La prima vera azione di guerra dei templari in Terrasanta risale al 1138, quando Gran Maestro era stato eletto Roberto di Craon. L'azione si svolse a Tecua, cittadina musulmana non lontana dall'attuale Gaza. I crociati attaccarono e presero la cittadina, ed invece di ritirarsi subito, come consigliava Roberto di Craon, gli ufficiali crociati decisero di rimanere per saccheggiare la città. I musulmani, riorganizzatisi, attaccarono di sorpresa le truppe crociate, facendo un autentico massacro, ed anche molti templari rimasero sul terreno. Per l'intanto, la situazione politica dei possedimenti cristiani in Terrasanta si faceva sempre più instabile e delicata: proprio nella città santa, Gerusalemme, il genero di Baldovino II, Folco d'Angiò, lasciò ai templari tutto l'edificio della moschea di Al-Aqsa e quello del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, in quando trasferì la sua residenza in un lugo più sicuro, nella Torre di Davide, vicino all'attuale Porta di Jaffa.

Nel 1144, Folco d'Angiò muore, lasciando il regno di Gerusalemme in mano a Melisanda, figlia di Baldovino II e vedova di Folco, che deve regnare come reggente al posto del figlio tredicenne Baldovino III. Melisanda era una donna estremamente sensuale, molto bella e molto frivola, quindi poco adatta a reggere le sorti di un regno come quello di Gerusalemme, minato dalle lotte intestine dei vari baroni cristiani. A nord la contea di Edessa, letteralmente assediata dalle truppe musulmane, perde il suo signore, Jocelyn I di Courtenay. Il figlio Jocelyn II, era un tipo assai pigro e poco propenso alle dispute ed ai combattimenti, del tutto inadatto a governare l'avamposto più a nord dei Regni Latini d'Oriente. Intanto, nel Principato di Antiochia la situazione non era migliore, visto che Raimondo di Poitiers, che aveva sposato la principessa Costanza, era molto poco lungimirante. In tutto questo, un pericolo sorgeva all'orizzonte: un grande condottiero musulmano, Zengi. Riuscì in breve tempo a riorganizzare le file musulmane, creando quella coesione che mancava tra i vari sceiccati, mettendo assieme un formidabile esercito di oltre 100.000 uomini pronti a tutto pur di riconquistare le terre una volta loro. Zengi iniziò fra i musulmani la predicazione della "jihad" o guerra santa, incitandoli alla riconquista dell'intero Oriente. Alla testa del suo esercito, nel 1128 si impadronì di Aleppo, quindi conquistò alcune zone del Principato di Antiochia, minacciando la Contea di Tripoli e la città di Damasco. Durante la notte della vigilia di Natale del 1144, dopo un intero mese di durissimo assedio, Zengi conquistò Edessa e quasi tutta la sua contea. La sconfitta e la caduta di Edessa destò grande impressione nell'occidente cristiano, e Baldovino III, anche se giovanissimo, chiese al Papa Eugenio III di bandire un'altra crociata, cosa che avviene il primo dicembre 1145 con le relative bolle pontificie. Questa seconda crociata doveva essere solo sotto il comando francese, per evitare conflitti fra i vari ufficiali. San Bernardo di Chiaravalle gira tutta la Francia, pronunciando parole di fuoco, ed alla fine, il giorno di Pasqua del 1146 alza la Croce a Vezelay, davanti al re di Francia Luigi VII ed a sua moglie Eleanor di Aquitania, che fecero voto di aderire alla crociata con tutta la nobiltà francese.

L'imperatore Corrado III di Germania, intanto, non vuole saperne di partire, ma San Bernardo lo raggiunge ed in pratica, con i suoi discorsi che infiammavano le folle, lo costringe ad aderire alla crociata. Il giorno di Pasqua dell'anno successivo, il 1147, il Papa Eugenio III arriva a Parigi, ed assiste ad un Capitolo Generale dell'Ordine del Tempio, alla presenza del re di Francia e dell'Arcivescovo di Reims: 150 cavalieri templari sono con i loro mantelli bianchi stretti intorno al loro Gran Maestro, Everardo di Barres. Il Papa ne fu entusiasta, e diede l'assenso ufficiale ai cavalieri di portare sul loro mantello (anche se già l'avevano) la croce rosso vermiglio ad otto punte o, all'occorrenza, la croce cosiddetta "patente". La seconda crociata era pronta e, per evitare fastidiose noie tra francesi e tedeschi, le due armate partirono per la Terrasanta separatamente. Per primi partirono i tedeschi, passando per l'Ungheria ed arrivando a Bisanzio. Ma i crociati non furono visti di buon occhio da Manuele Comneno, imperatore di Costantinopoli, anche perché i soldati tedeschi considerarono la città come fosse una conquista, rubando e saccheggiando. Finalmente, dopo qualche tempo, i tedeschi lasciarono Costantinopoli, dirigendosi a sud, attraversando l'Anatolia per poi poter raggiungere Efeso e poi la Terrasanta. Nel bel mezzo delle montagne, le truppe crociate tedesche furono attaccate e quasi completamente distrutte dall'esercito turco selgiuchida, tanto che i crociati persero i nove decimi degli effettivi, e si ritirarono fortunosamente a Nicea, dove attesero l'esercito francese condotto da Luigi VII. Il re di Francia arrivò a Nicea i primi giorni di novembre, e raccolse ciò che rimaneva dell'esercito tedesco a Lapodion, nei pressi del lago di Apollonia, un po' più a sud. Corrado III, ascoltando di consigli di Everardo di Barres, Gran Maestro Templare, arrivò per mare in Terrasanta nel 1148. Intanto, l'esercito crociato francese era costretto a difendersi dai continui attacchi dei Turchi, con i quali ingaggiarono battaglia ad Antiochia in Pisidia, e riuscirono ad arrivare a Laodicea, ma in condizioni pietose. La città era stata sgomberata per le violenze dei crociati contro la popolazione civile, e la carestia stava facendo numerose vittime. I crociati francesi erano allo stremo ed ormai molti disertavano e si ribellavano ai loro ufficiali: solo i Templari rimanevano nei ranghi compatti e disciplinati. Mentre l'esercito crociato attraversava i Monti Cadmus, Goffredo di Rancon, comandante dell'avanguardia, incurante dei consigli dei Templari, attraversò le gole invece di accamparsi sui monti per la notte: era l'errore atteso dai Turchi, che attaccarono l'esercito crociato nella sua retroguardia, e solo lo scendere della notte salvò i crociati dalla più completa disfatta. 

A questo punto Everardo di Barres, dopo un colloquio con il re di Francia, prese il comando dell'esercito, riorganizzandolo, ponendo a capo di ciascun gruppo di 100 soldati un templare, che ben sapeva cosa fare. Così, i francesi comandati dai templari riuscirono a passare le montagne ed arrivarono ad Antalia, dove però trovarono una brutta sorpresa: le navi promesse dai Bizantini erano poche e malmesse, quindi una parte dei crociati partì con le navi, un'altra parte, ivi compresi i templari, proseguirono per terra. Con le navi, Luigi VII sbarca ad Antiochia il 19 marzo 1148, ospite del principe Raimondo, che chiede al re di aiutarlo a respingere gli attacchi contro il suo Principato da parte delle truppe musulmane, ma Luigi VII rifiutò, dicendo che il suo voto sarebbe stato sciolto solo a Gerusalemme, e non nella città di Antiochia. Raimondo si offese e rifiutò ogni appoggio alla crociata. Intanto, Corrado III di Germania era sbarcato ad Acri e da qui era entrato a Gerusalemme, perciò Luigi VII si affrettò a raggiungere la Città Santa. Il 24 giugno 1148 si tenne a Sion una grande assemblea alla quale parteciparono Corrado III, Luigi VII, Everardo di Barres, il Maestro degli Ospitalieri e quello dei Cavalieri Teutonici. In questa assemblea fu presa una decisione a dir poco sciagurata: attaccare e conquistare Damasco. Ma l'emiro di Damasco, Unur, era un buon amico dei cristiani, ed era in netto disaccordo con Nur-Ed-Din, comandante in capo dell'esercito musulmano, il successore di Zengi. Ma i cristiani, accecati dai tesori che avrebbero potuto trovare a Damasco, attaccarono lo stesso il territorio siriano. Così, l'emiro di Damasco fu costretto a chiedere l'aiuto delle truppe musulmane, e i cristiani, che intanto litigavano su come spartirsi Damasco prima ancora di averla conquistata, furono inaspettatamente attaccati: la cavalleria araba prima attaccò le retroguardie cristiane, e poi la fanteria musulmana attaccò e distrusse gli assedianti di Damasco, che furono ricacciati verso la Galilea. Finiva in questa umiliazione la seconda crociata, ed i re di Francia e di Germania si affrettarono a lasciare la Terrasanta per far ritorno nei rispettivi paesi. Il Gran Maestro del Tempio, Everardo di Barres, tornò a Parigi con re Luigi VII, dove presiedette un Capitolo Generale del Tempio nel 1150. Nel frattempo, Nur-Ed-Din si era impadronito di Antiochia e lo stesso principe Raimondo, lo stesso al quale il re di Francia aveva rifiutato aiuto, era stato ucciso. La contea di Edessa era sotto pressione delle truppe musulmane, che conquistarono la città nell'aprile del 1150. Jocelyn II, conte di Edessa, fu prima accecato e poi imprigionato nelle carceri di Aleppo, dove morì nove anni più tardi. Nel 1151, la situazione era che la contea di Edessa era completamente perduta, e il Principato di Antiochia era ridotto ad una piccola striscia costiera, mentre il Regno di Gerusalemme e la Contea di Tripoli erano per il momento salvi. Proprio a Gerusalemme, era salito al trono Baldovino III, che si mostrò assai abile, stringendo di nuovo un patto di non aggressione con Damasco e di alleò con Unur, l'emiro, contro Nur-Ed-Din e così, avendo le spalle coperte, si rivolse alla conquista dell'ultima piazzaforte musulmana in Palestina, Ascalona. Nel 1150, Baldovino III aveva fatto fortificare la città di Gaza e l'aveva donata ai Templari, perché la difendessero e perché facessero sentinella al sud della Palestina; nel frattempo, Everardo di Barres si era ritirato a Citeaux, nel monastero cistercense fondato da San Bernardo in meditazione, ed al suo posto era stato eletto Bernardo di Tremelay. Il 25 gennaio 1153, l'intero esercito cristiano si accampò ad assedio ad Ascalona, ma dopo quattro mesi, ancora nulla era stato concluso, ogni attacco veniva sistematicamente respinto. Verso la fine di luglio 1153, una torre mobile dell'esercito cristiano prese fuoco, e venne scagliata contro le mura della città: l'intenso calore aprì una breccia, dove si trovavano i Templari. Bernardo di Tremelay, molto ingenuamente, per prendere tutto il merito della vittoria, si lanciò con quaranta cavalieri dentro la breccia: i musulmani, vedendo solo quaranta uomini, contrattaccarono, massacrando i cavalieri e lo stesso Tremelay. I corpi del templari furono appesi per i piedi fuori dalle mura, e le loro teste lanciate sul campo cristiano con delle piccole catapulte. La furia dei cristiani a questo spettacolo fu tale che il 19 agosto 1153, dopo un formidabile ed intenso bombardamento, la città fu presa e messa a ferro e fuoco. La signoria di Ascalona fu affidata al fratello del Re di Gerusalemme, ad Amalrico, conte di Jaffa. Seguì così un periodo di relativa calma in Terrasanta, tolto il fatto che Nur-Ed-Din aveva nel frattempo conquistato Damasco. Baldovino III tentò di riallacciare i rapporti con Costantinopoli, sposando la nipote di Manuele Comneno, Teodora. Così facendo le frontiere, a nord, anche con la conquista di damasco da parte di Nur-Ed-Din, si erano in qualche modo stabilizzate. Ma nel 1162 muore Baldovino III, sembra avvelenato dal suo stesso medico personale, tale Barac, già medico personale del conte di Tripoli. I Maestri del Tempio nel frattempo si susseguivano, passando da Andrea di Montbar e poi a Bertrand di Blanchefort. L'attenzione dei cristiani si era ora rivolta verso l'Egitto, dove volevano instaurare un protettorato, e diverse campagne furono intraprese, fino al 1167, quando i soldati cristiani riuscirono a conquistare l'antica Pelusio. Ma una minaccia si vedeva all'orizzonte: un grande condottiero arabo, Sal-Hal-Din, più noto come Saladino. 

Questo giovane ma valente soldato riorganizzò l'esercito musulmano, portandolo ad oltre 200.000 uomini, con i quali attaccò il Cairo, sbarazzandosi del visir Shawar, ormai amico dei cristiani, e rivolgendosi direttamente contro Gerusalemme. Tutto il mondo musulmano ormai era unito dal giovane Saladino contro i cristiani, e tutta l'unità si ebbe nel 1174, alla morte di Nur-Ed-Din, che si dice fu fatto avvelenare dallo stesso Saladino. Il 3 ottobre 1170 moriva Bertrand di Blanchfort, che fu seguito da Oddone di Saint Amand, gran coppiere del Regno e vecchio capitano di Gerusalemme. Al trono di Gerusalemme era intanto salito Amalrico I, fratello di Baldovino III, già signore di Ascalona. Improvvisamente, l'11 luglio 1174, Amalrico muore, all'età di 38 anni. Amalrico lasciava il regno a suo figlio, Baldovino IV, colpito però precocemente dalla lebbra, tanto che passò alla storia come il "re lebbroso".

La reggenza su affidata a Raimondo III di Tripoli, in attesa che Baldovino IV compisse 16 anni. Intanto, Saladino si muoveva con il suo grande esercito su tutto lo scacchiere della Palestina e del Medio Oriente. Nel novembre 1174 Saladino entrava a Damasco, ed il 9 dicembre dello stesso anno entrava ad Homs, per poi proseguire per Aleppo, che venne assediata il 30 dicembre. L'esercito cristiano affrontò Saladino e lo fece desistere, ma nel 1176 tornò all'attacco, senza risultati. Ma nel frattempo arrivò a Gerusalemme, per disgrazia dei cristiani, un nuovo crociato, Filippo di Alsazia, parente di Baldovino, il quale ebbe la terribile idea di attaccare la Siria del Nord, tenuta saldamente da Saladino, il quale contrattaccò in modo violentissimo, attaccando poi la Siria del Sud, puntando direttamente su Gerusalemme. Ma Baldovino, il povero "re lebbroso", si mostrò grande stratega: fece credere a Saladino di un suo ritiro a sud, verso Ascalona, ma in realtà attese i musulmani presso Mongisard, dove attaccò e fece indietreggiare Saladino, il 23 novembre 1177. Nel 1178, Baldovino fece costruire una fortezza, chiamata "Guado di Giacobbe", che fu affidata ai templari. Tutto sembrava calmo, ma nel febbraio del 1179 Saladino attaccò ed invase la Galilea, senza però tener conto della resistenza della fortezza templare del Guado di Giacobbe, che non cadde, ed impedì a Saladino di raggiungere Gerusalemme. Ma non era finita qui: il 10 giugno 1179, presso Mesaphat, l'esercito cristiano di Raimondo III ed i Templari si scontrarono con i 200.000 uomini dell'esercito musulmano. Fu un massacro, tanto che Saladino poi conquistò il Guado di Giacobbe, giustiziando tutti i templari di stanza nella fortezza, e prendendo prigioniero il Gran Maestro, Oddone di Saint Amand, che però non volle che fosse pagato nulla per il suo riscatto, e finì i suoi giorni morendo di fame e di stenti nel carcere di Damasco. A Oddone successe Arnaldo di Torroga, portoghese, un vecchio cavaliere che morirà quattro anni più tardi. Dopo una serie di successi, Saladino strinse delle tregue con i cristiani, e si era ormai nel 1180. Il regno di Gerusalemme era ormai allo sfascio, e nel 1185 morì Baldovino IV e l'anno seguente, nel 1186, morì suo figlio, il piccolo Baldovino V. La successione venne abilmente pilotata dalla famiglia dei Lusignano, di cui Guido aveva sposato Sibilla, sorella di Baldovino IV, ma era stato messo da parte dallo stesso re per inettitudine. Con un colpo di stato, il Patriarca di Gerusalemme incoronò re Guido e Sibilla regina al Santo Sepolcro, scatenando le ire dei Cavalieri Teutonici e non solo. L'artefice di questo colpo di stato fu il traditore Gerardo di Ridefort, Gran Maestro dei Templari. Era arrivato in Terrasanta come cavaliere errante, ma si era ammalato di colera. Si fece curare dai Templari, pronunciò i voti ed entrò nell'ordine. Grazie alle sue abili manovre politiche ed ai suoi raggiri, nel 1183 è nominato siniscalco, e nel 1185, alla morte di Torroga, viene eletto Gran Maestro. Nel 1187, successe un fatto gravissimo: Rinaldo di Chatillon, con un atto assolutamente irresponsabile e folle, marcia verso Medina e La Mecca, con l'intento di appropriarsi della "pietra nera", simbolo sacro musulmano. Quest'atto di pirateria scatena le ire degli arabi, e Saladino raduna ed organizza il più grande esercito che si sia mai visto: fra cavalieri, arcieri e fanti, oltre 300.000 uomini erano agli ordini del condottiero musulmano. Il primo giorno di maggio i soldati cristiani fra cui i Templari e gli Ospitalieri si imbattono nelle avanguardie dell'esercito di Saladino a Cresson, proprio vicino a Nazareth. Il Maestro degli Ospitalieri, Ruggero di Les Moulins ed il suo Maresciallo, Giacomo di Mailly, sconsigliarono al Maestro dei Templari, per l'appunto Ridefort, di attaccare, ma lui, sprezzante, disse al Maresciallo degli Ospitalieri. "Amate troppo la vostra bionda testa per temere di perderla in battaglia". Il cavaliere di San Giovanni rispose: "Io morirò in battaglia da uomo coraggioso, ma sarete voi a scappare come un coniglio ed un traditore". E così fu. La truppa cristiana attaccò e si fece massacrare. Si salvarono solo in tre, fra i quali Ridefort, che scappò verso Nazareth. A quel punto, Saladino stringe d'assedio Tiberiade e la precettoria templare di stanza nella zona. Raimondo III si trova a Seforia, e la sua decisione di rimanere là, in una zona ricca di acqua e viveri si rivela saggia, e la sua speranza era che l'esercito di Saladino si disperdesse, in quanto era stato troppo a lungo mobilitato. Ridefort, di nuovo lui, fa visita al re, e accusa Raimondo di tradimento, consigliando al re di attaccare Saladino per costringerlo a togliere l'assedio a Tiberiade. Il 3 luglio, l'esercito cristiano si mette in marcia, sotto il sole cocente del deserto, sotto le tempeste di sabbia ed anche sotto i nugoli di frecce degli arcieri musulmani. Dopo due giorni di cammino, senza viveri e senza acqua, i crociati devono fermarsi nemmeno a metà del percorso previsto. La cavalleria araba punzecchiava senza pietà le avanguardie dell'esercito cristiano, mentre la retroguardia, che era forte anche dei templari, nulla poteva contro gli arcieri a cavallo di Saladino. I cristiani, decimati ed allo stremo, si rifugiano sopra una collina, chiamata Corni di Hattin, dove prima la cavalleria e poi la fanteria musulmana ne fa scempio. L'esercito cristiano è distrutto, Rinaldo di Chatillon viene immediatamente ucciso proprio da Saladino, mentre i templari ed ospitalieri vengono consegnati ai carnefici arabi. Vengono risparmiati il re, i baroni di Terrasanta e Gerardo di Ridefort, che vengono inviati alle carceri di Damasco. Una dopo l'altra, cadono in mano araba Tiberiade, Acri, Nablus, Giaffa, Sidone ed Ascalona. Rimaneva Gerusalemme. Dopo alcune settimane di assedio, il 2 ottobre 1187 la Città Santa cade nelle mani di Saladino. Era il 27 di Rajab, giorno che secondo il calendario islamico è quello in cui il Profeta (Maometto), compì il viaggio notturno  e da dove venne trasportato in cielo, come racconta il Mira'i, il libro sacro islamico. Contrariamente a quanto fecero i cristiani 88 anni prima, gli abitanti di Gerusalemme non furono massacrati, ma furono lasciati liberi in cambio di un congruo e corposo riscatto. In un atto di magnanimità, Saladino lasciò libero anche il Patriarca di Gerusalemme, Eraclio. La lunga fila di profughi che andavano verso il mare non venne molestata dai musulmani. Gli uomini validi furono ospitati ad Antiochia, mentre Saladino faceva abbattere la croce sulla cupola d'oro della Moschea della Roccia, facendola sostituire con la mezza luna, e ripristinò dappertutto i simboli del culto islamico, distruggendo tutto quello che rimaneva del culto cristiano.

Ma non tutte le piazzeforti cristiane erano cadute: resistevano ancora Antiochia, Tripoli, Markab, il Krak dei Cavalieri e Tiro.Tutta l'Europa fu percorsa da un brivido di terrore alla notizia della caduta della Città Santa. Papa Gregorio VIII inviò subito a tutti i sovrani d'occidente una circolare per bandire una nuova crociata a cui tutti aderirono, in prima linea Filippo Augusto, re di Francia, Enrico II, re d'Inghilterra con suo figlio Riccardo, e l'imperatore di Germania, Federico Barbarossa. Venne così bandita la Terza Crociata. Purtroppo la crociata dell'imperatore Federico Barbarossa durò assai poco: dopo aver sconfitto i turchi a Qunya, nell'Anatolia Centrale, morì annegato mentre attraversava il fiume Selef, nella piana di Seleucia, il 10 giugno 1190. L'esercito tedesco, composto da oltre 100.000 uomini, si disperse e solo 40.000 raggiunsero la Terrasanta. Enrico II d'Inghilterra morì ancor prima di partire, ed al suo posto partì il figlio, Riccardo Cuor di Leone. Dopo un viaggio avventuroso e pieno di rischi, dopo comunque aver conquistato Cipro, Riccardo con il re di Francia sbarcarono davanti ad Acri nella primavera del 1191, quattro anni dopo la battaglia di Hattin. In attesa della crociata, il residuo esercito cristiano stava assediando Acri fin da lunga data, dal 28 luglio 1189. Guido di Lusignano, liberato da Saladino assieme a Gerardo di Ridefort , aveva tentato di rientrare a Tiro, ma il marchese Guido di Monferrato, signore di Tiro, gli rifiutò l'accoglienza. Questa era la politica intelligente del Saladino: far leva sulla rivalità dei cristiani per metterli l'uno contro l'altro. Guido di Lusignano, comunque, saputo dell'arrivo di nuovi contingenti cristiani, alla fine di agosto tolse il campo a Tiro e pose l'assedio ad Acri. Dopo aver ricevuto altri rinforzi, soprattutto navali, Guido attaccò le linee musulmane e riuscì a sfondarle, attaccando direttamente il campo di Saladino, ed entrando nella sua tenda. Ma del condottiero arabo nessuna traccia. Era ben nascosto e stava già organizzando la riscossa, tanto che l'esercito musulmano ricacciò indietro i cristiani, infliggendo sia alla fanteria che ai contingenti templari gravi perdite. Gerardo di Ridefort fu di nuovo catturato e stavolta giustiziato da Saladino.

Poi la situazione rimase in stallo fino all'arrivo dell'esercito crociato di Riccardo Cuor di Leone e di Filippo Augusto. Il 12 luglio 1191 Acri cade. In segno di resa Riccardo Cuor di Leone pretese la liberazione di tutti i prigionieri cristiani e la restituzione della Vera Croce. I musulmani sconfitti di Acri liberarono solo 1.500 prigionieri cristiani, e la Vera Croce non fu restituita. A questo punto, con molta ferocia e ricordando il massacro di Hattin, Riccardo Cuor di Leone fece uccidere 2.700 musulmani di Acri, compresi donne e bambini. I templari, a cui Riccardo si era rivolto perché facessero da garanti all'accordo, avendo subodorato le intenzioni di Riccardo, rifiutarono la loro mediazione. Dopo la morte di Ridefort, il magistero templare rimase vacante per alcuni mesi, fino all'elezione di Robert de Sablè, amico personale del re d'Inghilterra. Il 31 luglio, due settimane dopo la conquista di Acri, Filippo Augusto si reimbarcò per tornare in Francia, lasciando Riccardo Cuor di Leone in Terrasanta. Gerusalemme non era stata comunque riconquistata, e Riccardo capì che anche dopo al sua riconquista, sarebbe stato difficilissimo tenerla in mano cristiana, vista la distanza dall'Europa e l'esiguità del numero dell'esercito cristiano. Allora venne stipulato un accordo con Saladino: ai cristiani andò la fascia costiera, compresa da Tiro a Giaffa, ma Gerusalemme rimaneva sotto dominio musulmano. Tuttavia Saladino si impegnava a lasciare libero accesso per tre anni a tutti i pellegrini provenienti dall'Europa. Firmata così la pace con Saladino, Riccardo Cuor di Leone ripartì. La crociata si concluse così con un nulla di fatto: solo una stretta fascia costiera era sotto egida cristiana, ma Sion rimaneva in mani musulmane. Comunque, l'avanzata di Saladino era stata fermata, più per sua volontà che per bravura dei cristiani: gli arabi erano stanchi delle lunghe guerre, e l'unico desiderio era la pace. Quindi il piccolo regno cristiano non correva per il momento più rischi. Saladino, ancora giovane, morì il 3 marzo 1193, di malaria. lasciando diciotto figli ed una pesantissima eredità militare e politica da gestire. Per qualche anno, dopo varie peripezie politiche, la pace regnò su Gerusalemme e dintorni, finché nel 1198 saliva al Soglio Pontificio Papa Innocenzo III, uomo di grande cultura, il quale, per riaffermare la supremazia del mondo cristiano su quello islamico, bandì una nuova crociata, contro l'Egitto e gli arabi in generale. La quarta crociata doveva partire per mare, tanto che la Repubblica di Venezia, la Serenissima, mise a disposizione le sue navi, ma dietro un compenso incredibile: la metà di quello che sarebbe stato saccheggiato in Oriente, più la bellezza di 85.000 marchi d'argento solo per 50 navi. I preparativi furono portati a termine e la crociata partì nel 1202, ma i crociati non arrivarono mai in Terrasanta: orchestrati dai Veneziani, i crociati prima si impadronirono di Zara,e poi addirittura di Costantinopoli. In pratica fu una crociata di cristiani contro altri cristiani, il tutto dovuto alla rapacità dell'allora doge di Venezia. Ormai, la caduta definitiva del Regno Latino d'Oriente era solo rimandato di poco. Intanto, nel 1211 una spedizione delle navi templari contro l'Egitto non aveva dato alcun frutto. Morto il Papa Innocenzo III, venne eletto Onorio III, che bandì una nuova crociata, per riprendere Gerusalemme e conquistare l'Egitto, per distruggere così l'integrità musulmana. Nel 1217 i crociati arrivarono in Terrasanta, agli ordini del re di Ungheria Andrea II, di Leopoldo VI d'Austria, Ugo I re di Cipro e Federico II di Hohenstaufen imperatore di Germania. I crociati, comandati da Giovanni di Brienne, un sessantenne cadetto sempre al verde, sposo di Maria di Gerusalemme, cercarono di conquistare la valle del Nilo, strategicamente importante, in quanto la flotta araba era di stanza in Egitto ed un attacco da nord e da sud a Gerusalemme sarebbe stato irresistibile per i musulmani. Il giorno dell'Ascensione, il 24 maggio 1218, l'esercito cristiano attaccava Damietta, al delta del Nilo.

Era il 27 maggio quando le navi cristiane giunsero in vista del porto egiziano. Un primo attacco fu respinto, ed altri ne seguirono, sempre più violenti. L'accesso al porto di Damietta era protetto da una grossa catena a pelo d'acqua che impediva il passaggio delle navi: questa catena era protetta da una torre, detta "Torre Cosbaria". Era pressoché impossibile avvicinarsi alla torre, protetta dalle sue merlature e dai difensori che gettavano sulle navi cristiane che tentavano di forzare il blocco sia fuoco greco che altro. Quaranta templari con una loro nave ed un centinaio di altri crociati tentarono di rompere la catena, ma furono affondati ed uccisi. Comunque sia, dopo reiterati tentativi, il giorno 25 agosto la torre cadde e le navi cristiane arrivarono fino sotto alle mura della città, ma decisero, invece di attaccare, di attendere rinforzi. Questa attesa fu fatale, visto che il sultano d'Egitto aveva ottenuto rinforzi. Ma un altro colpo mortale alla spedizione crociata fu dato dagli elementi. Alla fine di novembre una forte corrente ed un vento impetuoso da nord spinsero una marea di acqua nel campo cristiano, portando via una infinità di vettovaglie e di altri generi di prima necessità. La situazione ristagnava e l'inverno arrivò, rigido come non mai. Ma poi, sempre con le navi cristiane ormai sotto le mura, arrivò l'estate, torrida come sanno esserlo solo le estati africane. Nel campo cristiano, allestito fra navi, spiaggia ed acqua mancava tutto, e lo scorbuto ed altre malattie, fra cui anche una epidemia di colera, mieteva moltissime vittime. Intanto il 26 agosto 1219 moriva il Gran Maestro del Tempio Guglielmo di Chartres, al quale seguì Pietro di Montaigu, Maestro di Provenza e Spagna. Nell'estate 1219 arrivò al campo crociato anche San Francesco d'Assisi, che provò a predicare pace e fratellanza, ma rimase del tutto inascoltato. Ma anche i musulmani non stavano meglio, quindi il sultano propose una tregua e fece una proposta per porre fine ai combattimenti: se i crociati avessero lasciato l'Egitto, i musulmani avrebbero restituito loro la Vera Croce, tutta la Palestina Centrale, la Galilea e Gerusalemme. I musulmani avrebbero conservato solo i castelli oltre il Giordano, pagando per essi un tributo. L'offerta era straordinaria, e subito accettata dai re di Ungheria, d'Austria, di Francia, d'Inghilterra e di Cipro, ma fu seccamente rifiutata dall'inviato del Papa e dal Patriarca di Gerusalemme, i quali pensavano che fosse peccato scendere a patti con gli infedeli. Anche l'Ordine Templare, quello degli Ospitalieri ed i Teutonici rifiutarono, pensando che sarebbe stato impossibile difendere poi la Città Santa senza i castelli d'Oltregiordano. L'arroganza dell'inviato del Papa, il cardinale Pelagio ebbe il sopravvento, e la proposta fu rifiutata. Solo il 5 novembre 1219 i crociati riuscirono ad entrare a Damietta, trovando soltanto la popolazione civile stremata dalla fame e falcidiata dalle malattie. In tutto ciò, la situazione si aggravò, perché il comandante della crociata ed il legato pontificio litigavano in continuazione, finché il cardinale Pelagio, dopo ben due anni di attesa, il 12 luglio 1221, nonostante il parere contrario di Giovanni di Brienne, ordinò di marciare sul Cairo. Brienne disse che occorreva fermarsi perché si avvicinava il tempo delle piene del Nilo, ma il cardinale fu sordo a tutto e ordinò di proseguire. Il Nilo straripò, e l'esercito cristiano si ritrovò impantanato nel fango, attaccato da ogni parte dalla cavalleria musulmana e dalla fanteria egiziana. Fu un vero massacro, e ad aggravare la situazione, il cardinale pensò di fuggire con la scorta dei viveri e dei medicinali. Fu concordata una tregua di otto anni, ed i crociati lasciarono Damietta e l'Egitto. Anche la quinta crociata si era conclusa con una disfatta. Un regnante importante non aveva partecipato alla quinta crociata, anche se aveva detto che lo avrebbe fatto: Federico II di Germania. Il Papa Onorio III, nel 1223, combinò per lui il matrimonio con Isabella, figlia di Giovanni di Brienne ed erede al trono di Gerusalemme. Nello stesso tempo, bandì un'altra crociata, che sarebbe dovuta partire nel 1225. L'imperatore di Germania iniziò i preparativi, ma l'arruolamento era scarso, e la partenza fu rinviata al 1227. Dopo essere partiti, solo 40.000 uomini, Federico II si ammalò e si fece sbarcare ad Otranto, mentre le sue truppe arrivavano ad Acri. Intanto Onorio III era morto ed era stato eletto Papa Gregorio IX, che era un acerrimo nemico di Federico II. Credendo che l'imperatore di Germania stesse facendo il doppio gioco per non andare in Terrasanta, il papa lo scomunicò. Questo non fermò Federico II, che arrivò comunque a Cipro e se ne impossessò, poi arrivò ad Acri, dove i baroni cristiani gli riconobbero la sovranità, ma gli ordini militari come i templari e gli ospitalieri si rifiutarono di obbedirgli, non volendo parlare con uno scomunicato. Comunque Federico ottenne ugualmente ciò che voleva: stipulò un trattato con il sultano, il trattato di Giaffa, nel quale il regno di Gerusalemme otteneva la Città Santa, Nazareth e tutta la Galilea Occidentale. Sotto il dominio musulmano però rimanevano l'area del Tempio, la moschea della Roccia e quella di Al-Aqsa, alle quali gli arabi dovevano avere libero accesso e culto.

Furono poi liberati tutti i prigionieri e doveva essere osservata la pace per dieci anni. Questo accordo scandalizzò tutti: i musulmani, i cristiani e soprattutto i templari, visto che l'area del Tempio rimaneva sotto dominio musulmano. Inoltre, l'imperatore era uno scomunicato, e non poteva prendere decisioni di alcun genere su Gerusalemme. Il Patriarca di Gerusalemme lo bandì dalla Città Santa, diffidandolo ad entrarvi, ma Federico II, il 18 marzo 1229, in barba a qualsiasi autorità, si autoproclamava Re di Gerusalemme nella Chiesa del Santo Sepolcro. Questo scatenò le ire del Papa, il quale mandò un suo esercito contro la Germania. Avuto notizia di questo, Federico II ripartì in fretta e furia, lasciando dietro di sé polemiche e gravi problemi. Il Re di Cipro, Giovanni d'Ibelin, riprese con la forza l'isola, sconfiggendo poi nel 1232 la flotta imperiale comandata dall'ammiraglio Filangieri, riprese Beirut e pose fine a tutte le influenze imperiali in Terrasanta. Alla fine della sua vita, vecchio e stanco, Giovanni d'Ibelin chiese ed ottenne il mantello templare. Giovanni morì nel 1236 per una caduta da cavallo. Così, l'ultimo barone cristiano con un certo carisma veniva a mancare. Nel frattempo, l'Ordine del Tempio rinserrava le fila, fortificando gli avamposti, ricostruendo le mura delle città e stringendo alleanza con il sultano di Damasco, ricostruendo anche i castelli distrutti. Tutto ciò doveva comunque tornare utile, visto che stavano arrivando i Mongoli di Gengis Khan. Nel 1243 i Mongoli con le loro orde si riversarono in Europa, travolgendo a Leibnitz il duca di Polonia, la cavalleria tedesca e poi i Templari di Riga. Poi toccò ai Templari di Ungheria e Slavonia, quindi cadde anche il regno di Ungheria. Solo per poco tempo la morte di Gengis Khan fermò le orde mongole, che ben presto ripresero l'avanzata proprio nel Medio Oriente, prima conquistando Damasco, poi Tiberiade e tutta la Galilea. L'11 luglio 1244 le orde mongole entrarono a Gerusalemme, che venne difesa strenuamente dai Templari e dagli Ospitalieri, che cercarono un alleato nelle truppe musulmane, le quali intervennero, ma intanto i mongoli si erano alleati con gli egiziani, vogliosi di vendetta contro i cristiani. Il 17 ottobre 1244 a La Forbie, vicino Gaza, tutto l'esercito cristiano e quello mongolo-egiziano vennero  a contatto. I mongoli erano bravissimi con la loro cavalleria, e gli egiziani abilissimi con i loro arcieri: per l'esercito cristiano fu la disfatta totale. I mongoli non facevano prigionieri, e difatti morirono tutti, dal Gran Maestro del Tempio e quello degli Ospitalieri, e di oltre 500 cavalieri templari, se ne salvarono solo 33, assieme a 26 Ospitalieri e 3 Teutonici. Una dopo l'altra, tutte le città cristiane caddero in mano mongola. Le notizie dei disastri fecero rapidamente il giro dell'Europa, la quale non rispose al richiamo del Papa Innocenzo III, che bandiva una nuova crociata. Di tutti i regnanti, uno solo rispose, il re di Francia Luigi IX, detto il Santo. Minato da una grave malattia, Luigi IX aveva fatto voto di liberare Gerusalemme se fosse stato guarito. Successe, ed allora organizzò, da solo, la crociata. Raccolse un gran numero di macchine da guerra e circa 80.000 uomini, che vennero fatti partire con navi adibite alla bisogna. Il 4 novembre 1249 l'esercito crociato sbarca a Damietta, che stavolta viene conquistata senza difficoltà, ma poi i cristiani si dirigono verso Mansourah, città strategica. Per molte settimane l'esercito crociato e quello musulmano si fronteggiarono, poi, all'inizio di febbraio 1250, i Templari riuscirono a trovare un passaggio ed attaccarono le colonne arabe che difendevano gli ingressi della città. Invece di attendere il grosso delle truppe, Roberto di Artois, fratello del re di Francia, comandò ai Templari, che erano con lui, di attaccare la città. Nonostante molte perplessità, ed il parere contrario del Gran Maestro del Tempio, i cavalieri dal bianco mantello obbedirono, ma essi non sapevano che i musulmani avevano preparato una trappola mortale: lasciarono aperte le porte della città, e non appena i cristiani entrarono, vennero chiuse. I templari caddero uno dopo l'altro nelle vie della città, mentre Roberto di Artois fu massacrato mentre tentava di barricarsi in una casa. Su 290 templari, se ne salvarono solo 5. Luigi IX, visto ciò che era successo, cercò di attaccare la città, ma intanto i musulmani avevano tagliato tutti i rifornimenti, mentre le piene del Nilo avanzavano. Per non creare altri disastri, re Luigi accettò la resa senza condizioni il 6 aprile 1250. Il prezzo fu pesantissimo, e lo stesso re fu umiliato davanti ai notabili arabi. I cristiani dovettero restituire Damietta e pagare 800.000 bisanti d'oro, un prezzo elevatissimo per quei tempi. Alla fine, re Luigi se ne andò ad Acri, dove risiedette fino al 1254, partendo da lì dopo la morte di sua madre, Bianca di Castiglia, il 24 aprile.Re Luigi IX, detto il Santo, era stato umiliato dagli infedeli. Era uno smacco terribile per la dignità del re francese, che non perse l'occasione per rimproverare pubblicamente tutto l'Ordine del Tempio per alcune trattative che essi avevano con il sultano di Damasco. Il Gran Maestro dell'Ordine, Rinaldo di Vichiers, disse al re che i Templari dovevano obbedienza e rendere conto del loro operato solo al Papa, quindi i suoi rimproveri erano rifiutati e fu invitato a tornarsene in Francia. Il re, offesissimo, incassò il colpo, ma se ne tenne conto 60 anni più tardi, quando fu inscenato il processo ai templari, argomento trattato in altre pagine di questo sito. Ma ormai la fine di tutto era vicinissima: i musulmani capirono che era arrivato il momento di dare il colpo finale al regno cristiano d'oriente. Dopo la caduta di Gerusalemme e di tutto il regno, il 6 aprile 1291 Acri fu assediata da oltre 50.000 uomini.

La guarnigione templare tenne duro: il 18 maggio tutta Acri era in mano musulmana, tranne la fortezza dove si erano arroccati gli ultimi 150 templari. Tennero testa a tutti gli attacchi per dieci giorni, fino a quando i genieri arabi riuscirono a far saltare l'intera fortezza con tutti i templari dentro. Morirono tutti quanti, tranne una decina che scamparono e si trasferirono a Cipro, per rifondare e perpetuare l'Ordine. L'avventura cristiana in Terrasanta era definitivamente terminata. In due secoli i Templari avevano lasciato sul terreno dei regni cristiani oltre 12.000 cavalieri.