazzi e ragazze che ti invitano, magari tirandoti per la maglia allo spettacolo serale che è stato organizzato proprio per te. Certo, pare vero. Ed allora vedi una fiumana di gente, anziani, grandi e piccini che arranca verso un qualche luogo, manco fossi capitato nel Libro dell'Esodo con gli Ebrei in cammino verso la Terra Promessa, cioè il luogo dove ci si diverte. Padri caracollanti con i bambini piccoli sulle spalle che sono ad un passo dal Regno di Morfeo, anziani che a malapena si reggono sulle gambe o sui loro bastoni, mogli e fidanzate tutte agghindate e truccatissime che mentre vanno non la smettono di parlare male delle loro vicine di ombrellone e dei loro stessi mariti e fidanzati perché magari non hanno vinto il torneo di briscola o perché durante la partita di tennis hanno fatto una pessima figura oppure perché guardano proprio l'odiata vicina di ombrellone, magari più carina e più formosa di loro. Tu, con passo lento e guardingo, in quanto ci sono anche bambini più grandi che sciamano correndo da tutte le parti e rischi di venire travolto, procedi assieme a questi pellegrini in cammino verso la Terra Santa. Tu non ti sei cambiato dopo la cena, e sei ancora in maglietta, pantaloncini e ciabatte da mare, e ti senti osservato da tutti gli altri che si sono cambiati e rivestiti di tutto punto manco dovessero andare alla prima della Scala. Ma tu te ne freghi e prosegui per il luogo delle delizie, il Giardino dell'Eden dove potrai provare il più puro divertimento. Arrivi, assieme a tutto il fiume dell'Esodo, nell'anfiteatro, luogo stasera deputato allo spettacolo. Fai qualche gradino e cerchi un posto, impresa ardua in quanto anche lì scoppia la battaglia per i posti migliori e le prime file, con uomini che da soli occupano tre posti oppure pongono sui sedili di tutto: cappelli, ciabatte, foulards, asciugamani, bottiglie, lattine e chi più ne ha più ne metta, gridando a squarciagola: "Occupato, occupato!!". Ma non lo gridano a chi chiede se c'è un posto libero. Lo gridano a tutti, così appunto tutti sentono che quei posti sono sacri ed intoccabili, pena l'immediato scoppio di una rissa. Sali sempre di più, fino a che trovi un posto in piccionaia, da dove per vedere il palco ti servirebbe un binocolo. Ti siedi ed aspetti, mentre quello vicino a te, guardandosi attorno con circospezione, si accende una sigaretta. Apriti cielo. Da sopra e da sotto, il poveraccio che ha osato accendere quello strumento di morte, neanche fosse Bin Laden, viene colpito da una raffica di insulti e di esortazioni varie, del tipo: "Ma qui non si può fumare", oppure: "Ma non si vergogna? Non vede che ci sono i bambini?", od ancora, un omone alto e minaccioso: "Spenga quella sigaretta o gliela faccio mangiare". Tutto questo senza considerare che l'anfiteatro è completamente all'aperto e che non ci sono cartelli dove è specificato il divieto di fumo. Il poveraccio balbetta qualcosa, allora tu, che in fondo (ma molto in fondo) sei un buono, decidi di aiutarlo e, con movenze tranquille, ti accendi una sigaretta. Senti lo sguardo di tutti su di te, ma il poveraccio di prima non si sente più da solo e prende coraggio, continuando a fumare. Uno sopra di te ti guarda torvo ma non dice nulla, ti volti e rispondi con uno splendido sorriso, lanciando il tuo fumo in alto e non addosso al suo viso, anche se ti piacerebbe molto farlo. Ti volti anche verso l'omone alto che voleva far mangiare la sigaretta al poveraccio di prima: l'omone ti guarda con odio, ma tu, sorridendo, continui imperterrito a fumare fino all'ultima boccata. Intanto, seguendo il tuo esempio, anche un'altra ventina di persone hanno acceso la loro sigaretta. A questo punto, ed è quello che volevi, nessuno azzarda la più piccola protesta. Del resto, hai puntato sullo spirito di emulazione: se una cosa la fai tu, vedrai che poi la fanno anche gli altri. Ma poi ti concentri sullo spettacolo che inizia. Imitazioni, balli e canti, tutto molto carino e gli animatori ci danno dentro per far divertire il pubblico, che intanto ogni minuto che passa si assottiglia, in quanto si vedono madri, ma per la maggioranza padri, che con i loro fagotti in braccio, cioè i figli addormentati, si dirigono verso le rispettive camere, mentre per la maggioranza le madri rimangono allo spettacolo, spettegolando con le loro amiche, parlando si di tutto, ma meno che dello spettacolo al quale non stanno assistendo. Hanno di meglio da fare, parlare male delle loro amiche, suocere e quant'altro. Come Dio vuole, lo spettacolo finisce, molto tardi, e ti dirigi a tua volta verso la tua camera, sperando di poter dormire, ma continuando a pensare con una certa preoccupazione alla colazione dell'indomani e alla tua prima volta in spiaggia. Chissà come andrà?

THE DAY AFTER (IL GIORNO DOPO) - LA COLAZIONE

Prendendo in prestito il titolo di un famoso film di fantascienza, ma neanche tanto, di qualche anno fa, il giorno dopo la tua prima serata al villaggio apri gli occhi e ti svegli. Ma usi questo titolo in quanto ciò che ti aspetta è veramente "atomico". Sarebbe meglio dire che apri gli occhi e basta, in quanto hai dormito poco e male, per la stanchezza e per il terrore che la colazione ti vada irrimediabilmente perduta. Non tanto per la fame, ma perché l'hai già pagata in agenzia al momento della prenotazione. Sei andato a letto alle 2.30 e alle 7.30 sei già in piedi, ti fai una doccia (ormai hai imparato ad aprire l'acqua), ti vesti in completo da mare, telo da spiaggia sottobraccio e parti per la tua prima giornata sullo splendido arenile. Ma prima la colazione, che consumi nello stesso ristorante della cena. Quando arrivi al ristorante, la scena è grottesca: sembra la Notte dei Morti Viventi, come il famoso film di Romero. Persone simili a zombie vagano per il grande salone, trascinandosi con gli occhi pesti e bluastri e piattini in mano che sembrano voler cadere da un momento all'altro, tazze di caffè che ondeggiano paurosamente e latte fumante che guardi con preoccupazione in quanto potrebbe arrivarti addosso quando meno te lo aspetti, cioè quando chi porta quel latte potrebbe stramazzare dal sonno addosso a te. Però ti rinfranchi, perché comprendi che la preoccupazione per una mancata colazione non è solo la tua. Un croissant, un po' di marmellata, una bella tazza di caffè et voilà, il gioco è fatto. Vedi pure altri, un po' più svegli, che mangiano a quattro palmenti: divorano prosciutto, uova, salame, pane, marmellate, cioccolato e via dicendo, e parlano fra loro: "Appena arriviamo in spiaggia, mi butto e faccio il bagno". Tu ti chiedi come può fare il bagno una persona che ha appena finito di ingozzarsi, perché, bene che gli vada, la sincope è assicurata. Quelli più svegli di tutti, cioè i bambini, già sono pronti a travolgerti con la loro straripante vivacità, e intanto mangiano più degli altri. Ma quelli non faranno il bagno subito. Dai discorsi che capti, sono destinati al famigerato Miniclub. Con un senso di pietà, pensi ai quei poveri animatori che anche oggi dovranno vedersela con i discendenti diretti degli Unni. Ma comunque hai finito la tua colazione. Lasci il ristorante, armi e bagagli ti trasferisci verso la spiaggia. Ma prima passi accanto alla grande piscina, a quest'ora quasi deserta, tranne qualche sparuto eroe acquatico che nuota avanti e indietro furiosamente. Ti fermi ad osservare, e questo non fa altro che rinfocolare il Sacro Fuoco Olimpico di quelli che nuotano, tanto che uno si ferma a bordo vasca, ansimando come se avesse un enfisema polmonare e con un filo di voce ti dice: "Fa benissimo nuotare di primo mattino sa? Vuole farlo anche lei?". Tu con un sorriso declini l'invito, anche perché, viste le pietose condizioni fisiche del nuotatore, non pensi che quello che lui afferma sia così vero. Lasciando gli improvvisati olimpionici alle loro bracciate, varchi il cancello della spiaggia.

SOTTO L'OMBRELLONE

Sei finalmente arrivato all'agognata mèta, alla spiaggia. Ripensi a quanti chilometri hai fatto, a quello che hai dovuto patire per arrivare là. Ma ora, finalmente, ci sei. Non sai, purtroppo, di essere giunto all'apoteosi dell'imbecillità e della maleducazione umana. Ti dirigi, baldanzoso, verso un gabbiotto di legno, dotato di banco, dove dietro sorridono due splendide fanciulle vestite con le stesse magliette degli animatori. E difatti sono animatrici, che ti danno subito due numeri che sono abbinati alla tua camera. Il primo numero è la fila di ombrelloni, mentre il secondo è il numero dell'ombrellone vero e proprio. Dopo qualche ricerca avanti e indietro, trovi finalmente il tuo posto, il tuo ombrellone tanto desiderato, con tanto di lettino prendisole. Piazzi la tua roba e ti siedi sul lettino, pensando finalmente che ora ti godrai un po' di tranquillità. Ecco, hai proprio fatto male i tuoi conti. Difatti non fai in tempo a rilassarti che una simpatica famigliola ti si piazza proprio accanto, con figli piccoli al seguito, armati di tutto punto di palette, secchielli, formine ed altri attrezzi da scavo di questo genere. I loro lettini da mare divengono il deposito di ogni cosa, dagli asciugamani ai pettini, dalle spazzole alle bottiglie, dai giornali alle riviste di attualità e pettegolezzo. La signora che si siede sul lettino accanto al tuo abbozza un sorriso e subito si dà un gran daffare con i figli, i quali hanno bisogno anzitutto di bere e poi, ovviamente, di giocare, mentre lei agogna soltanto di mettersi a prendere il sole. I bimbi si piazzano proprio ai piedi del tuo lettino da mare, mentre la simpatica signora, con voce secca e decisa dice al marito: "Mi giri il lettino?". Gli occhi rassegnati di quel pover'uomo incrociano i tuoi e sembrano chiederti aiuto, tu sorridi, lui abbassa gli occhi ed esegue quello che la moglie gli ha ordinato. Già, il sole a quell'ora è da quella parte, ed il lettino deve essere adeguatamente girato. Ma girandolo, occupa già la corsia dove dovrebbero passare gli altri bagnanti, ma alla gentile signora, che intanto si è tolta il pareo ed ha un bikini ridottissimo, non gliene può fregare di meno e difatti vedi che gli altri bagnanti o fanno la circumnavigazione del lettino o cambiano corsia per raggiungere il loro ombrellone. Comunque, tu speri che ora puoi rilassarti. Macché. Dopo pochi minuti arriva un'altra signora con marito e figli al seguito che si siedono sul lettino opposto, cioè il tuo lettino è esattamente nel mezzo fra quello della signora di prima e quello della signora appena arrivata. Evidentemente le due signore si conoscono ed hanno anche gli stessi modi di fare: difatti, quella appena arrivata con ordini precisi e fare da SS spedisce il marito a prenderle una bibita, mentre lei sistema i suoi bambini, anche loro dotati delle più avanzate e sofisticate attrezzature da scavo per spiaggia. Insomma, comprendi che sei finito fra due fuochi, e tu non sai quale sia il peggiore, se le due signore che intanto hanno iniziato una conversazione idiota o i loro figli che stanno cercando una Santa Alleanza per scavare una buca profondissima, guarda caso proprio davanti al tuo lettino. Mentre cerchi di leggere un libro, sei costretto a sorbirti le folate di parole delle due simpatiche signore, che parlano del mare, dei mariti cretini, delle suocere che sono insopportabili, dei figli (che ovviamente sono i più belli, i più bravi, i più buoni, ecc.). Poi attaccano con le riviste di attualità rosa, commentando con gridolini deficienti i bei maschiacci che vi compaiono sopra, e senti una che dice: "Ehi, ma hai visto questo? Ma quant'è bono! E qui nella foto è con questa sciacquetta!". E l'altra: "Hai ragione, lui è uno schianto, ma lei è proprio brutta!". Certo, le due signore pensano evidentemente di essere Miss Universo, mentre quella di cui stanno parlando male è una delle più belle attrici di fiction. Soprattutto una delle due signore ha sui fianchi, più che delle "maniglie dell'amore", una vera e propria ciambella di salvataggio naturale. Tu pensi che non ci sia proprio più il senso dell'autocritica e cerchi di rituffarti nella lettura del tuo libro. Ma riuscirci è un'impresa disperata, perché ora il discorso delle due signore si fa serio. Parlano della guerra di Iraq e della situazione in Medio Oriente. Tu speri che il discorso in questo caso sia più ponderato e più profondo. Chimera. Una signora dice: "Ma hai visto? Gli americani ora stanno sganciando delle bombe al calor bianco!". E l'altra: "Al calor bianco?". La prima: "Certo, quelle bombe che quando esplodono bruciano in un baleno tutto quello che c'è intorno, e le persone fondono letteralmente". L'altra sospira, e mentre pensi che stia per commentare, dice: "Mamma mia, un calore terribile...". Si ferma, come folgorata da un pensiero che tu pensi sia di pietà o almeno di riflessione sulla guerra. No, manco per niente. Grida al figlio: "Oddio, la crema solare! Vieni qui o ti bruci tutto!". Pazzesco, una dice che ci sono uomini che muoiono bruciati, e l'altra l'unica cosa che sa pensare è che il sole può scottare il figlio che è senza crema solare. E pensando alla crema solare per il figlio ed al grande calore che c'è sulla spiaggia, e non certo alle bombe, comincia a borbottare, perché il marito non è ancora tornato con la bibita ordinata. Tu allora chiudi il libro e osservi la scena. Poco lontano, ecco il marito con la bibita in mano che è fermo, a chiacchierare con una bella ragazza, un'animatrice. Apriti cielo. La signora si alza ed imperiosamente comincia a gridare a squarciagola il nome del marito. La signora ha una tale dotazione di decibel che a te non resta che tapparti gli orecchi, anche perché i figli, seguendo l'esempio materno, iniziano anche loro a gridare a più non posso "Papààààà, papàààà!!!". Dopo un po' di questo simpatico coretto spaccatimpani e qualche altro urlo straziante, l'uomo sente e si decide a ritornare verso la moglie, che l'attende a piè fermo, mani sui fianchi. Quando l'uomo arriva davanti alla moglie, lei, con gli occhi fiammeggianti, dice: "Insomma, si può sapere cosa stavi facendo?".  E lui, con un filo di voce: "Chiedevo all'animatrice il programma di stasera". L'altra signora, ammiccando e con un sorriso ironico rincara la dose dicendo: "Ma il programma di stasera è affisso al bar, non l'ha visto?". Lui la guarda con occhi assassini, mentre la moglie, senza mezzi termini: "Non è vero. Stavi facendo il cretino con quella!". Lui balbetta di no, poi il suo sguardo incontra il tuo, che sembra dirgli: "Lascia perdere, non ribattere". Lui sembra capire, abbozza un mezzo sorriso e si siede in silenzio, mentre la moglie lo investe con nuove accuse perché oltretutto, per fare a suo dire il cretino con l'animatrice, la bibita è arrivata ormai calda. Cerchi allora di trovare un po' di relax, ma d'un tratto senti una delle signore accanto al tuo posto che dice all'altra, furbescamente e sottovoce, ma molto signorilmente ed educatamente (??) indicando con il dito: "Eccola, eccola, guarda là". Tu alzi lo sguardo e segui il dito della signora. Vedi così un'altra signora, con un costume intero, che si avvicina, figlio accanto e marito al seguito. Pensi che non ci sia nulla di strano, ma l'altra signora dice: "Ma ci si può conciare così? Ma non si vergogna?". Cerchi di vedere di cosa si dovrebbe vergognare quella signora che sta arrivando ma non comprendi. L'altra signora accanto a te dice: "Per forza la chiamano tette oblunghe, guarda là che orrore". Allora capisci, lo vedi, te ne accorgi. In effetti, la signora che sta arrivando ha il seno cadente, lunghissimo, con i capezzoli che arrivano tranquillamente al ventre, il tutto acutizzato dalle spalline del costume della signora, che sono lasciate lungo le braccia e non sulle spalle. Certo, convieni che non è un bello spettacolo, e che quella signora potrebbe coprirsi un po' meglio, visto il problema che ha. Ma le due arpie sedute accanto a te, quando la signora passa accanto a loro, fanno un numero davvero esilarante: nel colmo dello sfottò, cominciano a palpeggiare il loro seno e cercano di tirarlo su il più possibile, per far vedere le loro beltà a "tette oblunghe". Scuoti mestamente il capo, e pensi che magari domani quelle due streghe si armeranno di reggiseno "push-up" pur di far vedere quanto il loro seno è più bello di quello della povera signora. Il colmo poi avviene dopo: un uomo con relativa moglie passa accanto ad una bella ragazza, qualche ombrellone più in là. La moglie di quest'uomo non è propriamente bella, quindi il marito, in un delirio di onnipotenza, passando vicino alla bella ragazza si trasforma in Mazinga, gonfia i muscoli ed il petto, e ritrae la pancia, tanto da sembrare un pupazzo da fiera. A te, inevitabile, scappa la risata, anche perché, non appena sorpassata la ragazza, l'uomo che era in apnea si rilassa e cambia letteralmente aspetto: da mister Universo all'omino della Michelin. E' davvero pazzesco: questa spiaggia sembra il festival dell'idiozia, e pensi che tanto, però, tutte le spiagge sono così. Passati "tette oblunghe" e l'uomo trasformista controfigura di Mazinga, pensi sia finita lì, ma la speranza si infrange contro la scogliera dei ragazzini. Si, perché hanno deciso, stabilita la Santa Alleanza di prima, di scavare questa grossa buca. Dove? Ma proprio davanti al tuo lettino, no? Manco dovessero scavare una copia del tunnel del Monte Bianco, i pestiferi ragazzini ci danno dentro di palette e di mani, sollevando una nuvola di sabbia, molto somigliante al "simun" del deserto del Sahara, tanto che dopo poco il tuo lettino è diventato un arenile. I genitori dicono ai bimbi di non disturbare, ma niente. Allora tu abbozzi una protesta, dicendo alle gentili signore che sei tu a decidere quando fare le sabbiature, qualora te le avesse ordinate il medico, e non i loro figli. Ma per tutta risposta, sul tuo lettino arriva un'altra mitragliata di sabbia. Innervosito, ti alzi e decidi di andarti a bagnare sulla risacca. Arrivarci, alla risacca. Una marea di persone, uomini, donne, ragazzini ti sbarra la strada e pensi che forse per bagnarti un piede dovrai fare a pugni con qualcuno, ma alla fine, stoicamente, arrivi al bagnasciuga. Sei trionfante, finalmente potrai toccare Il mare. Ma quel mare tanto decantato e per il quale hai pagato fior di quattrini è color marroncino, sporco e pieno di ogni genere di alghe e rifiuti. Ma visto che hai pagato, allora entri in acqua ugualmente, mentre accanto a te sfrecciano ragazzini di corsa e sei attorniato da pattini, gommoni, canotti, materassini, ciambelle, salvagente, braccioli, assieme a palle e racchettoni, più palloni che schizzano ovunque, gente che nuota sott'acqua e ti viene sbattere contro le gambe, altri che fanno gli equilibristi in acqua con numeri circensi, altri ancora che abbaiano nei loro telefoni cellulari che hanno portato anche in acqua, e tu speri tanto che cadano nei flutti ed esplodano. Con la forza della disperazione, cerchi di spostarti ma ti ritrovi nel bel mezzo di un ballo nell'acqua organizzato dagli animatori, dove giunoniche signore a ritmo latino-americano ballano e sembrano ricopiare la Danza degli Ippopotami nel film "Fantasia" di Walt Disney.  Ti sposti e capiti proprio nel cuore di un altro ballo chiamato "risveglio muscolare" a quanto senti dall'animatrice di turno che conduce questa danza, e pensi che da risvegliare ci sia soltanto il cervello dei partecipanti, vedendo le loro espressioni idiote. Ormai esasperato, rinunci e torni indietro, verso il tuo ombrellone, ma riconosci a malapena il tuo lettino, solo grazie ad un lembo del tuo asciugamano che spunta dalla collina di sabbia che i ragazzini hanno in poco tempo accumulato sul tuo posto. E per fortuna che ti accorgi della buca che hanno scavato, che non è una buca, ma una voragine. Mentre osservi sconsolato la scena, senti una voce maschile lamentosa, che ripete: "Aia, aia, aia!". Ti volti, pensando che qualcuno si sia fatto male, ma invece vedi una vera e propria massa di tappeti che deambulano da soli, come fossero sospesi a mezz'aria. Poi, sotto questa semovente massa variopinta, intravedi un uomo, un extracomunitario arabo, che evidentemente vende tappeti. Chissà perché ripete quelle parole lamentose, ma tu non conosci l'arabo e pensi che quelle parole possano significare proprio tappeti. Ovviamente, non glieli compera nessuno, ed il lamento continua. Proprio mentre pensi alla condizione di tutti questi extracomunitari, vieni attorniato da un nugolo di persone di colore, che non sai se vengano dal Senegal, dal Congo o da chissà dove. Ti piazzano sotto il muso collanine, braccialetti, monili, oggetti vari in legno ed altro materiale, tu cortesemente declini, ma loro insistono parecchio e non riesci ad allontanarli. Ma, insperatamente, e con dei modi degni del miglior galateo, interviene in tuo aiuto una delle arpie di prima che albergano accanto al tuo ombrellone. Con lo sguardo dapprima infastidito e poi inorridito, l'arpia esordisce gridando nel suo sproloquio: "Ma insomma, la volete piantare si o no di rompere? Andatevene e tornatevene in Africa, in mezzo agli zulù come voi, tornate a casa vostra!". Tu pensi che ora l'arpia verrà assassinata, ma così non è, ed uno di quegli "zulù" sorridendo risponde: "Ma voi pensate di essere civili ed educati? Meglio non prendere esempio da voi". Ecco, bella lezione di civiltà che si è beccata l'arpia e non solo lei, ma tutti noi. Senza contare che gli Zulu sono una delle tribù più famose e forse più "culturali" dell'Africa. Così, gli africani, carichi del loro negozietto ambulante, si allontanano, l'arpia sembra soddisfatta e sbuffando si risiede sul suo lettino. Ma non è finita qui. Passano pochi minuti, e ad un tratto ti accorgi che le due ineffabili signore ai tuoi fianchi stanno affannosamente rovistando nelle loro borse che sembrano quelle di Mary Poppins. Tirano fuori di tutto, dai cosmetici ai fazzoletti, dalle cremine variopinte ai lucidalabbra, dai bigodini ai pettinini, dai fermacapelli alle agendine, dai telefonini alle calcolatrici, dalle pillole per il mal di testa agli spray abbronzanti, dalle giocate al lotto ai foglietti con i numeri della maga di turno che toglie il malocchio. Sembrano reduci da un qualche "sukh" dei bazar del Medio Oriente. Tu sorridi e continui ad osservare. Dopo un po' di rovistamento, le due arpie tirano fuori trionfanti la loro "trousse" da trucco. Tu pensi che truccarsi in spiaggia è una vera idiozia, ma non comprendi il perché debbano farlo. Forse deve arrivare qualche attore di fiction o qualche personalità. Niente di tutto questo. Difatti poco dopo spunta uno sparuto fotografo, quello che la Direzione del villaggio invia in spiaggia per ritrarre le belle signore. Ed eccole, queste dee del bagnasciuga che si mettono in tutte le posizioni suggerite dal fotografo che scatta a ripetizione. Le foto, poi, saranno esposte accanto alla reception e le signore sceglieranno le migliori, ovviamente pagandole profumatamente. Fatte le foto, le signore chiaramente dimenticano il trucco e si depongono al sole, dove poco dopo il trucco si scioglie e i loro volti divengono quelli di un improbabile Nosferatu diuturno. Ma poco male, tanto dopo ci si ripulisce, no? Vabbè, passa un po' di tempo, ed improvvisamente vedi un immenso mucchio multicolore di asciugamani e teli da mare semoventi, con sotto un omino sorridente, arabo questa volta, che ovviamente li vende. Preoccupato, aspetti la reazione della strega di prima, che però stavolta non c'è, anzi, dopo aver seccamente zittito il povero marito, si attarda a parlare con il venditore arabo e, dopo intense trattative, acquista un paio di teli da mare per pochi Euro. L'arpia è soddisfatta e trionfante mostra alla sua amica la merce appena acquistata. L'altra, non si sa se invidiosa oppure pregna di malvagità, o magari tutte e due le cose, dice: "Ma che hai comprato? Vedrai che questi asciugamani perderanno peli da tutte le parti, perché non valgono niente". La strega che ha acquistato i teli da mare, effettivamente, comincia a strofinare con le mani gli asciugamani e qualche pelo le rimane fra le dita. Apriti cielo. Un terremoto. La strega, armata degli asciugamani appena comprati, ordina al marito di accompagnarla e parte, lancia in resta, alla caccia del venditore arabo. Che ovviamente, è già scomparso, e dopo poco la signora, scortata dal marito, torna sotto l'ombrellone con la coda fra le gambe e gli asciugamani sottobraccio, con la faccia che sembra quella di una vipera cui abbiano schiacciato la coda. Visto che non sa con chi sfogarsi, tanto per cambiare se la prende con il marito, dicendogli che poteva avvertirla o fermarla. Lui si trasforma in una specie di cobra reale ed ora tu pensi che assisterai ad un uxoricidio in diretta. Allora, con voce suadente intervieni, dicendo che prima di tutto è meglio lavare gli asciugamani, poi soltanto dopo si può verificare la perdita del pelo degli stessi. Tanto basta a calmare le acque e tutto ritorna in un clima perlomeno accettabile. Ma la tranquillità dura poco. Difatti quasi dal nulla compare una ragazza cinese, con tutto l'armamentario per fare massaggi e tatuaggi. Il marito della strega che ha acquistato i famigerati asciugamani ha la malaugurata idea di accettare un massaggio e di farsi fare un tatuaggio, che poi è uno di quei "tattoo" che possono essere rimossi. Non l'avesse mai fatto. La moglie, l'arpia, ormai esasperata, aggredisce il marito con un tornado di parole: "Pure il massaggio dalle donne adesso ti fai fare? Ma non ti vergogni? Sei un porco! E poi addirittura il tatuaggio come i ragazzini? No, no e poi ancora no!". Ovviamente, la ragazza cinese viene immediatamente allontanata dalla scatenata valchiria, mentre il marito alza gli occhi al cielo ed allarga le braccia, sconsolato. Tutto questo mentre i simpaticissimi bambini dei tuoi vicini di ombrellone, ormai trasformatisi in piccoli bulldozer, hanno scavato una buca che sembra la Fossa delle Marianne, e la sabbia tolta dalla buca ha decisamente invaso non solo il tuo lettino, ma tutto il tuo posto. Sospiri e, mentre scuoti dalla sabbia le tue cose, pensi sia meglio tornare verso la piscina, ma vieni assalito da alcuni animatori, alcuni vestiti da donna, altri invece con addosso una specie di tuta spaziale, dai soprannomi incredibili, tipo "puma", "simba", "sultan", "chita" e via dicendo. Ora, le tue reminiscenze scolastiche e non scolastiche ti dicono che, nei vari linguaggi, "simba" è il leone africano, il "puma" è il leone d'America, "sultan" è la tigre e "chita" è la scimmia di Tarzan. Tanto che ti chiedi, avendo anche assistito in acqua a numeri di clienti-foche con palloni colorati, se sei in un villaggio o nella succursale del Giardino Zoologico. Questi animatori-animali, ovviamente a pagamento e rimbecillendoti di parole, riescono a farti acquistare, ad un prezzo decisamente esorbitante, un paio di biglietti per la serata. Sono biglietti con sopra una serie di numeri, e ti spiegano che quella sera si giocherà a tombola, ricchi premi e cotillons. Mentre si allontanano, questi animatori continuano a ripetere che "gli alieni sono fra noi", per qualche oscura ragione, forse legata ai loro costumi da astronauti. E tu pensi a quanto possono essere incazzati gli alieni, quelli veri, di trovarsi fra i piedi gente come noi, umani fuori ma bestie dentro, e ti dici anche che fra le due razze, forse gli alieni finti siamo noi. Dopo questa digressione, decidi di partecipare. Va bene, stasera dopo cena ci sarà la fatidica tombola.

L'ULTIMO ATTO: LA TOMBOLA DEI DISPERATI

Dopo la conquista della solita cena, eccoti quindi, stavolta vestito di tutto punto in quanto ti è stato detto che è una serata "di gala", tanto che assomigli più ad un pinguino in vacanza che ad un bagnante, diretto verso il solito anfiteatro dove si svolgerà la tombola più incredibile alla quale tu abbia mai assistito. Come sempre segui la fiumana di gente in pellegrinaggio verso il luogo del divertimento, tutti armati dei fatidici biglietti numerati per giocare a tombola. Sono tantissimi, e tu pensi che una tale fiumana di gente non l'hai vista manco a Lourdes nei pellegrinaggi, e pensi anche che molta di questa gente, ricalcando una vecchia battuta, sia andata proprio a Lourdes per ottenere un miracolo, magari quello di poter rinsavire, ma hanno sicuramente trovato chiuso per riposo settimanale. Ci sono moltissime signore e signorine che, dal trucco che hanno sulla faccia, pensi che abbiano passato il pomeriggio dal visagista, che per qualcuna è dovuto intervenire Gil Cagnè in persona ed invece per qualche altra signora sono dovuti intervenire i tecnici dell'Istituto Centrale del Restauro. Sbuffando, entri così nel luogo deputato alla tombola, e qui scoppia la solita battaglia dei primi posti e delle prime file, ma stavolta con una seria aggravante: dopo la tombola, i bambini che frequentano il già citato Miniclub si produrranno in uno spettacolino. Ed infatti la battaglia per le prime file ed i primi posti è più sanguinosa del solito, perché proprio sotto il palco ecco i padri, armati di fotocamere digitali e non, macchine fotografiche, telecamere, videocamere digitali ed attrezzature varie da ripresa in una quantità tale che ti viene da pensare alla pochezza dei mezzi della Rai e di Mediaset confrontate agli improvvisati cineasti balneari. C'è addirittura uno che, non si sa come, è dotato di un faro, di una specie di riflettore antiaereo che appena viene acceso fa una tale luce accecante che chi, anche casualmente, ci finisce in mezzo rischia seriamente il distacco della retina. La ressa sotto il palco è indescrivibile, e le mogli litigano fra loro perché i mariti devono avere i posti migliori, altrimenti non possono riprendere al meglio i loro figli. Tu, per gustarti meglio la scena, sali verso la piccionaia che conosci e da lì puoi osservare meglio quella specie di corrida che è ancora in corso per la conquista del miglior posto con la miglior visuale. Lentamente, con il piazzamento dei vari padri sotto il palco, la cagnara si calma e, sotto gli auspici degli animatori, può aver inizio la tanto agognata tombola. Inizialmente, vengono enumerati i premi, che sono i seguenti: per tutti quelli che faranno ambo, verrà "donato" un bacio da un animatore se una donna e da un'animatrice se uomo; a tutti quelli che faranno terno, verrà donato un libretto con la storia del villaggio ed un biglietto omaggio di entrata alla discoteca (che tu non hai visto e che non ti può fregare di meno di vedere); a chi farà invece quaterna, verrà donata una t-shirt, una maglietta con stampato il nome del villaggio. Ed ora i mirabolanti premi finali: a chi farà cinquina verrà donata una t-shirt ed una tuta con il nome del villaggio, mentre per chi farà tombola il premio più ambito: una settimana in "formula residence" omaggio, gentilmente offerta dalla Direzione del villaggio. Ovviamente, la formula residence è quella in cui ti danno soltanto la camera. Poi per il vitto ed altro devi arrangiarti tu. Tu pensi che, con quel che costa la vacanza ed il prezzo pagato per i biglietti della tombola, non è che si siano tanto sprecati per i premi. Per tenere memoria dei numeri che escono, al posto dei soliti fagioli delle storiche tombole natalizie, gli animatori hanno dotato tutti i presenti di uno stuzzicadenti. Quando esce il numero e ce l'hai, lo buchi con l'attrezzo dentale fornito a corredo. Una bella pensata, perché lo stuzzicadenti ha un doppio uso: infatti, oltre al buco per il numero, può anche servire a toglierti gli schifosi residui di cibo che hai fra i denti che poi depositi sul bordo del biglietto, ovviamente cementando proprio lì il fetido rimasuglio della cena. Alla fine, il pezzo di carta del biglietto diverrà certamente un cartoncino che sta in piedi da solo grazie alle cose immonde che togli, pezzo dopo pezzo, dalle tue fauci. Se perdi lo stuzzicadenti non c'è problema, il buco lo fai col dito o il numero lo mordi, l'importante è che tu lo abbia, il benedetto numero che può farti vincere i premi da sogno prima elencati. Inizia così il gioco, ma prima, visto che noi italiani siamo malfidati, qualcuno con gli occhi di fuori e che già pregusta un qualche premio grida che occorre controllare che tutti i 90 numeri siano nel sacchetto che li contiene. Così, un animatore è costretto, davanti a tutti e sotto il controllo di alcune truccatissime signore del pubblico ad effettuare questa verifica che dà esito positivo. Benissimo, le truccate ed ingioiellate signore tornano ai loro posti, lasciando scie olezzanti di profumo dietro di loro, ed il gioco può aver inizio. Numero dopo numero, e qualcuno lo hai anche tu, il biglietto comincia a diventare un gruviera di buchi e qualcuno inizia a vincere. Un uomo seduto proprio accanto a te azzecca un ambo. Con espressione felice si alza e grida "Amb...". Ma non può continuare. Una signora seduta accanto a lui, ovviamente la moglie, che assomiglia in modo inquietante al famoso personaggio immortalato da Melville nel suo romanzo, ossia alla Balena Bianca, lo zittisce e lo tira giù afferrandolo per la maglia, sibilando fra i denti: "E no, il bacio dall'animatrice, proprio no. Non aspettavi altro, vero?". Qualcuno accanto a loro che ha visto la scena ridacchia in modo sommesso. Il pover'uomo si risiede sconsolato. E certo, scherziamo? Ricevere un bacio dall'animatrice, bellissima e giovanissima, doveva sembrare un mortale tradimento alla gentile signora emula dell'Orca Assassina. Anche altri hanno azzeccato l'ambo e ricevono invece il bacio da un aitante animatore o da un'animatrice dal fisico mozzafiato. Un bacio sulla guancia, ovvio, casto e puro. Cosa pretendevi per un ambo? Una notte d'amore? Così, fra risatine ed imbarazzi, si prosegue. Ecco che improvvisamente qualcuno fa terno. Sono in tre a fare terno, quindi gli animatori devono distribuire 3 libretti con la storia del villaggio e 3 biglietti per la discoteca. Uno dei vincitori chiede se è possibile sostituire il biglietto per la discoteca, che a lui non piace, con un altro premio. Non l'avesse mai fatto. Ci vuole una buona mezz'ora di conciliabolo fra gli animatori e la gente in attesa dei premi finali si sta spazientendo. Alla fine, si stabilisce che il biglietto per la discoteca viene sostituito con un giro in pattino. Una sinuosa signora sotto di te dice velenosamente ad un'amica che le siede accanto che se lei farà quaterna, allora si farà sostituire la maglietta prevista con una gita in motoscafo accompagnata da un animatore a sua scelta. L'amica, evidentemente piccata, la chiama in un modo uguale a quello della città di Priamo descritta nell'Iliade. L'altra risponde per le rime, chiamandola con l'appellativo derivante dal latino "mater ignota". Grasse risate dei vicini di posto e si prosegue.  L'attesa si fa spasmodica e sale la febbre da premio in attesa della fatidica quaterna. Ed ecco che puntuale arriva, sono anche stavolta in 3 a farla. Quindi, 3 magliette con stampato il nome del villaggio e qualche altro disegno astratto. Sono due donne ed un uomo a vincerle, e tu pensi che per fortuna la sinuosa signora di prima non ha fatto quaterna, quindi niente gita in motoscafo con il malcapitato aitante e bellissimo animatore. Ed ora sotto con la cinquina, che tutti attendono come se dovessero vincere la Lotteria Italia. Tu di buchi sui tuoi biglietti ne hai molti, ma sparsi qua e là, e ti accorgi che, con la tua solita fortuna, mentre siamo alla quaterna sei riuscito a malapena a fare un paio di ambi. Numero dopo numero, la folla balneare rumoreggia, blatera, il brusio si fa sempre più forte, perché ogni numero è accompagnato in alcuni casi da gridolini di gioia ed in altri da imprecazioni degne del peggior scaricatore di porto turco. Improvvisamente, all'uscita di un numero, si alzano tre grida, o meglio tre urla impressionanti che stanno ad annunciare la cinquina. Sono tre signore super truccate ed ingioiellate come la Madonna di Pompei che si alzano di scatto urlando a perdifiato: "Cinquinaaaaaaa!!!!". Attorno a loro, sommesse bestemmie in una lingua somigliante all'antico celtico. Sotto ora con le tute promesse come premio, che le signore vincitrici, gracidanti come rane, ricevono trionfanti, mentre i rispettivi mariti con sorrisi imbarazzati le guardano adoranti. Ora però, la situazione si fa incandescente, e stranamente nell'anfiteatro cala un silenzio inquietante, perché si gioca per la tombola, per quel premio stratosferico che è una settimana in "formula residence". Tu, che in tutto questo sei riuscito a fare una striminzita e misera quaterna, sospiri e ti guardi intorno. I numeri, stavolta estratti più lentamente per creare ancora più suspence, escono uno dopo l'altro ed i biglietti continuano ad essere febbrilmente bucati. Guarda caso, all'uscita del numero 90, che per tradizione popolare sta ad indicare la paura, nell'anfiteatro rimbombano due urla terrificanti emesse da altrettante voci femminili: "Tombolaaaaaaaa!!!!!!!". E' a questo punto che si scatena l'ira funesta dei perdenti. Uomini che se la prendono con le mogli perché sono state loro a scegliere le cartelle che non hanno vinto, mogli che se la prendono con i mariti perché loro non hanno voluto acquistare più cartelle, ragazzini che piangono perché non hanno vinto, altri ancora che sibilando fra i denti ed a bassa voce maledicono  e mandano a quel paese quelli che invece sono stati baciati dalla fortuna di vincere quell'incredibile, meraviglioso, straordinario e fantastico premio, manco avessero azzeccato il "6" al Superenalotto. Intanto, fra una cagnara indescrivibile, le due vincitrici dell'incredibile tombola vengono invitate sul palco con i radiosi sorrisi degli animatori e delle animatrici, che però ora hanno un problema in più: i premi da conferire sono due, ed allora che si fa? Ovviamente nessuna delle due super ingioiellate signore vuole rinunciare al premio in cambio di qualcos'altro. Ed ecco che ricomincia il conciliabolo fra gli animatori, ed alla fine interviene un dirigente del villaggio il quale, con grande munificenza quanto tanto malcelato disappunto, stabilisce che le settimane premio saranno due, una ogni vincitrice. Le due signore sono felicissime e continuano ad emettere gridolini di gioia, improvvisando una specie di balletto stile oca giuliva assieme agli animatori, mentre gli altri spettatori, evidentemente stufi di queste esternazioni di gioia ed anche molto invidiosi, cominciano a rumoreggiare perché ora è arrivato il fatidico momento dello spettacolino dei bambini del Miniclub. Va bene, gli animatori decidono che il momento è giunto e chiedono silenzio, mentre si spengono le luci sul palco per dare un tocco di spettacolarità all'entrata dei bambini. Ma appena le luci della ribalta si spengono, ecco quello con il riflettore antiaereo che accende il marchingegno, sparando una luce accecante negli occhi degli animatori e dei bambini che stanno entrando. Uno degli animatori gli grida di spegnere ma quello manco lo sente e comincia a dirigere questo fascio di luce terrificante su tutto il palco, mentre la di lui moglie si improvvisa cineasta e comincia a riprendere. Ma riprende più che altro le facce imbestialite degli animatori che allora fanno riaccendere le luci della ribalta al suono di una canzoncina per bambini, sperando che il pazzo illuminatore spenga il suo accecante faro. Ma neanche questa volta viene spento, ed i bambini, che intanto hanno cominciato una simpatica danza, vengono accecati dal folle, che però alla fine viene letteralmente placcato da un paio di altri padri inferociti, il faro cade ed ovviamente la luce si spegne, vivaddio, anche perché la lampada assassina è andata in mille pezzi. E perciò, mentre la musica va, accompagnando i canti dei bambini, assieme a tutto questo si sente perfettamente la furibonda lite che si è accesa fra il folle sparatore di luce e gli altri padri imbestialiti che, per litigare, non hanno neanche tempo di poter riprendere i loro figli con le attrezzature che avevano predisposto. Ed allora si scatena contro i litiganti l'ira funesta delle mogli e relative madri dei bambini, che così non potranno avere il filmino ricordo dei loro figli. Alla fine, gli animatori decidono di chiudere in anticipo il balletto degli infanti, che intanto hanno iniziato, seguendo l'esempio paterno, ad accapigliarsi fra di loro scambiandosi sonori ceffoni. Le luci vengono riaccese in tutto l'anfiteatro e gli animatori dicono nei microfoni che lo spettacolo è finito, invitando gli spettatori per la serata successiva. Qualcuno che si allontana dice che è stata una "indegna gazzarra". Peccato che ad affermare questo sia proprio uno dei partecipanti alla rissa precedente. Tu sospiri di nuovo e ti dirigi verso la tua camera, pensando che questa gente è folle, forse per colpa del troppo sole preso in spiaggia e non solo. Ma tanto domani ripartirai, e davvero non vedi l'ora di farlo. Meglio le quattro mura domestiche che tutto quello cui hai dovuto assistere nei giorni precedenti. E sicuramente tornerai dalla vacanza non certo ritemprato ma molto, molto più stanco di quando sei partito. Alla reception, il giorno dopo, la simpatica e sorridente signorina ti chiede: "Allora, tutto bene? Si è divertito qui da noi?". Alzi gli occhi e la guardi, e non sai se mandarla al diavolo oppure dirle la pietosa bugia che ti sei trovato bene e che sicuramente ritornerai. Decidi per la seconda ipotesi. La signorina sorride felice mentre ti omaggia di qualche altro depliant che appena uscito dal villaggio getterai in una pattumiera. Allora decidi che il prossimo anno, la vacanza la trascorrerai su qualche isola deserta, sperando però di non trovarci qualche "vip" che sta facendo un "reality". Oppure te ne starai a casa, il sole lo prenderai sul balcone, e il  bagno lo farai nella vasca di casa. Con buona pace tua e degli altri.