NON NOBIS DOMINE, NON NOBIS, SED NOMINI TUO DA GLORIAM

Dalla buona terra di Roma, addì 27 dicembre Anno Domini 2002 - Anno dell'Ordine 882

Gentilissimi visitatori, vi ringraziamo per essere venuti a visitare il nostro sito. Oltre che un'associazione non certo a fini di lucro, siamo un Ordine indipendente, non abbiamo né colore politico né schieramento sociale ed economico. Siamo i Cavalieri di Cristo del Tempio di Gerusalemme, più comunemente conosciuti con il nome di "templari". Questa parola, oggi, suscita reazioni diverse: da una morbosa curiosità fino ad un ingiustificato timore più o meno reverenziale. Tutte queste reazioni noi le conosciamo e le rispettiamo, anche se, addirittura il timore, e ancor meno quello reverenziale, è del tutto ingiustificato.

Moltissime sono le domande che chi si avvicina al mondo templare ci pone, come ad esempio: chi siete? Da dove venite? Dove andate? Come mai ancora esistete? E perché? Oppure: perché sentite il bisogno di mettervi addosso dei mantelli bianchi con ricamata una croce vermiglia? O ancora: perché esistete se l'Ordine è stato sospeso, e non soppresso, nel Medioevo? Ed in ultimo: a cosa servite voi, in una società così  tecnologicamente avanzata, nella quale voi apparite decisamente anacronistici? Ed altro ancora...

Noi tutte queste domande, che pensiamo legittime, le accogliamo con gioia, in quanto ci permettono di spiegare tutti i nostri punti di vista. Proveremo qui a rispondere a quelle domande che ci pongono spesso, come quelle poc'anzi descritte, con un breve discorso.

Chi siamo lo abbiamo detto, siamo i cavalieri templari. Veniamo da una storia antichissima, che chi vuole può leggere nelle pagine di questo sito. Come nei tempi moderni siamo divenuti cavalieri templari, questo ha poca importanza: il grado di cavaliere, per puntualizzare, non si trasmette di padre in figlio, né può essere acquisito per diritti che possono essere accampati e che in ogni caso non esistono. Cavalieri si è nell'animo, nel comportamento, nelle azioni che ogni santo giorno che Dio ha fatto svolgiamo. Noi, molti anni fa, per mezzo di antichi testi, di pergamene, di codici miniati medievali che abbiamo avuto e potuto consultare, per il nostro comportamento rigidamente conforme a quello che la Regola dell'Ordine del Tempio prevedeva e prevede tuttora, siamo passati per l'investitura templare e da allora siamo Cavalieri del Tempio a tutti gli effetti, con una nostra organizzazione ed una nostra scuola di pensiero, che ha ogni Ordine Cavalleresco. Oggi, in questo mondo esasperatamente tecnologico e futuristico, nell'era della comunicazione telematica ed elettronica, dove i mass-media la fanno da padrone e le macchine hanno ormai preso il posto dell'uomo, sembra proprio che la cavalleria appaia fuori tempo, anacronistica ed anzi quasi da irridere.

No. Assolutamente no. Niente di tutto questo: noi templari non intendiamo la cavalleria come il ripristino o peggio lo spolvero di antichi rituali, o riunirci come fanno le sette e predicare dall'alto di un pulpito alla folla attonita che sta ad ascoltare. No, niente di simile. Siamo seri, per favore. Noi non intendiamo la cavalleria come la riunione di un po' di persone, perlopiù anziane, che si mettono addosso un mantello e poi vanno a pranzi o cene di gala. Abbiamo visto con orrore persone che indossavano il bianco mantello dell'Ordine del Tempio andare ad una sacra funzione come la Messa, solo per poter pavoneggiarsi e per porsi un gradino sopra gli altri comuni mortali, senza nemmeno partecipare al Sacramento dell'Eucaristia. Pazzesco. Abbiamo udito con ribrezzo persone parlare a nome della Cavalleria Templare, dicendo addirittura che il mantello indossato era un pezzo di stoffa bianca. Dissacratorio. Abbiamo assistito, per fortuna dall'esterno e a mezzo di servizi fotografici a prezzi da album matrimoniali, con dolore e rabbia, allo svolgimento di "pranzi medievali" composti da menù dal prezzo stratosferico,  o a "cene templari" a base di costosissimi piatti di pesce ed aragoste, il tutto con la scusa della beneficenza da fare ai poveri. Vergognoso. Abbiamo udito con spavento persone dire che se i templari vogliono esistere, devono piegarsi per forza alla volontà dei vari Lions Club e Rotary che dir si voglia. Assurdo. Noi non abbiamo assolutamente nulla contro queste istituzioni meritorie, anzi, ma non si può confondere un templare con un membro dei Lions o del Rotary, è tutta un'altra cosa.

Noi ci prefiggiamo, come scriviamo nella pagina dedicata a questo, la riconquista dei valori morali e materiali che fanno parte integrante dell'Uomo. Non a caso abbiamo scritto la parola Uomo con la "U" maiuscola: qui non si parla di semplice persona, ma di Uomo inteso come società e come individuo pensante e credente. L'Uomo ha perso o per meglio dire smarrito tanti, troppi valori: l'amore, la lealtà, il coraggio, l'onestà, la tolleranza, la comprensione e tanto altro ma soprattutto, a nostro modesto parere, la capacità di credere in se stesso. Diremmo una stupidaggine se affermassimo che noi templari tutti questi valori li abbiamo, perché siamo uomini come tutti gli altri: ma almeno, da tutto ciò che ci è stato tramandato, proviamo a cercarli, a snidarli da dove sono nascosti, nel nostro animo, nel più profondo di noi stessi. Il bianco mantello con ricamata la croce vermiglia che indossiamo non è un semplice pezzo di stoffa bianca, ma è un simbolo: in quel mantello sono racchiusi quasi nove secoli di storia, di privazioni, di stenti, di battaglie, di morte, di sangue e di sofferenza di migliaia di nostri antichi confratelli. Ecco, non è un semplice pezzo di stoffa. E non lo sarà mai. Quel mantello porta dentro di sé tutte queste cose, facenti parte dell'Uomo stesso. Ed è da qui che deve cominciare la ricerca e la riconquista di quei valori smarriti. Quando l'individuo sa guardare dentro di sé, quando riesce a far venire fuori la sua parte migliore, allora quest'individuo può essere chiamato Uomo e, soprattutto, figlio di Dio, fratello nello spirito di Gesù Cristo, che tanto ci ha insegnato e continua ad insegnarci. Noi templari stiamo tentando di fare questo, per noi e per gli altri: a noi non serve fare la carità, come tanti fanno, solo per farsi dire bravi da qualcuno e/o per scaricare dalle imposte quanto donato. Se chi ci legge ha la bontà di scrutare fra le righe della pagina dedicata, capirà cosa intendiamo.

Gli antichi Cavalieri del Tempio si prefiggevano la difesa dei pellegrini e dei luoghi santi a Gerusalemme, la riconquista del Tempio di Salomone, simbolo sì della religione ebraica, ma anche simbolo della Passione e della Morte di Cristo, che per redimerci è ingiustamente morto per noi. Ora noi templari non abbiamo più il Tempio di Salomone da conquistare e da difendere, né un luogo sacro da preservare con la spada, materialmente parlando. Abbiamo di più. Abbiamo l'Uomo, il vero e proprio Tempio di oggi. Nella civiltà moderna, il vero Tempio è proprio l'Uomo, inteso nella sua interezza. Noi templari quindi cerchiamo la riscoperta dell'Uomo, dei suoi valori, della sua bellezza interiore: cerchiamo in noi stessi quei valori così belli, così unici che non abbiamo definitivamente perduto. Li abbiamo soltanto smarriti, e dobbiamo ritrovarli. La continua ricerca che noi templari conduciamo in tutti i campi, da quello religioso a quello della scienza, altro non è che la ricerca dei valori migliori dell'uomo, ed è quello che noi amiamo chiamare la "conoscenza cosciente", ossia conoscere con coscienza, capire e comprendere quello che ci viene consentito dall'Altissimo, ma sempre in una visione di subalternità, di piccolezza. Noi non siamo e non saremo mai grandi: sorridiamo con una punta di divertimento quando vediamo gli scienziati affannarsi per creare la vita. Ma il Creatore è uno solo, cerchiamo di non dimenticarlo mai. Noi, piccoli, poveri e miseri uomini, possiamo soltanto cercare di copiare, e non ci riesce neanche bene. Ma in questa miseria, una cosa abbiamo di grande che non riusciamo a far riemergere, che è il nostro spirito, la nostra scintilla divina, che è dentro ognuno di noi, e che è parte integrante di Colui che tutto può. E allora cerchiamo in ogni modo di vivificare questa scintilla, farla diventare un grande fuoco d'amore. E' un fuoco che ci avvolge e ci riscalda ma non ci consuma. Già, l'Amore. L'Amore con la "A" maiuscola. Amore e aiuto. Aiutare si può, si deve. Tendere una mano a chi sta peggio di noi non è solo possibile, ma è un sacro dovere, stabilito da Gesù Cristo in primo luogo e poi riproposto dai templari di tanti anni fa e ora, indegnamente, da noi. Ci sono tanti modi di aiutare: fare una semplice beneficenza, dare qualche soldo non ha senso. E' una goccia nel mare, come si dice, alla fine non aiuta nessuno. Occorre dare invece di più, veri e propri servizi, dare la possibilità di curarsi a chi non può, dare la possibilità di acquisire un bene inalienabile dell'uomo come la cultura. Al povero non possiamo e non dobbiamo soltanto dare un tozzo di pane ed andarcene soddisfatti, perché quel povero, domani, avrà più fame di oggi. Dando invece un'assistenza costante, una possibilità di lavoro e d'istruzione, ecco che avremo fatto veramente qualcosa per quel povero. E' un traguardo enorme, che sembra irraggiungibile, ma noi ci proviamo e ci riproveremo. Mai darsi per vinti, mai rinunciare, mai tirarsi indietro. Non saliamo mai un gradino sopra gli altri. Perché noi siamo come gli altri e gli altri sono come noi.

Vogliamo sperare che i nostri intendimenti, in questo discorso di saluto e ringraziamento a chi ci visita e ci legge, siano stati afferrati. Chiunque ci legge può divenire Cavaliere del Tempio, ricevere l'investitura e vestire il bianco mantello. Qualcuno obietterà che per fare tutto ciò non è necessario vestire un mantello e divenire cavaliere: non è vero, perché al fare del bene si accompagna una nostra crescita interiore che la Regola e la ricerca della Conoscenza Cosciente danno, e che noi templari dobbiamo rispettare e sviluppare. Esiste una Regola ed un Regolamento. Esiste una disciplina da rispettare e far rispettare. Da noi non sono ammesse la superbia, l'alterigia, la menzogna, la superiorità verso gli altri, la dimostrazione di potenza o dire il classico "lei non sa chi sono io". Non sono e non saranno mai ammesse la prepotenza e l'arroganza. Proprio perché templari, occorre invece non sentirsi mai superiori a nessuno, essere sempre sullo stesso gradino di un altro, mai al disopra. Da noi deve essere di casa la dignità, non la superbia, deve essere di casa l'umiltà, non la grandezza, devono essere di casa la tolleranza e la comprensione, non l'alterigia ed il disprezzo. Se qualcuno si sente migliore di un altro, l'Ordine del Tempio non fa per lui, o per lei. Già, perché l'Ordine è aperto anche alle donne, nella più completa parità. Essendo un Ordine di derivazione monastica sì, ma anche militare, si debbono rispettare i ranghi e le consegne ma, attenzione, non perché chi è più alto in grado è migliore o è più bravo. Queste cose da noi non esistono. Chi è più alto in grado porta un peso più gravoso, che è quello delle responsabilità. Chiunque vuole può chiedere di far parte dell'Ordine e così di partecipare a tutte le nostre iniziative. Ma non è così semplice come può sembrare.

Vi ringraziamo per l'attenzione e la pazienza, ed augurando a tutti ogni bene, invochiamo su di noi e su chi ci legge la benedizione del Re dei Re, e che ci conduca sempre per la Via della Vita e della Sua Grande e Santissima Luce. Dobbiamo operare per la Sua gloria, non per la nostra.

Che Dio abbia pietà di noi.

NON NOBIS DOMINE, NON NOBIS, SED NOMINI TUO DA GLORIAM

Ordine dei Cavalieri di Cristo del Tempio di Gerusalemme

Il Gran Maestro - fratello Maurizio Chiavari