Ecco un'altra persona che definire eccezionale è davvero poco. Non sono stato tantissimo tempo con lui, ma sono bastati pochissimi giorni per capire e per sapere con chi avevo a che fare. Per dire la verità, a lui è bastato ancor meno. Poche ore o forse pochi minuti e quest'uomo straordinario ti faceva una vera e propria radiografia, ma non del corpo: dell'anima. Quello che colpiva di quest'uomo non era tanto la sua struttura fisica o il suo fare. Era un uomo semplice ma i suoi occhi azzurri erano al laser. Ogni sguardo era una trasmissione, una trasmissione di sensazioni, di sentimenti, di qualcosa che si aveva nell'anima, nel proprio io. Quest'uomo era qualcosa di stupendo e nello tempo qualcosa di semplicissimo. Le sue parole, a volte docili e carezzevoli, il più delle volte secche e che sembravano rimproverarti di qualcosa. La sua forza era il suo sguardo ed il suo incredibile quanto poderoso carisma. Ripeto, persona assolutamente particolare ed eccezionale, un amico insostituibile ed unico. Iniziamo se vogliamo dal suo nome: Raffaello Fellah. La parola "fellah", sia in ebraico che in arabo, significa "contadino" o "coltivatore". E lui lo era veramente, nel senso che era un coltivatore di pace e di amore tra i popoli. Ebreo sefardita, era nato a Tripoli, in Libia, quindi faceva parte di quel popolo così martoriato e così carico di sofferenza. Ma lui non ha mai covato risentimento o desideri di vendetta, anzi tutto il contrario. Presidente dell'Associazione degli Ebrei di Libia in Italia, il suo sogno era una pace duratura ed un dialogo, anzi un "Trialogo" fra le tre grandi religioni monoteistiche: cristiana, ebraica e musulmana. Ed a questo suo sogno e progetto ha lavorato tutta la Sua vita. Abbiamo lavorato assieme, molte volte dalle nove del mattino alle dieci di sera, abbiamo discusso spesso anche con molta animazione, ma il rapporto che con Raffaello avevo instaurato era e rimarrà di profondo affetto, di grande rispetto e di profonda umanità.Quando ci siamo incontrati ci siamo capiti subito, e la stima che ho e sempre avrò per Lui è stata subito ricambiata e se possibile con ancor più forza. Era un uomo di grandissima intelligenza, di una acutezza non comune, di grande educazione e di estrema gentilezza e cortesia, ma che sapeva anche essere, nei modi e momenti giusti, a volte pungente, a volte ironico, a volte veemente nell'esposizione delle Sue idee. Riusciva a tenere in pugno discussioni anche difficili e complesse, parlava in italiano, in ebraico, in arabo, in inglese e non ricordo più in quante altre lingue. Ed ogni suo discorso, sia in pubblico che in privato era sempre volto alla conquista di quella pace e di quella civile e pacifica convivenza fra tutti i popoli, soprattutto quelli che si affacciano sul rive del Mare Nostrum, il Mediterraneo. Raffaello era amato e rispettato da tutta la Comunità Ebraica di Roma e non solo. Anche i Cristiani ed i Musulmani lo rispettavano e gli volevano bene, perché lui non ha mai fatto distinzione, soprattutto fra i bisognosi, se fossero Ebrei, Cristiani, Musulmani o di qualsiasi altra Religione. Raffaello Fellah era amato, rispettato e qualche volta, perché no, anche temuto dai nostri politici, che Lui conosceva benissimo. Tutti nessuno escluso, dal Presidente del Consiglio dei Ministri all'ultimo sottosegretario o collaboratore. Così come loro ben conoscevano lui. E se era il caso, e lo ha fatto anche davanti a me, ha spiattellato tutto quello che pensava, in faccia e senza remore di alcun genere. Non permetterò mai a nessuno di parlare male di Raffaello Fellah in mia presenza o meno. Se ci fossero esami di coscienza da fare, se li faccia qualcun altro. E molti, lo assicuro, dovrebbero farlo. Lui ha continuato, con la Sua caparbietà, con la convinzione ed il coraggio che ha sempre dimostrato. Come ripeto, con Lui ho lavorato di persona, ho parlato, telefonato, scritto e chi più ne ha più ne metta. Ed ogni giorno che passavo con Lui, la reciproca stima aumentava, tanto che, e lo dico senza alcuna vergogna, ero in pratica diventato un suo pupillo, una persona di cui fidarsi ciecamente, tanto che non ha mai esitato a lasciarmi le chiavi dei locali in mano, così come carte e documenti importanti. Ed io l'ho sempre ringraziato per questo, per la stima e la fiducia che ogni giorno mi dimostrava. Insomma, ci volevamo un gran bene, così come con la Sua compagna, Milena, che non ha fatto mai mancare il suo affetto, il suo appoggio e la sua collaborazione.

Quando, la domenica 7 settembre 2008, verso le 10 del mattino, ho ricevuto una telefonata nella quale mi si comunicava la Sua morte, sono rimasto di sasso, e solo quando ho davvero "realizzato" che Raffaello Fellah non c'era più, ho potuto dar sfogo ad un dolore sordo, forte, incontenibile. Raffaello è morto verso le 4 del mattino del 7 settembre 2008. Ho saputo da Milena, la Sua compagna, che i funerali di Raffaello si sarebbero svolti martedì 9 settembre alle ore 10 presso il Tempio Ebraico al Cimitero Flaminio di Prima Porta, a Roma. Dovevo andare, era mio desiderio e mio dovere. Così ho trovato un "volo al volo", è proprio il caso di dirlo, e quasi alla chetichella mi sono presentato alle ore 9.20 del giorno del funerale al Tempio Ebraico del Cimitero. Dopo un po' è iniziata ad arrivare gente, quasi tutta facente parte della Comunità Ebraica di Roma, tutti con i caratteristici copricapi a papalina, i "kippah" di vari colori. Qui ho avuto il piacere e l'onore di stringere la mano e di abbracciare le più alte cariche della Comunità Ebraica di Roma, che d'altronde già conoscevo. Alle 10.00 in punto, è arrivato il feretro di Raffaello, una bara di legno scuro sul cui coperchio, in color oro, spiccava la Stella di David a sei punte, il Sigillo di Salomone. Il feretro, fra urla strazianti di dolore dei parenti di Raffaello e canti ebraici, è stato portato nel Tempio. Ho salutato i parenti di Raffaello e poi la Sua compagna, Milena. Quando mi ha visto, mi ha detto: "Anche tu qui, da così lontano..." e mi ha abbracciato lungamente, fortemente, fra le lacrime, mentre le ho sussurrato "Non potevo mancare, non potevo non esserci. Per Raffaello avrei fatto qualunque cosa, figuriamoci questa". Sono riuscito a strapparle un sorriso mesto, ma un sorriso.

Entrati nel Tempio Ebraico, ho potuto assistere, in perfetto silenzio, alla cerimonia, triste e suggestiva. Mentre i presenti intonavano il Kaddish, la preghiera, gli occhi di tutti erano concentrati su quel feretro. Taccio, io cristiano cattolico convinto, i particolari della mesta ma bellissima cerimonia. Basti sapere che anche io ho avuto, anche se solo per un momento, la possibilità di accarezzare la bara di Raffaello, dedicandogli mentalmente un ricordo di affetto e di grandissima amicizia. Terminata la cerimonia, la bara è stata portata via a spalla e braccia, quasi di corsa, verso il luogo della sepoltura, una fossa nella nuda terra che era già stata predisposta. Il feretro è stato lentamente calato con delle funi, mentre i presenti intonavano altri canti. Quando la bara ha toccato il fondo della fossa e le funi sono state tolte, qualcuno lanciava dei sassi sul feretro. Sassi anziché fiori, secondo un'antichissima usanza ebraica che affonda le sue radici nella Bibbia. Ecco, quando la terra aveva ormai ricoperto quasi tutta la bara di Raffaello, il dolore, mai sopito, è prepotentemente tornato. Ancora più forte, ancora più acuto. Alla fine, un ragazzo venuto direttamente dalla Libia, di religione musulmana, voleva dire qualcosa ed ha cominciato in lingua inglese. Milena, la compagna di Raffaello, l'ha invitato a parlare nella sua lingua, in arabo. E così è stato. Un breve discorso di saluto e di affetto, accompagnato da versetti del Corano. Una commemorazione per Raffaello Fellah, ebreo, pronunciato da un arabo, in lingua araba, in un cimitero ebraico. E gli Ebrei presenti, che hanno ascoltato il discorso con estrema attenzione, hanno a lungo applaudito questo ragazzo arabo. Ecco, era questo che Raffaello Fellah avrebbe voluto. Ebrei, Arabi e Cristiani, tutti insieme, riuniti nella pace. Il suo Trialogo. Ma non possiamo fermarci qui, qualcuno dovrà portare avanti le idee ed i sogni di Raffaello Fellah. Beh, io lo farò, costi ciò che costi. Perché quello che Raffaello mi ha insegnato è una grande cosa, che la pace e l'amore non possono essere sostituiti da nulla. Grazie Raffaello Fellah. A tutti hai lasciato qualcosa, degli insegnamenti che non dimenticheremo. A me hai lasciato ancora di più: la Tua amicizia ed il Tuo affetto, oltre alla Tua stima. Grazie ancora, carissimo Raffaello, e che Tu ora da lassù possa ancora lavorare, assieme al tuo amico Herbert Pagani, cantautore degli anni '60 che molti ricorderanno, per la pace tra i popoli, soprattutto quelli del Tuo amatissimo Mediterraneo. E se può sembrare di circostanza, ma non lo è, voglio esprimere alla carissima Milena, alla famiglia di Raffaello, ed a tutta la Comunità Ebraica di Roma il mio personale senso di cordoglio e tutto il mio affetto. Ciao Raffaello, ci rivedremo lassù, dove potrò riabbracciarti con tutto l'affetto, l'amore e l'amicizia che ci ha uniti quaggiù.