Avevamo detto, nella puntata dedicata al mistero di Rennes-Le-Chateau, che ci saremmo recati a Parigi, in quanto avevamo la netta impressione che questo segreto avesse una sua precisa direzione, cioè proprio Parigi. Peccando di immodestia, possiamo affermare che avevamo ragione. In questa nuova sezione, dedicata sempre al mistero di Rennes-Le-Chateau, diremo quello che abbiamo osservato e dedotto dalle varie visite alle chiese ed ai luoghi che in qualche maniera sono direttamente collegati al Grande Segreto. Quello che può sembrare un semplice giro turistico non lo è assolutamente e si vedrà, all'inizio di questa nostra carrellata, che l'esserci recati in determinati luoghi poteva sembrare inutile, ma invece poi si noterà l'importanza fondamentale, al termine, di queste visite.

Prima fase: il quartiere del Tempio

La prima tappa del nostro giro di ricerche non poteva che partire da quello che può essere considerato il punto focale, ossia il quartiere del Tempio, cioè dove un tempo era ubicata la Precettoria Centrale dell'Antico Ordine del Tempio. L'enorme rete della metropolitana di Parigi, seguendo la linea n. 3, ci ha consentito di poter raggiungere questo quartiere, alla fermata "Temple".

Usciti in superficie, ci siamo ritrovati proprio nella via centrale del quartiere, ossia la "Rue du Temple", cioè Via del Tempio. Dobbiamo dire che una certa emozione ci ha colti vedendo quella targa.

Proprio accanto alla citata targa, sorge la chiesa di Santa Elisabetta, ora restaurata, ma che era di chiaro stile templare, perlomeno stando a quanto recitano alcuni pieghevoli turistici. Sulla facciata principale della chiesa sorge una grossa statua di Maria Maddalena con tanto di libro della Conoscenza chiuso che tiene nella sua mano sinistra.

Incoraggiati da questo, siamo entrati nella chiesa, e qui abbiamo avuto la prima sorpresa. Alzando gli occhi, sui marcapiano delle volte abbiamo potuto vedere, non senza meraviglia, una serie di simboli che sono di chiara origine massonica, e ciò risulta assai strano in una chiesa cattolica.

Ma proseguiamo nella nostra visita a questa chiesa. Ci imbattiamo, nella navata destra, in una splendida vetrata nella quale, ancora una volta è raffigurata Maria Maddalena, sempre con gli scritti nella sua mano sinistra e con tanto di peplo rosso come nelle classiche raffigurazioni della Maddalena stessa. Quindi, a conti fatti, la chiara influenza templare nella chiesa è sicuramente dimostrata. Continuiamo ancora questa visita che si fa sempre più interessante. Sempre nella navata destra, troviamo un altare, dedicato a Santa Elisabetta ma nella parte sottostante, compare chiaramente l'effigie della Maddalena, l'ultima sulla destra. Proseguiamo, e troveremo ancora qualcosa che stavolta ci richiama direttamente ai Templari. Difatti, su una parete di fianco all'altare maggiore compare la croce dell'Ordine, leggermente modificata dai restauri alla chiesa, avvenuti alla fine del 1800.

La stessa croce si ripete sulla parete di fronte. Girando ancora per la chiesa, però, null'altro appare interessante al fine delle nostre ricerche. Quindi ci dirigiamo fuori dalla chiesa stessa, per visitare le vie del quartiere. Non appena fuori, imbocchiamo un'altra via che richiama la nostra attenzione per il nome che porta: "Rue des Fontaines du Temple", cioè "via delle fontane del Tempio".

L'abbiamo percorsa tutta, nella speranza di trovare queste fontane, o perlomeno qualche testimonianza della presenza templare nella zona. Ma niente di tutto questo. Ormai ogni segno dei Templari è stato spazzato via dall'urbanistica del quartiere, l'unica cosa che però siamo riusciti a vedere della presenza templare è stato un aspecie di "mascherone" sull'architrave di un portone, di chiara provenienza templare. Nulla di più. Ma questa assenza di tracce templari nel "loro" quartiere non ci ha scoraggiati. Eravamo certi che avremmo avuto più fortuna nei giorni seguenti, quando saremmo entrati nel cosiddetto "quartiere esoterico" di Parigi, cioè dove sono le chiese di Saint Sulpice e di Saint Germain des Prés.

Una tappa obbligata: Pont Neuf

Questa è davvero una tappa obbligata per dei templari come noi, moderni, ma pur sempre templari. Pont Neuf è un isolotto al centro della Senna, che prende il nome dall'omonimo ponte, a poca distanza dalla cattedrale di Notre Dame, quasi davanti al celeberrimo museo del Louvre e proprio di fronte ai grandi magazzini Samaritaine, diretti antagonisti dei forse più famosi magazzini Lafayette.

E' proprio da questo isolotto che ora partono i battelli che effettuano i giri turistici sulla Senna, i famosissimi "bateaux mouches". Ma per noi templari, Pont Neuf è soltanto l'isolotto sul quale, il 18 marzo 1314, furono arsi vivi a fuoco lento l'ultimo Gran Maestro dell'Ordine del Tempio, Jacques de Molay, ed il Precettore di Normandia, Geoffrey de Charnay, per inciso colui che aveva in custodia la Sacra Sindone, la cui famiglia era imparentata con i Savoia. E' qui, in questo punto che si è consumato l'ultimo atto della tragedia di una ingiustizia senza pari e di una vergogna e di una infamia senza limiti, della quale parliamo largamente nelle altre sezioni del nostro sito.

Una targa dell'Histoire de Paris ricorda questo tristissimo fatto, seppure con la data sbagliata di una settimana. Difatti il cartello, in basso, cita l'11 marzo 1314. In realtà il martirio dei templari qui avvenne il 18 marzo 1314.

Infatti, un'altra targa affissa direttamente su un pilone del ponte reca invece la data esatta, il 18 marzo 1314. Come specificato, questa era e sarà sempre una tappa obbligata per ogni templare che possa definirsi tale, per raccogliersi in preghiera davanti a questo luogo per noi atroce.

Seconda fase: entriamo nel vivo con Saint Sulpice

Ecco che ora, dopo le nostre rapide escursioni al quartiere del Tempio ed a Pont Neuf, entriamo nel vivo delle nostre ricerche, addentrandoci nel cosiddetto "quartiere esoterico" di Parigi, alle chiese di Saint Sulpice e di Saint Germain des Prés. La nostra prima tappa è la chiesa di Saint Sulpice, nel bel mezzo del quartiere di Saint Germain, a poca distanza dall'omonimo famosissimo "boulevard". La linea 4 del metrò ci lascia nel sottosuolo a circa 300 metri dalla chiesa di Saint Sulpice.

Questa chiesa è anche citata nel "Serpente Rosso", il libretto del quale parliamo in altra sezione del nostro sito. In questo libretto è anche ben citata la data del 17 gennaio, festa di Saint Sulpice. E' da tenere presente che, molto stranamente, proprio il 17 gennaio la chiesa di Saint Sulpice, nonostante la festa, rimane chiusa al pubblico. La strada per arrivare dalla fermata del metrò alla chiesa non è molta, ma già lungo il percorso troviamo una stranissima "brasserie", locali che sono numerosissimi a Parigi, cioè dei bar-tavola calda dove si possono consumare anche pasti completi. Ciò che ci ha attirati di questo locale è stata la sua insegna nella quale compaiono sia un cuore con una croce (tipico simbolo rosacrociano) sia una colomba con la croce templare.

Questa cosa, seppure strana, ci fa capire che siamo sulla strada giusta. Ed ecco, alla fine del percorso, la piazza con la chiesa di Saint Sulpice dove c'è una bella fontana ornata da teste di leone, animale che per i Templari, simbolicamente, è il guardiano della fede.

Una cosa che davvero sorprende, guardando la facciata della chiesa è che non esiste, neanche a pagarlo, un simbolo cristiano, e ciò è estremamente insolito per una chiesa. Neanche un crocifisso sulla facciata o altrove. Una statua del Cristo o della Vergine. Niente. Ma concluso questo, entriamo nella chiesa, dove ci attendono davvero delle incredibili sorprese e delle straordinarie rivelazioni. Attraversata una porta a vetri sormontata da una stella, entriamo in quella che consideriamo la chiave per scoprire il segreto di Rennes-Le-Chateau. La nostra prima fermata, ovviamente, la facciamo nella prima cappella sulla destra, chiamata Cappella degli Angeli, dove troviamo tre stupendi dipinti del grande Delacroix, lo stesso pittore che, a detta del libretto "Serpente Rosso", avrebbe nascosto nelle sue opere la chiave del Grande Segreto. Guardando questa cappella (stranamente senza altare), sulla sinistra troviamo l'opera dal titolo "Giacobbe lotta con l'Angelo".

Proprio in questo dipinto, secondo molti studiosi del segreto di Rennes-Le-Chateau, Delacroix avrebbe nascosto la chiave del mistero, e il Serpente Rosso, nel versetto del segno zodiacale della Vergine (segno sacro ai Templari) dice testualmente "... gli zoccoli di un cavallo avevano lasciato quattro impronte sulla pietra, ecco il segno che Delacroix aveva lasciato in uno dei tre dipinti della Cappella degli Angeli". E noi pensiamo che il dipinto sia proprio quello che abbiamo detto. Il difficile è trovare queste quattro impronte. A parte che c'è un incredibile particolare: un cappello da esploratore posto sulle vesti antiche e addirittura il cimiero di un elmo romano.

Ma se guardiamo sulla destra, notiamo una donna di spalle, che porta sul capo un'anfora. E' la stessa donna che, nella chiesa di Rennes-Le-Chateau, nel cosiddetto "monte fiorito", fa la stessa cosa, cioè è di spalle e porta la stessa anfora. Noi conosciamo bene una donna che porta un'anfora nella iconografia classica, ed è Maria Maddalena. Eccola nell'immagine, è in fondo sulla destra.

Ma le sorprese a Saint Sulpice non finiscono certo qui. Quello che ci ha colpiti di più è la Via Crucis di Saint Sulpice, che non è classica con immagini, ma soltanto scritta sulle colonne delle navate. Ovviamente, come a Rennes-Le-Chateau, questa Via Crucis è in senso antiorario. L'abbiamo esaminata tutta, soprattutto perché una di queste stazioni è citata nel Serpente Rosso, per la precisione, la settima.

La dicitura sulla stazione "JESUS EPUISE RETOMBE", cioè "Gesù sfinito ricade". Ma è la seconda dicitura inferiore che ci fa pensare, cioè: "RETIRE MOI DE LA BOUE QUE JE N'Y RESTE PAS ENFONCE - PS LXVIII". Letteralmente, si traduce "Tirami fuori dal fango, affinché non vi resti infossato". E' lo stesso versetto del Serpente Rosso, che compare ben due volte, la prima nel segno della Vergine, dove dice: "VOILA LA SEPTIEME SENTENCE, QU'UNE MAIN AVAIT TRACEE: RETIRE MOI DE LA BOUE, QUE JE N'Y RESTE PAS ENFONCE", e la sua letterale traduzione è "Ecco la settima sentenza che una mano aveva tracciato: Tirami fuori dal fango, affinché non vi resti infossato". La seconda citazione, o meglio la "ripresa" è, sempre nel Serpente Rosso, nel segno del Capricorno dove enuncia "MON EMOTION FUT GRANDE, RITIRE MOI DE LA BOUE... ", ancora letteralmente "La mia emozione fu grande, tirami fuori dal fango...". Ben due citazioni che si riferiscono a questo "fango" ossia impasto di terra con acqua, ben due elementi fondamentali. Diciamo anche che la "settima sentenza", non è altro che la settima stazione della Via Crucis. Ma nella Via Crucis di Saint Sulpice vi è un'altra stazione assai "strana", che apparentemente non c'entra nulla con la Via Crucis tradizionale. E' la sesta stazione.

Vi è scritto "JESUS LA SPLENDEUR DE SA FACE - VOICI MON FILS BIEN-AIME IL A TOUT MON AMOUR ECOUTEZ-LE. MATHIEU XVI". Letteralmente, si tradurrebbe in questo modo: "Gesù, lo splendore della sua faccia. Ecco mio figlio diletto, egli ha tutto il mio amore, ascoltatelo. Matteo XVI." Attenzione: vi sono tre errori che secondo noi non possono essere casuali: il primo è che la sesta stazione della Via Crucis tradizionale non parla affatto di volti splendenti e di ascolto, ma si dice che La Veronica asciuga il volto di Gesù. Il secondo errore, ancora più marchiano, è che il citato versetto del Vangelo secondo Matteo, non è il Capitolo XVI, ma bensì il Capitolo XVII, versetto 5. Si potrebbe pensare ad un errore dello scalpellino, ma noi siamo certi che non è così. Ed inoltre, terzo errore veramente eccezionale, è che ciò che è scritto, non corrisponde per nulla al testo canonico del Vangelo secondo Matteo. Questi, secondo noi, sono errori voluti, non casuali. Infatti di nuovo troviamo il numero "magico" del mistero di Rennes, cioè il 17. Studieremo a fondo queste "incongruenze". Ma a questo punto, sarebbe secondo noi, più opportuno esaminare tutte le stazioni della Via Crucis di Saint Sulpice con quelle della chiesa di Rennes-Le-Chateau, e sicuramente lo faremo (non in questa sede). Siamo certi che  troveremo delle sorprese. Ma ora continuiamo il nostro giro per Saint Sulpice, nel quale incontreremo ancora tante, tantissime sorprese. Per permettere una più facile comprensione di questo, abbiamo usato una piantina della chiesa dove i punti salienti e le cappelle sono ben evidenziate con dei numeri da noi apposti in blu.

Come abbiamo detto, entrando dalla porta sulla destra sulla piantina, che abbiamo contrassegnato con il numero 1, sulla destra si apre immediatamente la "Cappella degli Angeli" con i dipinti del grande Delacroix, che abbiamo contrassegnato con il numero 2. Andando avanti, procedendo in senso antiorario (senso che piaceva tanto agli antichi Templari), troviamo la cappella contrassegnata con il numero 3, detta delle "Anime del Purgatorio", dove non sembra vi sia molto di interessante. Procediamo ancora e rechiamoci verso la cappella contrassegnata con il numero 4, quella di San Giovanni Battista de la Salle, dove anche qui l'interesse è destato da un dipinto del Santo sull'altare corrispondente. Ma non sembrano esservi segnali degni di nota. Da notare comunque che tutte queste cappelle sono buie, e non sembra esservi illuminazione artificiale da poter attivare, esclusa quella dei dipinti di Delacroix. Qui, in questo momento, ci accorgiamo di essere attentamente seguiti ed osservati da diversi uomini sbucati da chissà dove, che ci guardavano con sospetto. Senza minimamente esserne impressionati, figuriamoci, abbiamo proseguito tranquillamente con la nostra visita ed i nostri rilevamenti interni alla chiesa. Certo, ci siamo chiesti come mai tanta sorveglianza in una "semplice" chiesa. Proseguiamo, ed arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 5, che è quella di San Maurizio, dove anche qui non troviamo nulla di interessante. Dopo di questo, arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 6, che è più grande delle altre, dedicata a San Giovanni Battista. Vi sono alcuni dipinti interessanti, con la storia del Santo, e che suscita in noi particolare attenzione. Arriviamo così al grande slargo del transetto sud della chiesa, dove vi è ora posto un confessionale in vetro ma, cosa più importante, sappiamo che vi sono quattro dipinti di Signol, che cerchiamo di osservare con attenzione. Il primo dipinto è posto proprio sopra il confessionale trasparente e rappresenta la Resurrezione e l'Ascensione di Cristo.

Ciò che subito balza ai nostri occhi è la "N" della firma di SIGNOL che è rovesciata come si può vedere sulla destra in basso del dipinto, proprio sopa al confessionale in vetro. Considerata la particolarità della N rovesciata, perché questo dipinto di Signol è posto proprio qui? Questo lo vedremo poi. Dopo aver effettuato i debiti rilievi, anche se sempre ben guardati e seguiti dagli uomini dallo sguardo torvo, ci siamo girati a 180° e sulla parete opposta a quella del dipinto di Signol, troviamo un altro suo dipinto, però stavolta con la "N" della sua firma diritta.

Strano, vero? Ma ci fermiamo a pensare e ad osservare con molta attenzione, in quanto questi dipinti di Signol sono citati nel "Serpente Rosso", precisamente nel versetto del segno zodiacale dello Scorpione, dove si recita: "Visione celeste per colui che mi ricordano le opere di Em. SIGNOL, intorno alla linea del Meridiano, nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri, lo ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P. E le spirali nel mio spirito diventano un polipo mostruoso che espelle il suo inchiostro...". A parte il fatto che il nome SIGNOL è scritto sui dipinti in maiuscolo (esattamente come nel Serpente Rosso) si danno precisi riferimenti sul Meridiano, quello di Parigi, che passa esattamente per la chiesa di Saint Sulpice, ma anche sulla P e sulla S, il famoso PS di Rennes-Le-Chateau... Sappiamo che le altre opere di Signol sono nel transetto nord, e ci arriveremo dopo durante il giro.. anche per non far intendere agli uomini che ci sorvegliavano che era quello il nostro primo intendimento. Anche qui, dopo aver preso le debite annotazioni, siamo passati più avanti, e appena passato il transetto, troviamo una lapide posta nel 1902 che ricorda Jean Jacques Olier, curato di Saint Sulpice dal 1642 al 1652 .

E qui ci fermiamo, perché ricordiamo bene il suo nome, citato nel "Serpente Rosso", in un versetto sempre del segno dello Scorpione dove si legge: "... Le tenebre che assorbono la luce, ho un capogiro e porto la mia mano sulla mia bocca, mordendo istintivamente il palmo, forse come Olier nel suo feretro". Capiamo, come in una illuminazione, che qui "capogiro" non sta per vertigine, ma significa "girare il capo". E Olier che nel suo feretro, si morde la mano? Vuol dire senza meno che è stato sepolto in quella posizione. Abbastanza macabra la cosa, ma è così. Dopo aver annotato tutte queste cose, sempre seguiti dallo sguardo sempre più torvo dei "custodi", passiamo alla cappella successiva, contrassegnata con il numero 8 da noi. Questa non è un cappella vera e propria, ma un grande ambiente che è dedicato, in tempi moderni, alla vendita di souvenir e di opuscoli su Saint Sulpice. Viene anche chiamato "Sacrestia delle Messe". Preposta alla vendita di questo materiale vi è una signora anziana e, ci sia consentito, ci scusiamo per questo, ma brutta quanto scorbutica. Entrando in questo ambiente, due dei "custodi" rimangono sulla porta mentre noi cerchiamo, in pessimo francese, di parlare con questa anziana signora, al fine di acquistare questo materiale. Ovviamente, di opuscoli esplicativi della chiesa in lingua italiana, neanche l'ombra. Dopo qualche titanico sforzo, riusciamo ad acquistare questi opuscoli in lingua francese, dai quali sono tratte alcune delle foto che riportiamo in questa narrazione. Dopo esserci guardati in giro, usciamo da questo ambiente e proseguiamo, sempre più incuriositi e decisi, la nostra visita a Saint Sulpice. Andiamo avanti e troviamo una porta sulla quale è posta una stella a cinque punte.

Da notare che di solito, a Saint Sulpice, ovunque vi siano porte, queste sono chiuse ermeticamente e non c'è modo di aprirle. Cerchiamo di capire il perché, ed è presto spiegato. Oltre a portare in altri ambienti, questa porta è quella che conduce ai bagni aperti ai visitatori, quindi, per ovvie ragioni, deve rimanere aperta per forza. Visto che è aperta ne approfittiamo, sempre seguiti dai custodi, ed entriamo in questo ambiente che noi abbiamo contrassegnato con il numero 9 e che viene chiamata Cappella Saint Denis. Facciamo finta di recarci alla toilette, e loro devono per forza fermarsi proprio sulla porta. Dopo poco usciamo dalla toilette, e notiamo che i custodi sulla porta sono curiosamente scomparsi. Anche qui ne approfittiamo e cerchiamo di vedere cosa c'è in questo ambiente. Sulla destra vi è una porta, ovviamente chiusa, mentre sulla sinistra vi è una scala che scende.

Capirete che per noi è un colpo a sorpresa. Ci infiliamo al volo nella scala e scendiamo. Una prima porta che incontriamo e che si trova dopo quella che si intravede nella foto è chiusa ma non a chiave, quindi la apriamo e passiamo oltre. C'è una ripidissima scala che porta verso il basso e, facendo un calcolo, possiamo affermare di essere scesi per buoni 15 metri nel sottosuolo. Incontriamo stavolta una pesante porta in legno sprangata e non c'è modo di aprirla. Con un moto di stizza torniamo lentamente in superficie. Dopo, ci incuriosisce un'altra pesante porta in legno che è quasi di fronte alla scala, prima chiusa, mentre stavolta la troviamo socchiusa.

Con prudenza spingiamo la porta per entrare, e vediamo che dopo di questa si trova una cappella, detta dell'Assunzione, come risulta dalla targhetta sul lato della porta . Ma prima che potessimo aprire del tutto questa porta, ci si piazza dinanzi un uomo in giacca e cravatta, vestito di scuro, presumibilmente giapponese, che in malo modo ci caccia via e ci sbatte la porta in faccia, digrignando in inglese che lì non si può entrare per nessuna ragione. Va bene. Torniamo indietro, e attraverso la porta con la stella rientriamo in chiesa, dove immediatamente siamo seguiti dagli immancabili custodi, che prima si erano misteriosamente eclissati. Proseguiamo così la visita della chiesa, chiedendoci ancora cosa ci poteva essere dopo quella porta sprangata, quasi sicuramente dei sotterranei proibiti alle visite. Incontriamo una cappella, contrassegnata con il numero 10, detta di San Martino, nella quale spicca il quadro del Santo. Continuiamo ed arriviamo alla cappella da noi contrassegnata con il numero 11, quella di Santa Genevieve, con la statua della Santa. Successivamente, arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 12, quella di Sant'Anna, anche qui con la statua della Santa. Proseguendo, l'ambiente da noi contrassegnato con il numero 13 non è una cappella, ma un passaggio per permettere l'uscita dalla chiesa, prima dell'abside principale. Ecco che finalmente arriviamo all'altare maggiore, contrassegnato da noi con il numero 14, che è dedicato alla Vergine Maria. E' un altare maestoso, dove si erge la statua della Vergine in piedi sul mondo e reca in braccio il Bambino Gesù, il tutto circondato da colonne.

Molto bello, non c'è dubbio, ma a noi non interessa certo la bellezza, quanto indizi precisi di quello che stiamo cercando. Dall'altare maggiore ci voltiamo ed osserviamo il coro, chiuso da un colonnato semicircolare dalla parte opposta all'altare maggiore. Alla base del coro, dalla parte dell'altare maggiore, notiamo che vi sono delle botole in legno. Sarà che a noi le botole affascinano, ma daremmo non so cosa per poterle aprire ed infilarci dentro di esse. Con molte probabilità, portano alle tombe che sono sotto al coro e che sono i sacelli di chi non si sa, in quanto gli stemmi e le scritte sono stati divelti.

Sembra che in questa chiesa togliere quello che potrebbe interessare sia uno degli sport preferiti, ma il bello vi assicuriamo che deve ancora arrivare. Comunque, continuiamo la visita alle varie cappelle e passiamo prima davanti all'uscita con il numero 15, analoga alla 13, poi rispettivamente davanti alla numero 16 dedicata a San Luigi, senza particolari rilevanti, poi alla numero 17, dedicata a San Giuseppe, con la statua del Santo con in braccio il Bambino, poi davanti alla numero 18, dedicata a San Carlo, poi alla numero 19, dedicata a San Giovanni. Finalmente, arriviamo davanti ad un'altra sacrestia, detta dei "Matrimoni" che noi abbiamo evidenziato con il numero 20. Questo ambiente è perennemente chiuso, non è permesso entrarvi, e la porta è sprangata. Ma, di colpo, osserviamo un uomo che attraversa la chiesa, con una grossa chiave in mano, si avvicina a questa porta, l'apre e scompare dietro di essa, lasciando la porta socchiusa. Ci precipitiamo e apriamo lentamente la porta. Vediamo scaffali alle pareti e molti libri. Ma prima che essa possa essere aperta del tutto, il tizio che era entrato si affaccia sulla porta socchiusa, dicendo con tono aspro che là non si può entrare. Con molta educazione lo ringraziamo, gli tendiamo la mano e gliela stringiamo. Un'anguilla sarebbe stata più di presa ferrea, ve lo assicuriamo. Il tizio, abbozzando un sorriso più finto di una moneta falsa, richiude seccamente la porta. Comunque, sappiamo che in quella Sacrestia c'è un segreto, un grosso segreto. Da documenti vecchissimi e da indiscrezioni in nostro possesso, sappiamo che sotto il pavimento vi sono le tombe di almeno due re merovingi ed un'altra lapide, enorme, che cela un segreto. Copia di un vecchio documento (o meglio un disegno) edito da un giornale francese che qui riproduciamo ce lo mostra anche se non molto chiaramente, essendo il documento molto vecchio e malridotto.

Osservando il disegno, sulla sinistra le due tombe dei re merovingi, a destra l'enorme lapide che cela questo segreto, sotto invece il coperchio. Anche qui, daremmo chissà cosa soltanto per entrare e fare alcune foto. Continuiamo perciò la nostra visita ed arriviamo così al transetto nord, che noi abbiamo evidenziato con il numero 22. Qui, i segreti che cela Saint Sulpice sono in pratica al culmine. Sulle pareti del transetto, altri due dipinti di Signol. Quello sulla parete est ha la firma con la "N" diritta, quello invece sulla parete ovest ha la firma con la "N" rovesciata, esattamente in diagonale con quello del transetto sud. Osservando la pianta, con il numero 21 abbiamo evidenziato una delle caratteristiche più importanti di Saint Sulpice. Abbiamo già detto che questa chiesa è stata costruita esattamente sul Meridiano di Parigi, e questo meridiano è evidenziato da uno "gnomon", ossia da una specie di orologio solare astronomico, che segna le stagioni, con relativi equinozi e solstizi.

Il sole, entrando dal transetto sud, segna esattamente la posizione del sole su una traccia metallica di rame posta sul pavimento della chiesa, con relativo centro.

Comunque, per chi si volesse cimentare con lo gnomon, rimandiamo ai testi che ne illustrano il funzionamento, in quanto non è questo ora che ci interessa di più, anche se ci sono cose ad esso collegate strettamente. Lo gnomon di Saint Sulpice termina con una specie di piccolo obelisco, al centro del quale passa esattamente il Meridiano di Parigi, come si può vedere nella precedente foto. Ma quello che più ci interessa è quello che è scritto sul basamento dello gnomon, o meglio del piccolo obelisco. Come possiamo ben osservare, banchi e sedie sono stati ammonticchiati proprio addosso a questo basamento, come a non permettere di avvicinarsi ad esso.

Ma noi, al solito, siamo riusciti, aggirando l'ostacolo, a portarci accanto ad un confessionale che è posto proprio accanto al basamento, sulla destra dello gnomon, sempre seguiti a vista dai "custodi", il cui volto ora da torvo era divenuto rabbioso. Infischiandocene, abbiamo continuato i rilievi. Come appare evidente una parte delle incisioni, precisamente sulla parte destra sul basamento sono state martellate via e cancellate, così come due stemmi o sigilli sono stati rimossi. Questo è molto curioso ed estremamente importante, perché se certe parole e non tutte sono state cancellate, dovevano nascondere qualcosa, diciamo indizi importanti.

Avendo così un testo incompleto, non si arriva a nulla o a molto poco. Il testo, come si è potuto osservare, è in latino. Già sapevamo, ancora prima di arrivare a Saint Sulpice, che c'era questo "segreto" sullo gnomon, ossia la cancellazione di parte del testo. Ma noi, come i nostri gentili lettori certamente avranno capito, siamo caparbi e testardi, cerchiamo dappertutto finché troviamo quel che cerchiamo. E tanto abbiamo fatto che il testo integro è stato reperito in polverosi scaffali della Biblioteca Nazionale di Francia, da un vecchio disegno dello gnomon prima della cancellazione. Il testo, completo dei sigilli sottostanti rimossi, è visibile e leggibile. Ci stiamo lavorando alacremente, perché nonostante sia chiaro il testo ed i sigilli, è il senso delle cose scritte che ci fa pensare e che dà adito ad almeno due diverse interpretazioni. Vedremo, perché la cosa sta assumendo contorni decisamente importanti, anzi diremmo importantissimi. Ma ora andiamo avanti con la nostra visita a Saint Sulpice, puntando sempre la nostra attenzione intorno allo gnomon. Sulla destra di questo c'è un confessionale, per la verità abbastanza malridotto, ma ciò che attira la nostra attenzione è il muro accanto al confessionale stesso. A circa 1,60 m. da terra, vi è una specie di sportello in legno, accuratamente chiuso, che assolutamente non fa parte del confessionale e cela sicuramente qualcosa, ed ovviamente picchiando su di esso, suona vuoto.

Poi abbassiamo lo sguardo, proprio accanto allo gnomon, dove stranamente una lastra di marmo del rivestimento è quasi divelta. Sopra ed accanto non vi sono altre lastre marmoree, quindi si potrebbe pensare ad un danneggiamento dovuto ad incuria o a qualche urto, ma così non è, perché sbirciando dietro alla lastra semidivelta si nota chiaramente un foro di grandezza notevole, che mette in comunicazione con chissà cosa.

Sopra al confessionale, un altro dipinto di Signol, questo con la "N" maiuscola diritta, come per l'altro di fronte al confessionale di vetro nel transetto opposto. Proseguendo lungo il transetto, proprio di fronte al confessionale accanto allo gnomon, vi è una porta che il più delle volte è chiusa, che abbiamo contrassegnato con il numero 23. Conduce ai sotterranei di Saint Sulpice, perlomeno quelli aperti alle visite ufficiali ed ovviamente guidate.

Sarebbero le fondamenta della chiesa, costruita su una basilica antichissima. Anche qui, ovviamente, della guida o di qualcuno che poteva condurci nei sotterranei, neanche l'ombra. Così come non c'è neanche l'ombra di un cartello che specifichi in quali orari avvengono le visite. C'era, in un riquadro attaccato alla porta, come si può notare, ma è stato tolto. Qui tolgono tutto in continuazione. Sempre seguiti dagli sguardi dei "guardiani", abbiamo così proseguito nella visita della chiesa. Passiamo accanto ad una cappella, che noi abbiamo contrassegnato con il numero 24. E' la cappella dedicata al Sacro Cuore di Gesù, nella quale è presente una statua, molto interessante a dire la verità. Andiamo avanti ed arriviamo alla cappella che abbiamo contrassegnato con il numero 25, e questa è molto più interessante. E' dedicata all'animatore di Saint Sulpice, ossia San Vincenzo de' Paoli. In questa cappella, è presente la sua statua.

Fra le sue braccia ci sono dei bambini, che vogliono significare la comunità da lui fondata, appunto quella dei "Bambini di San Vincenzo", come l'altra delle "Dame di San Vincenzo". Infatti. oltre alla statua, alle pareti due dipinti, uno che rappresenta il santo che assiste nel momento del trapasso il Re di Francia Luigi XIII, l'altro rappresenta proprio le Dame di San Vincenzo. La cosa interessante sta nel fatto che Vincenzo de' Paoli ebbe molto a che fare, come sappiamo, con personaggi del Priorato di Sion ed altri ancora, ed essendo la statua di un santo, ci è apparso assai strano che non ardesse davanti a questa effigie neanche un misero cero. Ma qui dentro ceri che ardono non ce ne sono o quasi. Andando avanti con la visita, passiamo davanti alla cappella che porta sulla nostra piantina il numero 26. E' dedicata a San Paolo, dove troviamo la statua del santo e dei dipinti sulla sua vita. Passiamo ora alla cappella che sulla nostra piantina corrisponde al numero 27. E' dedicata a San Francesco di Sales, dove troviamo dipinti sulla sua vita, ma nulla di interessante in più. Ultima cappella che visitiamo è quella contrassegnata con il numero 28. E' dedicata a San Francesco Xavier, dove ci sono due affreschi, il primo raffigurante il santo che resuscita un morto, il secondo la traslazione del suo corpo. Poi ci troviamo davanti ad una porta chiusa, che è una cappella proprio sotto ad uno dei due campanili, che è la Cappella dei Battesimi, ma anche questa porta è inesorabilmente chiusa a chiave e sprangata. Decidiamo così di continuare la visita nella navata centrale, dove troviamo, contrassegnate con i numeri 33 e 34, due acquasantiere. Quella con il numero 33 reca raffigurato un granchio, e questo è già strano.

Ma quello che ci fa sobbalzare, è l'acquasantiera con il numero 34. Sul basamento, spicca una piovra (o un polipo) con i tentacoli spalancati. Come possiamo, improvvisamente, non pensare alla piovra (o al polipo) raffigurato sulla tomba della marchesa di Blanchefort a Rennes-Le-Chateau? Ci avviciniamo ed esaminiamo meglio questa raffigurazione.

Ne contiamo i tentacoli, sono otto, come in natura in effetti è. Ricordiamo i tentacoli della piovra raffigurata sulla tomba a Rennes-Le-Chateau, e sono otto. Questa acquasantiera, poi, ha una particolarità: è esattamente di fronte alla Cappella degli Angeli dove sono i dipinti di Delacroix. Ne prendiamo diligentemente nota e proseguiamo nella nostra visita. Ci rechiamo al centro della navata, dove c'è un enorme pulpito. A parte la doppia scalinata, sotto ad esso vi una raffinatissima lavorazione in oro zecchino. Ma ecco, improvvisamente, una specie di illuminazione, quasi un miraggio. Guardando da sotto il pulpito verso il transetto nord, scorgiamo una lettera dell'alfabeto, su una delle vetrate superiori, quasi isolata: la P. Cosa vorrà dire? Ci viene l'idea di andare dalla parte opposta, quasi di corsa. Ebbene, nel transetto sud, su una delle vetrate dalla quale filtra la luce solare che fa "funzionare" lo gnomon, un'altra lettera quasi invisibile: la S. Il nostro pensiero corre immediatamente all'ormai famoso PS di Rennes-Le-Chateau. Febbrilmente ne prendiamo nota in quanto era impossibile fotografare le lettere, visto che erano lontane e piccolissime, e la nostra fotocamera non è dotata di zoom adeguato. Ci dirigiamo verso il centro della chiesa, dove con il numero 31 abbiamo contrassegnato il coro. Riprendiamo con attenzione le distanze, prendendone nota. Quindi, gettiamo un'ultima occhiata ai dipinti di Delacroix ed usciamo da Saint Sulpice, sempre seguiti dai "guardiani", che si spingono fin sul sagrato, per vedere cosa facevamo. Ma noi ci siamo diretti verso la fermata del metrò, dove così, con appena una fermata, abbiamo potuto visitare l'altra chiesa famosissima del quartiere, ossia Saint Germain des Prés.

Terza fase: l'antichissima chiesa di Saint Germain des Prés

Questa chiesa è straordinaria e nel contempo molto più "sacra" di Saint Sulpice che, come abbiamo detto, non sembra neanche una chiesa, ed è anche molto più antica. Arriviamo di fronte all'entrata e facciamo il nostro ingresso.

La chiesa risale a prima dell'anno 1000, ed è stata una tappa fondamentale per la dinastia merovingia di Francia. E' in stile pre-gotico, tanto che in qualche parte ricorda molto la tecnica costruttiva della cattedrale di Chartres. Questa particolarità si nota anche dal corpo della chiesa soprattutto nella facciata sud e nell'abside.

Entrando in chiesa, notiamo immediatamente testimonianze chiaramente templari, come i capitelli con creature immaginarie e l'Ultima Cena scolpita in bassorilievo sull'architrave del portone d'ingresso.

La nostra speranza, ma più che altro la nostra certezza, è esaminare le tombe merovingie che sappiamo essere nei sotterranei della chiesa. Entrando, la nostra attenzione viene attirata da un altro capitello molto curioso, raffigurante un segno dello Zodiaco, quello dei Pesci e, di fronte a questo, un altro con una testa di donna circondata da uccelli.

Cerchiamo subito l'entrata per i sotterranei, ma un corpulento signore ci dice che i sotterranei sono allagati e non si può accedere. Ovviamente non gli abbiamo creduto, ma la porta che conduce ai sotterranei, affiancata da una colonna sormontata da un capitello con una testa coronata è irrimediabilmente chiusa. Allora abbiamo fatto un giro per la chiesa, alla ricerca di qualche tomba merovingia sperduta, e siamo riusciti a trovarne una sola, quella del re Childebert, oltretutto rimossa e non sul pavimento e, colmo dei colmi, abbiamo trovato soltanto la lastra tombale, neanche la tomba vera e propria. Strano ma vero, sembra un susseguirsi continuo di occultamenti e di gioco a nascondino. Il che non fa altro che avvalorare la nostra idea che deve per forza esserci qualcosa di troppo grosso da nascondere. Per non parlare poi dell'ultimo episodio accadutoci proprio a Saint Germain des Prés, dove sempre il corpulento signore ci informa candidamente, alla nostra domanda sulla presenza di tombe merovingie, che queste ultime in quella chiesa non esistono. Ci sarebbe da mettersi a ridere a crepapelle se non ci fosse invece da piangere: tutti a Parigi (e non solo) sanno che Saint Germain des Prés è la chiesa merovingia per eccellenza, e sostenere che non vi esistono tombe merovingie è semplicemente grottesco. Comunque, tanto per finire il giro, abbiamo trovato delle tombe, quelle di alcuni arcivescovi, poste lì solo perché furono abati della chiesa.

Con un po' di scoramento e tanta rabbia in corpo (ma tanto torneremo) decidiamo di concludere questa ricerca andando alla chiesa più templare di Parigi: Notre Dame.

Quarta ed ultima fase: la nostra ricerca termina per il momento a Notre Dame

Dopo aver girovagato per Parigi ed avendo ben preso i nostri appunti, decidiamo quindi di concludere la nostra escursione parigina alla cattedrale di Notre Dame. Conosciuta in tutto il mondo, è semplicemente splendida, per la tecnica costruttiva e per la sua bellezza architettonica, che culmina nelle guglie, negli archi rampanti e nei contrafforti dell'abside.

Ma più che questi, a noi interessavano i bassorilievi di cui la cattedrale è piena, insieme ai "garguilles" scolpiti ovunque, creature immaginarie e mostruose poste lì con intenti certo molto seri.

Abbiamo iniziato il nostro giro, puntando la nostra attenzione proprio su questi garguilles e sulle miriadi di statue che costellano la cattedrale. Questi garguilles non sono altro che dei doccioni, ossia servivano per lo scolo dell'acqua piovana. All'entrata, ecco che attira la nostra attenzione un gruppo scolpito nella pietra in cui, riconoscibilissima, terza da sinistra, c'è anche Maria Maddalena. Porta nella sua mano sinistra il Libro della Conoscenza chiuso e lo scettro nella destra, appeso porta invece un sacchetto: lo stesso che spicca sul "monte fiorito" nella chiesa di Rennes-Le-Chateau. Con una particolarità in più, che chi avrà la bontà di osservare meglio la statua, in direzione del ventre, noterà immediatamente. Maria Maddalena è ritratta in questa statua mentre è incinta. Lo abbiamo evidenziato con un cerchietto nero. E' inequivocabile e certo, non si potevano commettere errori del genere nella rappresentazione sacra di una santa.

Inoltre è risaputo che tutte le chiese intitolate a Notre Dame non erano dedicate alla Vergine, bensì proprio a Maria Maddalena, che gli antichi Templari chiamavano appunto "Nostra Signora", senza nulla togliere alla devozione per la Vergine. Altre cose, che ci riportano a Rennes-Le-Chateau e non solo, le troviamo anche accanto al transetto nord della cattedrale, quello dove, secondo la tradizione e gli scritti di Fulcanelli, si riunivano gli alchimisti per parlare delle loro scoperte e dei loro lavori. Il particolare consta in un bassorilievo raffigurante il trasporto dell'Arca dell'Alleanza da parte dei Profeti dell'Antico Testamento.

In alto invece, fra le guglie, a proposito di alchimisti e di Fulcanelli, troviamo fra i tanti garguilles uno che davvero non ci si aspetterebbe: è detto "l'alchimista". Con il suo cappello a punta e la sua fluente barba, rappresenta la filosofia pura e il suo sguardo è puntato verso il centro della cattedrale, cosa emblematica.

Terminiamo la nostra visita con un'occhiata alle vetrate, che meriterebbero un discorso a parte, per la loro bellezza, ma soprattutto per il loro significato. Parleremo delle vetrate in un'altra occasione. Ora, giunge il momento di passare alle conclusioni.

Conclusioni

Le nostre conclusioni non possono che iniziare e finire, almeno per il momento, a Saint Sulpice, la chiesa nella quale le simbologie, le "stranezze" ed i riferimenti a Rennes-Le-Chateau ed al "Serpente Rosso" sono più che evidenti. Da ricordare il fatto che l'ineffabile Saunière, dopo aver scoperto le pergamene a Rennes-Le-Chateau, si recò quasi subito a Parigi, per procurarsi delle copie di due dipinti. Più in là parleremo anche di questi. Torniamo alla nostra Parigi e a quello che abbiamo visto. Vorremmo iniziare, se i gentili lettori ce lo consentono, con l'affermare che il giorno 17 gennaio è la festa di Saint Sulpice e, guarda caso, proprio quel giorno la chiesa rimane chiusa al pubblico. E il 17 gennaio è morta la Dama di Blanchefort a Rennes-Le-Chateau, il 17 gennaio si sentì male Sauniére, il 17 gennaio è la data di pubblicazione del "Serpente Rosso", il 17 gennaio è il giorno dell'arrivo di Siegebert IV a Rennes-Le-Chateau, il 17 gennaio è ben citato nel "Serpente Rosso"... insomma questa data è incredibilmente presente. Riprenderemo poi questo discorso. Ora passiamo al famoso Meridiano di Parigi, anche perché vi è un riferimento preciso a questo meridiano proprio nel "Serpente Rosso". Come abbiamo veduto, questo meridiano passa esattamente per la chiesa di Saint Sulpice, ma non solo. Passa anche esattamente per la chiesa di Saint Germain des Prés. Abbiamo evidenziato questa cosa su una piantina del quartiere.

La linea nera evidenzia il Meridiano Zero di Parigi, che come si vede passa esattamente per la chiesa di Saint Germain des Prés (in alto) e Saint Sulpice (in basso). In merito a questo, abbiamo anche visto che c'è un qualcosa che si riferisce al famoso PS. Trovati a Saint Sulpice sia la P che la S, la stessa cosa, seppure in forma diversa, l'abbiamo trovata a Saint Germain des Prés, ma invertita su una targa posta nella chiesa stessa. Ci vengono in mente i versetti del "Serpente Rosso", quelli nel capitolo del segno zodiacale dello Scorpione: "... Io ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P...". Quindi, il tutto è senz'altro contenuto fra queste due chiese, o solo in Saint Sulpice, cui fa riferimento quella "rosa" posta a Saint Germain des Prés. Ma P ed S sono evidenziate dal Meridiano, quindi spostiamo di nuovo la nostra attenzione all'interno di Saint Sulpice. proprio nella zona di passaggio del Meridiano, che è delimitato nella chiesa dai due transetti, ove in quello nord è posto lo gnomon come abbiamo visto. Abbiamo però anche visto che le "strane" opere affrescate di Signol sono poste proprio nei lati dei due transetti, e due di queste opere recano la firma di Signol con la "N" rovesciata. Sappiamo anche che le due opere di Signol con la "N" rovesciata sono "La Resurrezione" e "Il tradimento di Giuda". La seconda opera non possiamo farvela vedere in quanto in restauro (tanto per fare una cosa nuova) e coperta da teloni. La "Resurrezione" la recuperiamo da un opuscolo turistico ed eccola qui sotto.

La "N" rovesciata sull'affresco rappresentante la Resurrezione porta la data del 1876. Le altre due opere di Signol , sempre nei transetti, sono invece con le "N" diritte. Ma non finiscono qui le stranezze: nell'affresco raffigurante la Crocifissione, che chissà come non è in restauro, e che ha la "N" della firma di Signol diritta, l'iscrizione sul capo di Gesù è completamente all'inverso con la particolarità che è scritta in tre lingue: ebraico, greco e latino.

E' proprio in questa zona, quella dei transetti, ed in pratica la parte centrale di Saint Sulpice che concentriamo la nostra attenzione. Vediamo che ci sono nel transetto nord la base dello gnomon, al centro l'orologio solare con la piastra di rame ellittica, nel transetto sud la lastra di pietra che indica la partenza dell'orologio solare stesso. Nel transetto sud, verso est, l'affresco di Signol raffigurante la Resurrezione con la sua "N" rovesciata, e di fronte a questo l'affresco, sempre di Signol, raffigurante la Crocifissione con la sua "N" diritta ma con l'iscrizione sulla testa del Redentore scritta al rovescio. Più in basso, l'acquasantiera con la piovra, di cui abbiamo già parlato. Ci è venuto da chiederci il perché quelle opere di Signol sono così "raggruppate" nei transetti, proprio in corrispondenza del famoso Meridiano. Ovviamente, la risposta è stata che è nel centro della chiesa, o meglio nel sottosuolo della stessa che è celato qualcosa di molto, ma molto importante. Come abbiamo già raccontato, non ci è stato possibile scendere nei sotterranei, ma abbiamo comunque reperito delle foto, in mezzo alle quali una ci è sembrata emblematica. Un triangolo, simbolo della perfezione e della divinità, ai cui vertici c'è il "Pater", il "Filius" e lo "Spirito Sancto", al centro un cerchio con la dicitura "Deus", e sui lati del triangolo le scritte "NON EST", mentre sulle bisettrici degli angoli la scritta "EST". Significato: il Padre non è il figlio, il Figlio non è il Padre, lo Spirito Santo non è il Figlio e non è il Padre, ma tutti e tre sono Dio.

Una rappresentazione tipica della Trinità, ma che vuol anche dire che questo triangolo è tutto ed il contrario di tutto. Almeno a livello esoterico. A dire la verità, anche se a prima vista non sembra, questa rappresentazione lascia un po' perplessi. Anche perché ci vengono di nuovo in mente i versetti del "Serpente Rosso" nel capitolo del segno zodiacale dello Scorpione: "Visione celeste per colui che mi ricordano le quattro opere di Em. SIGNOL, intorno alla linea del Meridiano, nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri...". Le quattro opere di Signol sono effettivamente a Saint Sulpice intorno alla linea del Meridiano, ed il coro del santuario è il centro. Già, il centro dello gnomon, dell'orologio solare che è tracciato dal Meridiano e dalla linea di rame che è incastonata nel pavimento della chiesa. Ma continuiamo, sempre dal Serpente Rosso, sempre dal segno dello Scorpione: "... nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri. Io ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P..." E poi continua ".... Quale strano mistero cela il nuovo Tempio di SALOMONE edificato dai bambini di Saint VINCENT?...".  Ci viene spontaneo pensare, chissà perché, ad una costruzione geometrica, la rotazione, ad un cerchio. Allora, proviamo a vedere di adattare questa idea che ci è venuta in mente alla chiesa di Saint Sulpice (vedi foto 71). Beh, quello che ne viene fuori è semplicemente stupefacente. Dunque, tenendo presente quello che ci viene suggerito dal "Serpente Rosso" nel capitolo dedicato al segno zodiacale dei Gemelli: "... Il cerchio era l'anello e corona, ed esso era il diadema di questa Regina del castello" e pensando alla rotazione attorno al Meridiano, abbiamo tracciato un cerchio rosso con centro proprio sulla piastra in rame ellittica dello gnomon. Poi abbiamo preso alcuni punti "caldi" di Saint Sulpice, come la Cappella dei Matrimoni (quella sempre chiusa al pubblico di cui abbiamo parlato in precedenza), facendo perno su dove si trovano le tombe "misteriose" dei re merovingi; poi siamo arrivati all'altro punto misterioso, cioè la cappella dell'Assunzione da dove ci hanno beatamente cacciati. Pensando poi a Salomone, citato dal Serpente Rosso, sappiamo che per formare la sua "stella" occorrono 12 punti. Abbiamo quindi contato, nella navata centrale dei transetti, 12 colonne, 6 a nord e 6 a sud. Unendo questi punti, è uscito fuori un triangolo equilatero che abbiamo poi rovesciato, intersecandolo al precedente. Incredibile ma vero, è venuto fuori il sigillo o stella di Salomone (che abbiamo evidenziato in blu).

Proprio come dice il Serpente Rosso nel capitolo dedicato al segno zodiacale dello Scorpione: "... Quale strano mistero cela il nuovo Tempio di SALOMONE edificato dai bambini di Saint VINCENT?". Ed in effetti i vertici di questa stella toccano proprio dei punti particolari in Saint Sulpice. Come si può evincere dal nostro studio il punto contrassegnato con la lettera A corrisponde alle tombe merovingie nella Cappella dei Matrimoni; la lettera B corrisponde alla cappella dell'Assunzione dove è assolutamente vietato l'ingresso; la lettera C invece corrisponde alla Cappella del Sacro Cuore di Gesù dove come detto è presente la sua statua; la lettera D corrisponde proprio alla Cappella dedicata a San Giovanni Battista. Proseguendo nello studio, mentre una ridda di pensieri si affolla nella nostra mente, vediamo che la lettera E corrisponde al centro del coro, proprio ove è situata una tomba ignota, senza iscrizioni, dalla quale è stato divelto uno stemma, vista in precedenza. Per terminare, al punto F del nostro studio va a corrispondere una mattonella incastonata nel pavimento della chiesa, completamente diversa dalle altre, scavata al centro con dei simboli molto piccoli, dei quali non ci eravamo accorti prima. Tanto che abbiamo dovuto fotografarla da vicino e poi togliere il colore per far risaltare meglio i particolari di questi simboli. Incredibile, ma quel piccolo simbolo centrale è una ankh egizia, la croce ansata, ed i due simboli accanto sembrano tanto due serpenti, due cobra. Che cosa c'entrano una ankh egizia e due serpenti in una chiesa che dovrebbe essere cattolica? Comunque sia, è senza meno un punto significativo.

Capiamo di essere sulla strada giusta e continuiamo. Tornando alla nostra pianta con la stella di Salomone, notiamo che i dipinti di Signol si trovano sulle bisettrici A-F, B-F, E-C, E-D. Quelli con la "N" rovesciata sono sulle direttrici B-F e C-E. Ci viene in mente un'idea: quella di sostituire alle lettere uguali, cioè la E e la F, come suggerito sempre dal Serpente Rosso, la lettera I e la lettera S, tralasciando quelle da noi scritte, cioè la A, la B, la C e la D. Vediamo: sulla direttrice C-E troviamo il dipinto di Signol con la "N" rovesciata, quindi a questa combinazione sostituiamo la lettera I. Sulla direttrice B-F troviamo l'altro dipinto di Signol con la "N" rovesciata, quindi a questa combinazione sostituiamo la lettera "S". Procedendo con la stessa tecnica, troviamo un'altra lettera "I" ed un'altra lettera "S". Prendiamo ora il testo del Serpente Rosso, nel capitolo dedicato al segno zodiacale della Vergine: "... Due volte IS, imbalsamatrice e imbalsamata, vaso miracoloso dell'eterna Dama Bianca delle Leggende.". Due volte IS, cioè ISIS, nome egizio di Iside, come ne parla sempre il Serpente Rosso nel capitolo dedicato al segno zodiacale del Leone: "Di colei che io desidero liberare, salgono verso di me gli effluvi del profumo che impregnano il sepolcro. Una volta alcuni l'avevano chiamata: ISIDE, regina delle sorgenti benefiche...". E poi presegue così: "VENITE A ME VOI TUTTI CHE SOFFRITE E CHE SIETE OPPRESSI E IO VI DARO' SOLLIEVO, altri MADDALENA, dal CELEBRE vaso colmo di balsamo guaritore...". Immediatamente il nostro pensiero va a Rennes-Le-Chateau, al "Monte Fiorito" sopra il confessionale della chiesa di Sauniére, dove è scritto "Venite a me tutti voi che soffrite e io vi darò sollievo". Veramente incredibile, se poi pensiamo a quello che ancora il Serpente Rosso ci dice nel capitolo dedicato al segno zodiacale dello Scorpione: "E' il passaggio, ma egli stesso facendo il bene, come xxxxxxxx QUELLO della tomba fiorita...". Il riferimento è chiaro: si parla del Conte di Fleury, sepolto nel cimitero di Rennes-Les-Bains, in una tomba assai strana, sulla quale abbiamo fatto rilevamenti accurati e addirittura l'ago della bussola non segnava più il nord, ma si spostava di parecchi gradi. Pazzesco. Sulla sua tomba è scritto: "Qui giace colui che è passato facendo del bene". E guarda caso la sua tomba, oltre a creare uno scompenso nel campo magnetico, è perfettamente allineata in modo geografico proprio con il "Monte Fiorito" nella chiesa di Rennes-Le-Chateau. Eccola qui sotto la tomba del Conte di Fleury.

Ai piedi della tomba di Fleury, c'è un parallelepipedo di pietra, che ha, guarda il caso, in scala le stesse identiche dimensioni, ovviamente in scala, del Tempio di Salomone che, secondo la leggenda, è in scala alle misure dell'Arca dell'Alleanza. Febbrilmente prendiamo questi appunti, mentre sempre più luce filtra nella nostra mente. Il centro della stella di Salomone da noi tracciata corrisponde esattamente al centro dei sotterranei di Saint Sulpice. Quindi, questi sotterranei, visto anche l'alone di mistero e di segretezza, oltre che di sorveglianza quasi maniacale che circondano la chiesa, devono contenere un segreto enorme. Un vero e proprio Sancta Sanctorum? E cosa, o chi è o chi sono sepolti in questi sotterranei? Perché una parte dei sotterranei (molto più in profondità di quelli "ufficiali") sono assolutamente impenetrabili? E perché proprio il 17 gennaio, festa di Saint Sulpice, la chiesa rimane chiusa al pubblico? Pensiamo che le risposte siano a portata di mano, noi a qualcosa abbiamo pensato, ma qui lasciamo ai nostri formulare le ipotesi più disparate. Noi dei riferimenti li abbiamo dati. Ma non finirà qui, perché quella chiesa sarà da noi esplorata ancora più a fondo, fino ad arrivare nelle sue viscere, in un modo o nell'altro. E abbiamo capito che il mistero di Rennes-Le-Chateau ha in Saint Sulpice la sua logica conclusione. O forse è soltanto l'inizio. Indagheremo ancora, e porteremo le altre scoperte all'attenzione di tutti i nostri lettori.