Sul numero 27 dell'anno 2002, la conosciuta e prestigiosa rivista "Hera", che si occupa di tutto ciò che è mistero, arcano e storia, ha pubblicato un articolo dal titolo "Templari: assolti con formula piena", a firma di Adriano Forgione e di Francesco Garufi.

Si da notizia che il 13 settembre 2001, lo storico dr.ssa Barbara Frale ha rinvenuto nei fondi dell'Archivio Segreto Vaticano un documento a dir poco eccezionale, che riguarda il processo ai Templari, del quale parliamo in un'altra pagina di questa sezione dedicata alla storia dell'Ordine del Tempio. Questo documento riguarda un'inchiesta svolta nell'estate del 1308 dai legati pontifici.

Si tratta in un interrogatorio svolto da tre cardinali che il Papa aveva incaricato alle indagini, fra cui il cardinale Berengario Frédol, espertissimo canonista che aveva già avuto modo di constatare gli abusi dell'Inquisizione. Questo interrogatorio avvenne nel castello di Chinon, nel quale il Re Filippo IV detto il Bello aveva fatto rinchiudere il Gran Maestro Jacques De Molay con i suoi luogotenenti. Senza essere troppo prolissi, come si legge sulla rivista "Hera", diciamo soltanto che uno dei capi di imputazione avverso i Templari era lo "sputo sulla Croce", ossia il rinnegamento della figura del Cristo. Da questi interrogatori, risulta invece che tale pratica era in uso perché chi entrava nell'Ordine era sottoposto ad una disciplina durissima, come possiamo vedere in altre pagine del nostro sito, e l'obbedienza era dovuta. Quello dello "sputo sulla Croce" quindi non voleva essere il rinnegamento del Cristo, ma una prova alla quale i neofiti che entravano nel Tempio erano sottoposti, per constatare la loro obbedienza all'Ordine.

Dal Registro Avignonese 48, deposizione n. 46, possiamo leggere:

"E' obbligatorio per te rinnegare tre volte quel Cristo che questa immagine rappresenta, e tre volte sputare sull'immagine e sulla Croce" - Lui rispose che non lo avrebbe mai fatto, allora il Precettore lo rimproverò in maniera durissima dicendogli: "Osi mostrarti disobbediente ad un comando che ti è stato dato?" e lo minacciò di farlo mettere entro pochi giorni nella fossa del carcere di Merlanc, se non avesse rinnegato".

Era una prova durissima quindi, bisognava verificare se il neofita poteva reggere alla disciplina durissima in uso nell'Ordine del Tempio e soprattutto alla totale obbedienza assoluta che lo stesso Ordine esigeva. I Precettori davano ai neofiti un comando davvero assurdo ed incredibile, ma questi dovevano comunque obbedire, per dimostrare la loro fedeltà e sottomissione alla disciplina e all'obbedienza dell'Ordine. Il Papa si convinse di questo, ed anche i suoi cardinali, e possiamo leggere nel documento ritrovato queste parole:

"... e poiché avevano chiesto umilmente il perdono della Chiesa per quelle colpe, implorando il beneficio dell'assoluzione, decretiamo che siano assolti dalla Chiesa, che siano riabilitati nella comunione cattolica e che possano ricevere i Sacramenti cristiani".

Ecco la prova che non solo i Templari erano innocenti dall'accusa di eresia, ma anche dalle altre, tanto che il Papa concesse loro di riavere i Sacramenti, quindi niente scomunica ma piena riabilitazione. Una vera e propria "emessa sentenza Papale" che scagiona i Templari da ogni accusa. Poi, quello che accadde, lo possiamo trovare nelle pagine dedicate al Processo ai Templari in questo sito.

Una vera e propria infamia il processo farsa, ma una riabilitazione completa che scaturisce da questo eccezionale documento autografo di Papa Clemente V.

Venuto alla luce a cura della dr.ssa Barbara Frale e pubblicato su "Hera", diretta da Adriano Forgione. Il nostro Ordine li ringrazia tantissimo per questo, per aver permesso ai Templari, con il ritrovamento e la pubblicazione del documento, di riprendere quella posizione che avevano ingiustamente perduto, e di proclamarli innocenti davanti a tutti, davanti agli uomini e ai governi. Ma non davanti a Dio, poiché l'Onnipotente sa e sapeva dell'innocenza dell'Ordine del Tempio, come è logico. E a Lui ci rimettiamo, e a Lui rimettiamo il nostro operare ed il nostro lavorare, per la Sua Gloria e non per la nostra. E che finalmente giustizia sia fatta con la riabilitazione dell'Ordine a pieno titolo e diritto, così come dimostrato. Che il Padre abbia pietà di tutti noi.